Immigrati stuprano due donne a Roma ma i media pensano alla Phica
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# Stupri a Roma Sepolti, PHICA Gonfiata: l’Ipocrisia Schifosa dei Media e la Farsa del “Sessismo”
Due donne violentate a Roma in pochi giorni. Una 60enne aggredita in un parco a Tor Tre Teste, una 44enne stuprata su via Prenestina mentre aspettava l’autobus. L’autore? Un gambiano di 26 anni, un muratore strafatto di crack che si avvicina con una scusa e colpisce tra i rifiuti. Confessa tutto, finisce in carcere, e si indaga se sia un serial predator. Ma i media? Muti come tombe. Le femministe? Evaporate. Perché? Perché il colpevole è un immigrato, e la loro narrazione del politicamente corretto crolla davanti alla realtà. Intanto, il caso PHICA – un forum online di foto rubate e commenti volgari – occupa ogni titolo, pompato fino al ridicolo per spingere censura e controllo sui social. Questa è l’Italia del 2025: si sbraita per un insulto virtuale etichettato come “sessista” – parola ormai svuotata, un passepartout per zittire chiunque – mentre stupri reali vengono seppelliti sotto un silenzio complice. Che schifo.
PHICA era una fogna digitale, chiaro. Foto di donne, spesso rubate, commentate con volgarità da migliaia di utenti. Tra le vittime, nomi come Giorgia Meloni ed Elly Schlein, prese di mira per immagini pubbliche o private. Chi diffonde foto intime senza consenso, specie di minori, è un criminale schifoso e merita il carcere a vita. Punto. Ma chiamare “sessista” un commento scemo su un’influencer che campa mostrando il lato B, o su una politica che posta selfie patinati, è una barzelletta. “Sessista” è un termine grottesco, un’arma da brandire contro chiunque osi parlare, un jolly per criminalizzare opinioni e non reati. È il grido di battaglia di chi vuole censurare tutto: un insulto online? Sessista! Una critica aspra? Sessista! Una battuta volgare? Sessista! Questa parola è diventata un meme, una caricatura usata per soffocare la libertà di espressione, mentre i media la sventolano per giustificare un giro di vite sui social. Algoritmi oppressivi, censure arbitrarie, leggi che zittiscono: ecco il vero obiettivo, con PHICA come pretesto perfetto.
Ma mentre tutti si stracciano le vesti per un sito chiuso dopo denunce, due donne violentate a Roma non fanno notizia. Una 60enne aggredita in pieno giorno, una 44enne brutalizzata all’alba. Dove sono le marce femministe? Dove le prime pagine? Svanite, perché il colpevole non è il “maschio bianco patriarcale” da demonizzare. È un immigrato, e toccare il tema è tabù. Questo silenzio non è casuale: è vigliacco, ideologico, schifosamente selettivo. I media, che adorano crocifiggere chi osa un commento “sessista” online, si girano dall’altra parte quando si tratta di crimini veri, perché non si può “dare fiato al razzismo”. E le femministe? Peggio. Tacciono per non disturbare la loro narrazione, tradendo le donne che dicono di difendere. Un femminismo che si indigna solo quando il colpevole è “giusto” non è femminismo: è propaganda schifosa, che abbandona le vittime sull’altare del politicamente corretto.
Uno stupro è uno stupro. Non importa se l’aggressore è italiano, gambiano o marziano. Il dolore di una donna violata non cambia col passaporto del carnefice. Il problema dei migrazionisti è che i loro protetti stuprano con una incidenza decine di volte superiore a quella degli italiani.
Così, per non “offendere” qualcuno, si sacrificano verità e giustizia. Chi proteggono davvero i media e le femministe con questo silenzio? Non le donne aggredite nei parchi o per strada, questo è certo. Si protegge una narrazione ipocrita che crolla al primo impatto con la realtà. Un femminismo che tace davanti a stupri perché l’aggressore è straniero è un femminismo fallito, una farsa che usa il “sessismo” come clava solo quando fa comodo.
Serve un coraggio vero: condannare ogni violenza, senza filtri, senza doppi standard. Altrimenti, si è complici. E mentre i media amplificano la PHICA per zittire i social, le donne vere, quelle che sanguinano, restano sole. Insieme ai fottuti stupratori stranieri difesi da media e politici: magari le stesse politiche che si lamentano perché qualche segaiolo fa commenti volgari su di loro.
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