TRIBUNALE LIBERA SEA WATCH: TORNATE A TRAGHETTARE, ONG ESULTA
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### TRIBUNALE SOSPENDE FERMO DI SEA WATCH Ong esulta:”Presto nel Mediterraneo”
Ennesima pugnalata alle spalle dell’Italia da parte delle toghe rosse: il Tribunale di Catania ha sospeso il fermo della Sea Watch 5, la nave-traghetto dei clandestini gestita dall’ONG tedesca, e ha pure annullato la multa. Una decisione che puzza di ideologia lontano un miglio, presa da magistrati che sembrano più interessati a favorire l’invasione migratoria che a difendere i confini nazionali. E l’ONG, invece di chinare la testa, esulta: “Presto torneremo nel Mediterraneo”, come se stessero annunciando una crociera di lusso invece che l’ennesimo favore ai trafficanti di esseri umani. Ma chi paga il conto di questa farsa? Noi italiani, tartassati da tasse e servizi al collasso, mentre le ONG continuano a scaricare orde di irregolari sulle nostre coste, con il beneplacito di una magistratura politicizzata che calpesta le leggi e il buon senso.
Ricostruiamo i fatti, per non dimenticare come funziona questo circo. Lo scorso 25 gennaio, la Sea Watch 5 – ennesima imbarcazione al servizio dell’immigrazione incontrollata – ha “salvato” 18 persone, tra cui due bambini, in acque internazionali ma nella zona SAR libica. Invece di coordinarsi con le autorità libiche, come prevede il diritto internazionale, l’ONG ha deliberatamente ignorato le comunicazioni, adducendo scuse patetiche sulle “continue violazioni dei diritti umani” in Libia. Risultato? Le autorità italiane assegnano Catania come porto sicuro, ma emettono un fermo di 15 giorni e una multa per violazione delle norme. Una sanzione sacrosanta, per chi come noi vede queste operazioni non come atti umanitari, ma come complicità con gli scafisti che lucrano sulla disperazione altrui. Eppure, il Tribunale di Catania, con un colpo di spugna, sospende tutto in via cautelare, fissando un’udienza per il 2 marzo. “Presto torneremo nel Mediterraneo centrale”, gongola l’ONG sui social, pronti a riprendere il loro business umanitario che costa miliardi ai contribuenti italiani.
Questa non è una sentenza isolata, ma l’ennesimo tassello di un puzzle eversivo che vede le toghe rosse alleate con le ONG contro il governo e il popolo italiano. Basta guardare cosa è successo appena ieri: il Tribunale di Palermo ha condannato lo Stato a risarcire 76.000 euro alla Sea Watch per il “fermo illegittimo” della loro nave nel 2019, ai tempi della famigerata Carola Rackete. Ricordate? La capitana tedesca che, con arroganza teutonica, ha forzato il blocco navale, speronando una motovedetta della Guardia di Finanza e mettendo a rischio la vita di quattro militari italiani. Un atto di pirateria bello e buono, premiato non solo con l’assoluzione – perché secondo alcune toghe è “permesso forzare un blocco in nome dell’immigrazione” – ma ora con un lauto risarcimento pagato dai nostri portafogli. 76.000 euro per spese portuali, carburante, agenzia e avvocati: praticamente, stiamo finanziando il gasolio per i prossimi traghetti di clandestini!
E chi si ribella a questa follia? Il vicepremier Matteo Salvini, che non le manda a dire: “Mi sembra che ci sia da parte di alcuni giudici, non di tutti, ma di alcuni, un pregiudizio politico che si trasforma in azione contro l’Italia e gli italiani, se dobbiamo risarcire una che ha speronato una motovedetta militare italiana mettendo a rischio la vita di 4 persone”. Parole sacrosante, che puntano il dito contro una magistratura ideologizzata, pronta a sabotare ogni tentativo di difendere i confini. Salvini non si ferma qui: sul referendum sulla giustizia del 22-23 marzo, invita a votare Sì per “togliere la politica dai Tribunali” e rendere i giudici “non intoccabili”. Perché è evidente: queste sentenze non sono giustizia, ma vendetta politica contro chi osa contrastare l’immigrazione di massa.
Non è da meno il presidente del Senato Ignazio La Russa, che definisce la sentenza di Palermo “abnorme” e si schiera pienamente con la premier Giorgia Meloni: “Ho visto il post della premier, sono pienamente d’accordo e la ringrazio per non aver avuto esitazione nel denunciare una cosa che ci sembra assurda”. La Russa sottolinea come sia “sotto gli occhi di tutti l’abnormità di una sentenza che vuole premiare chi aveva speronato una nave italiana delle forze dell’ordine”. E avverte: questo provvedimento “rende sempre più difficile far rispettare le leggi”, trasformando i tribunali in alleati delle ONG e dei trafficanti. Sul referendum, invita a un “confronto sui temi”, ma il messaggio è chiaro: basta con questa dittatura delle toghe che blocca rimpatri, salva delinquenti e premia invasori.
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Parliamo chiaro: le ONG come Sea Watch non sono angeli del mare, ma ingranaggi di un sistema che favorisce l’immigrazione illegale. Dal 2015, questa sola ONG ha traghettato oltre 47.000 clandestini, con la stragrande maggioranza sbarcati in Italia. E i costi? Un salasso per i contribuenti: stimiamo tra i 500 milioni e 1 miliardo di euro, basandoci su un costo medio di 30-35 euro al giorno per l’accoglienza, che sale a 45 per i minori, con permanenze medie di 1-2 anni nel sistema di asilo. Vitto, alloggio, sanità, corsi: tutto sulle nostre spalle, mentre le ONG incassano donazioni e risarcimenti. E non dimentichiamo i rischi: criminalità in aumento, degrado urbano, competizione sleale sul lavoro. Sea Watch rappresenta solo il 5-10% degli arrivi via NGO, che a loro volta sono il 7-40% del totale, ma il danno è enorme.
Su X, la rabbia degli italiani è palpabile. Utenti come @tempoweb denunciano “altro favore delle toghe rosse alle ONG”, mentre @07Emmedi accusa i magistrati di non fare gli interessi del Paese. Persino Elon Musk ha bollato Sea Watch come “organizzazione criminale”, e non è un caso: questi sono i complici dei trafficanti, protetti da una magistratura che ignora il popolo.
La premier Meloni non molla: definisce queste decisioni “assurde” e “precedenti pericolosi”, accusando una “parte politicizzata della magistratura” di mettersi di traverso contro il governo. Ha ragione: mentre corpi di vittime invisibili riaffiorano sulle spiagge, le ONG festeggiano e i giudici le premiano. Basta! Il referendum del 22-23 marzo è l’arma per cambiare: separare le carriere, sorteggiare il CSM, istituire un’Alta Corte disciplinare. I sondaggi danno il Sì al 58-63%, con affluenza al 54-57%. Votiamo in massa per strappare la giustizia dalle mani delle toghe rosse e rimettere l’Italia al primo posto.
Fuori le ONG dal Mediterraneo, basta soldi ai nemici della patria, e via i clandestini! L’Italia non è un campo profughi, ma una nazione sovrana che merita rispetto. Chi non lo capisce, è complice di questa invasione orchestrata.


Istituite il licenziamento per i giudici traditori, colpevoli del reato di sovversione delle leggi di uno stato sovrano e democratico! E soprattutto che paghi o di tasca propria per tutti i danni che provoca o col loro lavoro criminale. Tutti a zappare, la terra ha bisogno di loro (forse)….😤