Palmoli, toghe non tolgono bambini ari rom: “È ROM, NORMALE CHE VIVA NELLA SPORCIZIA”
### “È ROM, NORMALE CHE VIVA NELLA SPORCIZIA”: LO STATO ITALIANO, IPÓCRITA E RAZZISTA AL CONTRARIO, SALVA I BAMBINI ROM DAL NULLA E STRAPPA QUELLI “BIANCHI” DAL BOSCO!
I genitori, a cui sono stati tolti i figli perché vivevano in una casa nel bosco, avrebbero dovuto identificarsi come rom, rivendicando la “cultura di provenienza”. pic.twitter.com/Exe2oQPcpo
— Francesca Totolo (@fratotolo2) November 22, 2025
**Bologna, 22 novembre 2025** – Una sentenza che puzza di marcio etnico, un’umiliazione per ogni famiglia italiana che osa educare i figli fuori dal seminato statale. Il Tribunale per i Minorenni di Bologna ha appena deciso: una bambina rom di Parma, cresciuta in condizioni di degrado assoluto – sporcizia, niente scuola, niente igiene, niente futuro – non verrà tolta alla famiglia. Perché? “È rom, normale che viva nella sporcizia”. Parole testuali, scritte nero su bianco in una pronuncia che trasuda razzismo soft, paternalismo tossico e discriminazione al contrario. La Procura dei Minori aveva chiesto l’affidamento a una comunità, ma i giudici? No, grazie: “Anche se non va a scuola, non la togliamo alla famiglia. È un modo di vita normale per condizioni e per origine”. Origine. Ecco il veleno: l’origine rom giustifica il letamaio, la povertà cronica, l’analfabetismo forzato. Ma se sei una famiglia “normale”, bianca, che sceglie il bosco per crescere i figli con natura e libri? Ti arrivano i carabinieri e ti rubano i bambini!
Questa vergogna giudiziaria, raccontata da La Repubblica in un articolo che fa ribollire il sangue, è l’ennesima conferma di un sistema marcio fino al midollo. La piccola di Parma? Vive in un tugurio che farebbe vomitare un maiale: rifiuti ovunque, topi come coinquilini, zero istruzione – solo il 20% dei bimbi rom va a scuola regolarmente, secondo i dati UNICEF, intrappolati in ghetti etnici che l’Italia tollera da decenni. Eppure, il Tribunale di Bologna, presieduto da chissà quale toga illuminata, decide che è “cultura”. Cultura di provenienza! Come se mendicare, rubacchiare e crescere tra le discariche fosse un patrimonio UNESCO da preservare. E la salute? Le malattie infettive che falcidiano quei piccoli, le bronchiti croniche da umidità e fumo tossico? “Normale”, dicono i giudici. Normale per “origine”. Ipocriti!
Ora, confrontate con il caso di Palmoli, Chieti: Nathan e Catherine, genitori anglo-australiani, ex chef e ex insegnante, crescono tre bimbi di 6 e 8 anni in un rudere nel bosco. Niente luce elettrica? Usano candele e natura. Niente scuola statale? Home schooling autorizzato, libri e lezioni private. Un’intossicazione da funghi? Un episodio isolato, non un’abitudine. Risultato? Irruzione armata, sospensione della potestà genitoriale, figli spediti in casa-famiglia. “Rischio per l’integrità psichica”, tuona il Tribunale dell’Aquila. Isolamento? Degrado? Colpa loro, che non si piegano al sistema. Ma a Parma, per i rom, è “normale”. Francesca Totolo, su X, lo inchioda con ironia tagliente: “I genitori, a cui sono stati tolti i figli perché vivevano in una casa nel bosco, avrebbero dovuto identificarsi come rom, rivendicando la ‘cultura di provenienza’”. Esatto! Se Nathan e Catherine si fossero tinti la pelle e avessero urlato “È la nostra tradizione nomade!”, i giudici avrebbero chinato il capo e chiuso l’inchiesta.
Questo è lo Stato italiano: un mostro a due facce, bulldog con le famiglie “diverse” che osano l’autosufficienza, e agnello mansueto con i ghetti rom dove migliaia di bambini marciscono vivi. Pensate ai campi di Bologna, Parma, Modena: 11.000 rom in Italia vivono in container marci, roulotte infestate, senza acqua potabile né vaccini. Incendi mortali, prostituzione minorile, furti organizzati – Amnesty International denuncia da anni la segregazione etnica che viola la Carta UE. Eppure, zero interventi. Perché? Paura del “razzismo”, terrore di disturbare la “diversità”. Salvini l’ha detto chiaro a Giugliano: “Dove sono gli assistenti sociali nei campi rom, con bimbi sporchi e senza scuola?”. Silenzio tombale dall’ANM, la casta togata che difende il suo monopolio: “Inopportuno strumentalizzare”, ribattono. Strumentalizzare? È genocidio culturale soft!
E non finisce qui. Questa sentenza di Bologna è un precedente velenoso: consolida il razzismo inverso, dove l’origine etnica diventa scusa per il degrado. I rom? Vittime sacre, intoccabili, anche se i loro figli crescono come animali. Le famiglie italiane? Nemici, da “rieducare” con manganelli e comunità. Basta! È ora di urlare: lo Stato deve intervenire ovunque ci sia rischio per i minori, senza sconti etnici. Togliete quella bambina di Parma dal letamaio, datele scuola e dignità. Riunite i piccoli di Palmoli ai genitori nel bosco, dove almeno c’è amore e non “cultura” di sporcizia. O ammettete che l’Italia è un paese dove la toga decide per razza, non per giustizia.
Genitori, ribellatevi! I vostri figli non sono proprietà dello Stato. E voi, giudici di Bologna: vergognatevi. “Normale che viva nella sporcizia”? No, è criminale. E lo è di più il vostro silenzio complice. Salvate tutti i bambini, o nessuno. Altrimenti, siete solo complici di un’Italia che discrimina al contrario, lasciando i deboli a marcire per non offendere il buonismo. Svegliatevi!



finchè non si cambiano il 95% dei giudici che tuttora imperversano per i tribunali con le loro fantasiose sentenze e li si manda a lavorare nei campi, la situazione giustizia in italia non cambierà mai!
comunque il magistraminkia ha fatto bene con decine di migliaia di minori di negri di merda che manteniamo, dobbiamo mantenere pure i mille figli a famiglia degli zingari di merda….e che catZO!
stessero nella sporcizia che li hanno il loro dna !
Maledetti, ma che vengano licenziati in tronco, il loro posto è e rimane zappare, almeno così saranno utili alla collettività 😡
intanto votiamo sì al referendum che è già qualcosa….Palamara (faccia da tonno Cossiga dixit…) lo può confermare