Pucci rinuncia a Sanremo: la sinistra ha minacciato la sua famiglia
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Il vero regime non è al governo. È all’opposizione dell’Italia da sempre. Una minoranza di fanatici e pervertiti che impone attraverso toghe, media e teppisti la propria dittatura. Tempo di disarticolare questa minaccia esistenziale per l’Italia.
Andrea Pucci ha annunciato il ritiro dalla co-conduzione della terza serata di **Sanremo 2026**, annunciata da Carlo Conti solo pochi giorni fa. Il comico milanese, dopo un’ondata di polemiche, insulti e minacce sui social (che hanno coinvolto anche la sua famiglia), ha scelto di fare un passo indietro per preservare la serenità e il “patto” con il pubblico accumulato in 35 anni di cabaret popolare.
Nel comunicato ufficiale (rilasciato tramite ANSA e ripreso da tutti i principali media), Pucci ha spiegato: «Gli insulti, le minacce, gli epiteti e quant’altro ancora, ricevuti da me e dalla mia famiglia in questi giorni sono incomprensibili ed inaccettabili!». Ha parlato di un’«onda mediatica negativa» che ha alterato il rapporto con chi lo segue da sempre per ridere, non per litigare. E ha aggiunto una frase destinata a far discutere: «Nel 2026 il termine fascista non dovrebbe esistere più, esiste l’uomo di destra e l’uomo di sinistra che la pensano in modo differente ma che si confrontano in un ordinamento democratico che per fortuna governa il nostro amato Paese!». Ha poi negato categoricamente di aver mai odiato qualcuno: «Omofobia e razzismo sono termini che evidenziano odio del genere umano e io non ho mai odiato nessuno».
La notizia ha immediatamente assunto contorni politici. La presidente del Consiglio **Giorgia Meloni** ha espresso solidarietà via X (ex Twitter), scrivendo: «Fa riflettere che nel 2026 un artista debba sentirsi costretto a rinunciare a fare il suo lavoro a causa del clima di intimidazione e di odio che si è creato attorno a lui. Esprimo solidarietà ad Andrea Pucci, che ha deciso di rinunciare a Sanremo a causa delle offese e delle minacce rivolte a lui e alla sua famiglia. È inaccettabile che la pressione ideologica arrivi al punto da spingere qualcuno a rinunciare a salire su un palco. Ma anche questo racconta il doppiopesismo della sinistra, che considera “sacra” la satira (insulti compresi) quando è rivolta verso i propri avversari, ma invoca la censura contro coloro che dicono cose che la sinistra stessa non condivide. La deriva illiberale della sinistra in Italia sta diventando spaventosa».
Solidarietà è arrivata anche da Matteo Salvini e altri esponenti del centrodestra, che hanno cavalcato il caso per denunciare un clima di cancel culture selettiva.
Il punto è semplice e amaro: Pucci non è stato condannato per reati, non ha mai incitato all’odio in tribunale, ma il suo repertorio di battute volgari, sessiste, popolari e spesso al limite (come quelle su mogli, suocere, stereotipi di genere o figure pubbliche) è stato rispolverato e usato come prova di inaccettabilità nel 2026. Chi lo difende ricorda che la comicità italiana ha sempre vissuto sul confine: da **Luciana Littizzetto** (che per anni ha fatto satira al vetriolo su Berlusconi, sulla destra, sui maschi, con sketch volgari e politicamente scorretti che oggi passerebbero per sessisti se fatti da un uomo) a Lillo, da Gene Gnocchi a tanti altri. Se Pucci è “sessista”, allora rileggetevi i monologhi di Littizzetto a *Che tempo che fa* o le sue imitazioni: doppio standard evidente.
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Il Codacons (che aveva minacciato denunce preventive alla Rai per eventuali battute “razziste, omofobe o sessiste”) ha ottenuto indirettamente ciò che voleva: non una condanna ex post, ma un ritiro preventivo per paura del linciaggio. È la vittoria della gogna social prima ancora del palco. Minacce personali e insulti alla famiglia sono ovviamente inaccettabili (e vanno denunciati), ma il meccanismo è lo stesso che ha già colpito altri: etichetta, martellamento, pressione fino al passo indietro.
Sanremo perde un pezzo di comicità popolare, rozza, da bar dello sport, quella che piace a un pubblico trasversale e non solo alle élite culturali. Pucci torna ai suoi teatri pieni, dove la gente ride senza dossier. Meloni ha ragione su un punto: la deriva illiberale esiste, e non è solo “di sinistra” – è di chi crede che la satira debba essere preventivamente approvata da un comitato etico. Altrimenti, arrivederci Ariston, bentornati palchi sicuri e autocensura.
Peccato. Sanremo era (o dovrebbe essere) una festa, non un tribunale. E la comicità, quella vera, non chiede permesso.


“Comicità” e “Littizzetto” non possono stare assieme nella stessa frase proprio perchè è di sinistra col culo al caldo: 170 appartamenti di proprietà, in nome del comunismo…
Vorremmo commentare la proposta di salvikkio di cambiare l art 67 della costituzione
Che fesso