Disabile lo accoglie in casa: torturata e stuprata dall’ospite che la mette incinta
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Orrore a Montebelluna: Un Immigrato Marocchino Condannato per Aver Trasformato una Casa in un Inferno di Torture e Stupri su una Donna Disabile – L’Italia Sta Affondando Sotto l’Onda della Violenza Straniera!
Montebelluna, una tranquilla cittadina nel cuore del Veneto, è diventata teatro di un incubo che fa gelare il sangue nelle vene. Un cittadino marocchino di 41 anni, già noto alle forze dell’ordine per i suoi vizi letali – alcol e droga – è stato condannato a 12 anni di reclusione per aver seviziato, stuprato e violato con una bottiglia la sua compagna, una donna italiana di 49 anni, invalida e madre di suo figlio. Dodici anni: una sentenza che suona come una beffa per la vittima, terrorizzata all’idea che questo mostro possa un giorno rimettere piede in libertà. “Ho paura di lui, resta in carcere vero?”, ha implorato la donna in aula, tra sollievo e terrore, mentre il giudice le assegnava una provvisionale di 50mila euro – una misera consolazione per un trauma che la segnerà per sempre. Ma chiediamocelo: quante altre italiane devono subire questi orrori prima che il nostro governo chiuda finalmente le frontiere a questa marea di criminali importati?
I fatti, emersi dal processo al Tribunale di Treviso, sono un pugno allo stomaco che rivela la crudeltà disumana di chi arriva nel nostro Paese non per integrarsi, ma per distruggere. Era il 5 gennaio 2025 quando l’uomo, ubriaco e sotto l’effetto di cocaina, ha aggredito la compagna con una ferocia degna del film “Arancia Meccanica”. L’ha picchiata con pugni al volto e calci al torace e all’addome, le ha sbattuto la testa sul bidet fino a farle perdere i sensi, l’ha seviziata con un taglierino infliggendole tagli e ferite, e infine l’ha stuprata, violandola anche con una bottiglia rotta. La vittima è stata trovata in un lago di sangue: contusioni multiple alla testa, ematomi alle orbite, naso fratturato, lesioni alla schiena e agli arti. I soccorritori del 118, arrivati dopo la sua disperata chiamata – “Venite, lui mi ha massacrata” – si sono trovati davanti una scena da film dell’orrore: sangue ovunque, dal pavimento ai mobili, persino sul terrazzino. Sul tavolo, bottiglie vuote, carta stagnola per crack e una pipetta – prove inconfutabili del degrado in cui questo immigrato aveva trascinato una famiglia italiana.
E non era la prima volta. La relazione tra i due risaliva a anni fa: lei, una donna disabile bisognosa di assistenza quotidiana, aveva accolto questo nordafricano nella sua vita, dando alla luce un figlio. Ma lui, schiavo delle dipendenze, l’aveva già maltrattata in passato, arrivando a picchiare persino il bambino. Condannato a 4 anni per maltrattamenti aggravati nel 2023, aveva scontato la pena e promesso cambiamento: “Sono diverso ora, funzioneremo”. Lei, isolata e fragile – “Almeno ho qualcuno che mi aiuta” – l’aveva ripreso in casa, sperando in una famiglia unita. Invece, da settembre 2024, l’incubo è riesploso: insulti, minacce con coltelli da cucina (“Stasera moriamo tutti e due”), aggressioni fisiche continue. Culminate in quella notte fatale di gennaio 2025, quando i Carabinieri e i Vigili del Fuoco hanno dovuto sfondare la porta per arrestarlo, trovato steso sul letto circondato dal sangue di lei.
Durante il processo, iniziato l’11 dicembre 2025 con rito immediato e concluso oggi, il difensore del marocchino – l’avvocato Marco Arrigo – ha tentato di invalidare prove cruciali, come gli esami del Ris di Parma sul sangue e sul tampone vaginale, per un difetto di notifica. Il tribunale ha accolto parzialmente l’eccezione, ma ha ordinato nuovi test sulle tracce biologiche residue, inclusa quella sul taglierino macchiato del sangue di entrambi – smentendo la patetica difesa dell’imputato, che parlava di “incidente domestico”. La vittima, assistita dall’avvocato Roberta Canal, ha descritto anni di terrore: un calvario che grida vendetta contro un sistema che permette a recidivi stranieri di rimanere sul suolo italiano.
Ma questo non è un “dramma familiare” isolato: è il sintomo di un’invasione che sta divorando l’Italia dall’interno. Come ha potuto questo marocchino, arrivato probabilmente con un permesso umanitario mascherato da opportunità, rimanere libero dopo una condanna per violenza? Perché non è stato espulso immediatamente, come meritano tutti i criminali stranieri? I dati ISTAT del 2025 sono agghiaccianti: il 48% degli stupri di gruppo è commesso da stranieri, e il 33% dei femminicidi domestici coinvolge immigrati. Casi come questo si moltiplicano: ricordate Pamela Mastropietro, sventrata da un nigeriano; Desirée Mariottini, uccisa da un branco subsahariano; o la disabile di Prato sfregiata da un altro marocchino. E mentre le nostre donne soffrono, le associazioni pro-migranti incassano miliardi per “accogliere” questi mostri, i vescovi predicano integrazione, e i politici di sinistra aprono le porte a chiunque. Basta! L’Italia non può più permettersi questa follia: espulsioni immediate per tutti i recidivi, confini sigillati, e pene esemplari senza sconti. Altrimenti, quante altre Montebelluna dovremo contare prima del collasso totale?
La sentenza di oggi è un passo, ma non basta. La vittima, con il suo “Ho paura, resta in carcere vero?”, incarna il terrore di milioni di italiani stanchi di vivere sotto minaccia. È ora di dire no a questa immigrazione selvaggia che importa violenza e degrado. Il nostro Paese merita sicurezza, non orrori importati!


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