Regno Unito, razzismo di stato: pene inferiori per neri e islamici

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By V marzo 29, 2025 17:11

Regno Unito, razzismo di stato: pene inferiori per neri e islamici

La Decadenza Britannica al Culmine: Gli Autoctoni Perseguitati in Casa Propria

Il Regno Unito ha toccato il fondo, e la notizia delle nuove linee guida giudiziarie, in vigore dal 1° aprile 2025, ne è la prova inconfutabile: il sistema sta ufficialmente voltando le spalle ai suoi cittadini autoctoni, i bianchi britannici, per favorire minoranze etniche o religiose, minori, vittime di abusi e donne incinte con pene ridotte o alternative alla detenzione. Un uomo bianco, nato e cresciuto sulle isole britanniche, si troverà a subire condanne più severe rispetto a un immigrato o a un appartenente a una minoranza per lo stesso reato. Siamo oltre la decadenza: siamo alla persecuzione degli indigeni nella loro stessa casa, un razzismo al contrario che segna la fine di una nazione e l’inizio di un incubo distopico.

Il Sentencing Council, l’ente che plasma le sentenze in Inghilterra e Galles, ha varato queste modifiche con un cinismo sconcertante, sancendo un apartheid legale dove l’appartenenza etnica diventa la chiave per ottenere clemenza. Qui non si tratta di semplici “rapporti pre-sentenza” per comprendere meglio gli imputati: è una strategia deliberata per privilegiare chi non appartiene alla popolazione indigena, lasciando i britannici bianchi – quelli che hanno costruito questa nazione con il loro sudore e sangue – a marcire sotto il peso di un sistema giudiziario che li considera cittadini di serie B. Un immigrato appena sbarcato può ora aspettarsi un trattamento di favore, mentre un lavoratore autoctono, magari un padre di famiglia di terza generazione, viene schiacciato da pene sproporzionate solo perché non rientra nelle categorie protette.

Questo è razzismo puro e semplice, un razzismo anti-autoctono che ribalta secoli di storia. I bianchi britannici, gli indigeni di queste terre, sono ormai una specie in via d’estinzione nei loro stessi tribunali. Le statistiche parlano chiaro: già oggi, in molte aree urbane, la popolazione autoctona è minoranza, sopraffatta da flussi migratori incontrollati. E ora, con queste linee guida, il messaggio è inequivocabile: se sei bianco e britannico, la legge ti punirà più duramente. È una dichiarazione di guerra contro il popolo originario, un tentativo di cancellarne l’identità e i diritti, trasformandolo in un bersaglio nella sua patria. Altro che uguaglianza: qui si premia chi arriva da fuori e si castiga chi è sempre stato qui.

Il governo, con Keir Starmer e il Ministro della Giustizia Shabana Mahmood, ha provato a opporsi, ma la sua debole protesta è stata schiacciata dall’arroganza del Sentencing Council. L’indipendenza di questo ente, un tempo garanzia di imparzialità, si è trasformata in una licenza per imporre un’agenda ideologica che disprezza gli autoctoni. Mahmood, con le sue origini etniche minoritarie, potrebbe sembrare un simbolo di integrazione, ma la sua incapacità di fermare questa deriva la rende complice di un sistema che sta tradendo il cuore britannico. La sua frase – “Non accetterò mai un trattamento differenziale davanti alla legge” – è una beffa mentre i cittadini indigeni vengono sacrificati sull’altare del politicamente corretto.

Le linee guida non sono un’aggiustatina burocratica: sono un attacco frontale. I rapporti pre-sentenza, obbligatori per minoranze etniche e altre categorie “sensibili”, sono uno strumento per giustificare sconti di pena a chi non ha radici in questa terra, mentre gli autoctoni vengono lasciati senza difese. Se un bianco britannico e un immigrato commettono lo stesso crimine – un furto, un’aggressione – il primo rischia anni di carcere, il secondo magari una pacca sulla spalla e un programma di riabilitazione. È la legge della giungla, truccata per punire chi osa essere nato qui. E non si parli di “ridurre disparità”: le disparità le stanno creando ora, contro i bianchi, contro gli indigeni, contro chi ha il diritto storico di chiamare questa terra casa.

La decadenza britannica è ormai irreversibile. Il Sentencing Council sta distruggendo l’eredità di un Paese che per secoli ha rappresentato un faro di giustizia, sostituendola con un regime di apartheid al contrario. Gli autoctoni sono perseguitati, umiliati, ridotti a stranieri nella loro patria. Il governo, impotente o connivente, assiste al crollo senza muovere un dito. Siamo in un presente distopico dove essere britannico di nascita è una colpa, dove la legge premia l’estraneo e condanna il nativo. Questa non è più una democrazia: è un’occupazione legale che soffoca il popolo originario sotto il peso di un razzismo istituzionalizzato.

In conclusione, il Regno Unito è morto come lo conoscevamo. Le nuove linee guida del Sentencing Council non sono un passo verso l’equità, ma un’arma per annientare gli autoctoni britannici, relegandoli a cittadini di seconda classe. Il razzismo contro i bianchi, contro gli indigeni, è ora legge dello Stato. La “decadenza britannica” non è un’esagerazione: è il grido di un popolo che vede la sua terra strappata via, la sua identità calpestata, la sua storia cancellata. Siamo alla fine della linea, e gli autoctoni sono i primi a pagare il prezzo di questa vergogna nazionale.

Regno Unito, razzismo di stato: pene inferiori per neri e islamici ultima modifica: 2025-03-29T17:11:40+00:00 da V
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By V marzo 29, 2025 17:11
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1 Comment

  1. Littorius marzo 30, 11:24

    Decadenza? L’anglosfera deve scomparire dalla faccia del pianeta!

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