Mediaset vuole cancellare Corona sul caso Signorini
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Secondo noi è più pericoloso che una famiglia possegga un partito politico di fatto. Silvio lo possedeva, ma si faceva eleggere: e fa tutta la differenza del mondo. Questi lo controllano da fuori. Senza controllo democratico.
# In Difesa della Libertà di Espressione: Perché Vietare a Fabrizio Corona l’Uso di Social e Telefono è un Attacco alla Democrazia
In un’epoca in cui la libertà di espressione è costantemente messa alla prova da poteri economici e mediatici, il caso di Fabrizio Corona contro Mediaset rappresenta un campanello d’allarme per tutti. L’ex re dei paparazzi, noto per il suo stile provocatorio e spesso controverso, è stato denunciato dall’azienda televisiva per diffamazione aggravata e minacce, in seguito alle rivelazioni fatte nel suo format online “Falsissimo”. Al centro della bufera c’è Alfonso Signorini, direttore di “Chi” e conduttore del Grande Fratello, indagato per violenza sessuale ed estorsione dopo le accuse lanciate da Corona e confermate da testimoni come Antonio Medugno. Ma ciò che sconvolge di più non è la querela in sé – legittima in un contesto legale – bensì la richiesta estrema presentata da Mediaset alla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Milano: vietare a Corona l’uso dei social network, delle piattaforme telematiche e persino del cellulare. Questa mossa, invocando norme del codice antimafia tipicamente riservate a criminali organizzati, appare come un tentativo di silenziare un critico scomodo, trasformando una disputa mediatica in un assalto alla libertà di parola.
### I Fatti: Dal “Sistema Signorini” alla Denuncia di Mediaset
Tutto inizia con le puntate di “Falsissimo”, il programma web di Corona che ha squarciato il velo su presunti abusi nel mondo dello spettacolo. Corona ha accusato Signorini di un “sistema” che coinvolgerebbe estorsioni e violenze sessuali, supportato da testimonianze e annunci di ulteriori rivelazioni su altri volti noti di Mediaset. Signorini, interrogato dai pm di Milano il 7 gennaio 2026, ha respinto le accuse, ma l’inchiesta è in corso. In risposta, la difesa di Signorini ha denunciato Corona per diffamazione, ricettazione e violazione della privacy, chiedendo un ricorso d’urgenza per bloccare la puntata del 22 gennaio. Mediaset, rappresentata dall’avvocato Salvatore Pino, ha alzato la posta: non solo la querela per diffamazione e minacce contro i vertici aziendali e i conduttori, ma anche l’istanza alla DDA per una misura preventiva che impedisca a Corona di comunicare digitalmente. L’azienda accusa Corona di aver attaccato non solo Signorini, ma l’intero network, sostenendo che il web stia “lucrando” sul caso.
Corona non ha arretrato di un passo. In una replica infuocata, ha dichiarato: “Ormai è guerra. Racconterò tutta la verità anche su di voi, che coprite lui per coprire voi. Per fermarmi mi dovete sparare”. Questa risposta, condivisa ampiamente sui social, ha generato un dibattito acceso su X, con utenti che vedono in Corona un whistleblower e in Mediaset un gigante che cerca di schiacciare la dissent.
### Perché Questa Richiesta è un Pericolo per la Libertà di Espressione
Invocare la DDA per silenziare Corona non è solo sproporzionato: è un abuso di strumenti pensati per combattere la mafia, non per gestire controversie mediatiche. Il codice antimafia prevede misure preventive per individui pericolosi per la società, come divieti di possesso di armi o limitazioni di movimento, ma applicarle a un telefono o a un account social equivale a una censura preventiva. In Italia, la Costituzione all’articolo 21 garantisce la libertà di manifestare il proprio pensiero “con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Vietare a Corona l’uso del cellulare e dei social non è una sanzione per un reato provato – l’inchiesta è appena iniziata – ma un tentativo di prevenire future “rivelazioni” che potrebbero danneggiare l’immagine di Mediaset.
Questo approccio ricorda casi storici di censura, come quelli contro giornalisti investigativi che hanno esposto scandali potenti. Pensiamo a Roberto Saviano, minacciato per le sue denunce sulla camorra, o a Julian Assange, perseguitato per aver rivelato segreti governativi. Corona, pur con il suo passato controverso (condanne per estorsione e altro), sta agendo come un giornalista indipendente: il suo “Falsissimo” ha portato a un’inchiesta ufficiale su Signorini, dimostrando che le sue accuse non sono mere calunnie. Bloccargli gli strumenti di comunicazione significa non solo punirlo preventivamente, ma anche scoraggiare chiunque voglia denunciare abusi nel mondo dello spettacolo, un settore notoriamente opaco e protetto da potenti lobby.
Inoltre, la mossa di Mediaset solleva interrogativi sul doppio standard: l’azienda, che controlla un impero mediatico, usa il suo peso per invocare l’antimafia contro un singolo individuo. Se Corona ha diffamato, che si proceda con un processo regolare, non con misure draconiane che odorano di vendetta. Come ha twittato un utente su X, “Mediaset denuncia Corona per Signorini, ma è un palcoscenico inginocchiato?” La risposta sembra sì: proteggere i propri interessi a scapito della trasparenza.
### Un Appello alla Ragione: Libertà di Espressione Oltre i Personaggi
Non si tratta di santificare Corona, un personaggio polarizzante con un curriculum legale non immacolato. Ma difendere la sua libertà di espressione significa difendere quella di tutti. In un mondo digitale dove i social sono l’agorà moderna, vietarne l’accesso equivale a un esilio comunicativo. La DDA dovrebbe respingere questa richiesta, lasciando che sia la giustizia ordinaria a fare il suo corso. Altrimenti, rischiamo un precedente pericoloso: ogni denuncia scomoda potrebbe portare a un “blackout” digitale, soffocando il dibattito pubblico.
Corona ha ragione su un punto: per fermare la verità, non basta togliere un telefono. Serve un sistema che premi la trasparenza, non la censura. In questo caso, Mediaset non sta difendendo la reputazione, ma attaccando le basi della democrazia. È ora di dire no a questi abusi, per il bene di una società libera e informata.


Corona aveva attaccato gli Agnelli attentando alla vita di Lapo Elkann e se l’era cavata, poi era finito dentro lo stesso perchè è un personaggio semplicemente squallido: la Libertà di Espressione la riserverei a chi la merita sul serio, che si batte per Vere Idee, non ad uno capace di commettere qualsiasi nefandezza perchè vuole arrticchirsi sulle spalle altrui… 👿