Von der Leyen firma accordo di libero scambio con l’India senza permesso

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By V gennaio 27, 2026 11:33

Von der Leyen firma accordo di libero scambio con l’India senza permesso

La notizia è fresca di oggi, 27 gennaio 2026: Ursula von der Leyen, con il solito sorriso plastificato e i foulard etnici da cartolina, atterra a New Delhi, si fa immortalare sottobraccio a Narendra Modi avvolta in scialli indiani da parata, e annuncia trionfante la conclusione dell’accordo di libero scambio UE-India. Lo chiama “the mother of all deals”, la madre di tutti gli accordi commerciali. Un mercato da due miliardi di persone, un quarto del PIL mondiale, tariffe azzerate o ridotte su percentuali bulgare di merci. Storia fatta, dice lei. Per i popoli europei? Un’altra mazzata in arrivo.

Pochi giorni fa – o forse poche settimane, il tempo in questi ambienti accelera come un jet privato di lobbista – la stessa von der Leyen era in Paraguay a firmare il tanto discusso accordo con il Mercosur. Quello sì che aveva fatto rumore: venticinque anni di negoziati, proteste dei contadini europei da Lisbona a Varsavia, carne argentina e soia brasiliana pronte a invadere le nostre tavole e i nostri campi, mentre le multinazionali si fregavano le mani. In Italia e in Francia le piazze erano piene di trattori, le associazioni agricole urlavano al tradimento. Il voto contrario al Mercosur in vari parlamenti e commissioni sembrava aver messo un freno. O almeno così credevamo.

E invece no. Prende metaforicamente uno schiaffo dal dissenso popolare – o almeno da una parte di esso – e invece di fermarsi, accelera. Come se il “no” al Mercosur fosse stato solo un piccolo intoppo da aggirare con più fretta altrove. Ora tocca all’India: un altro colosso demografico, un altro mercato enorme, un altro pezzo di sovranità da consegnare alle logiche del libero scambio globale senza confini né protezioni.

Il messaggio è chiarissimo: il dogma globalista non si tocca. Se un accordo salta o inciampa (o viene contestato), non si ragiona, non si corregge, non si ascolta la base: si cambia bersaglio e si va avanti lo stesso. Mercosur bloccato? Pazienza, apriamo con l’India. Agricoltori italiani ed europei in ginocchio? Irrilevanti. Piccole e medie imprese schiacciate dalla concorrenza sleale di produzioni a basso costo e senza gli stessi standard ambientali, sanitari e di lavoro? Dettagli. L’importante è moltiplicare gli accordi bilaterali, tessere la rete della globalizzazione deregolamentata, far credere che l’unico futuro sia quello di mercati senza barriere, dove vince chi costa meno – indipendentemente da come e dove produce.

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E chi paga? Sempre gli stessi: i lavoratori europei, i produttori locali, le filiere tradizionali che non possono competere con il dumping sociale e ambientale di certi sistemi. L’auto europea inonderà l’India? Forse. Ma quante fabbriche chiuderanno qui da noi quando le componenti low-cost indiane arriveranno senza dazi? Quanti posti di lavoro spariranno nelle PMI del tessile, della meccanica, dell’agroalimentare?

Claudio Borghi, nella sua sintesi tagliente, ha centrato il punto: se questa deriva è partita anche grazie ai “decisivi” equilibrismi grillini di qualche anno fa, che hanno contribuito a consegnare Palazzo Chigi e poi l’Europa a questi meccanismi, allora il conto è salato. Ma il problema va oltre un singolo movimento o governo: è sistemico. È l’ideologia di chi vede nel libero scambio globale la panacea, ignorando che senza reciprocità vera, senza tutele per le economie più deboli o più esposte, si crea solo una giungla dove mangiano i soliti grandi predatori transnazionali.

Von der Leyen non è solo “una pazza pericolosa”, come la chiama Borghi. È la perfetta incarnazione di un’élite che non accetta più ostacoli: né i parlamenti nazionali, né i referendum, né le piazze, né il buon senso economico di chi sa che aprire indiscriminatamente significa consegnare pezzi di futuro ai più forti. Mercosur o India poco cambia: il copione è lo stesso, il finale pure.

Finché non si tornerà a mettere al primo posto gli interessi dei popoli europei – e non delle multinazionali o delle cancellerie globaliste – queste “madri di tutti gli accordi” saranno solo madri di tutte le fregature.

Von der Leyen firma accordo di libero scambio con l’India senza permesso ultima modifica: 2026-01-27T11:33:19+00:00 da V
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By V gennaio 27, 2026 11:33
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1 Comment

  1. Ul Gigi da Viganell gennaio 27, 12:09

    Il giorno in cui al TG annunceranno la distruzione di Bruxelles con una testata nucleare brinderò augurando ai burosauri ue di crepare come tutti noialtri…l’hanno voluta e gliela daremo… 👿

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