Vescovi contro l’Italia: “Spiace non essere a bordo delle ONG”
Related Articles
**La Chiesa buonista tradisce l’Italia: vescovi palermitani e calabresi aprono le porte all’islamizzazione mentre negano l’evidenza – l’integrazione è impossibile**
CATANZARO/PALERMO – 22 febbraio 2026. Mentre l’Italia affoga in una marea migratoria che sta cancellando la nostra identità cristiana ed europea, i vescovi siciliani e calabresi scelgono ancora una volta di schierarsi contro il proprio popolo. Non con gli italiani che pagano le tasse e vivono nella paura, ma con le Ong, con i trafficanti e con la menzogna buonista che finge di non vedere la realtà più lampante: **l’integrazione con i migranti musulmani non è possibile**. È un’illusione suicida. E l’immigrazione deve essere drasticamente limitata, consentita solo da Paesi culturalmente, religiosamente e identitariamente simili all’Italia: Europa cristiana, America latina cattolica, nazioni che condividono la nostra civiltà, non la sharia.
L’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice scrive alla Mediterranea Saving Humans: «Spiace non essere con voi a prendere il largo». La CEI calabrese tuona: «Basta misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore». «Scelte politiche disumane», «silenzio che diventa complicità», «corridoi umanitari sicuri».
Parole che gridano al cielo. Invece di guardare in faccia la realtà – 15 corpi restituiti dal mare dopo il ciclone Harry – i vescovi attaccano il governo che tenta di difendere i confini. Non una parola sui Paesi di origine che lasciano partire i barconi anche con mare forza 7. Non una parola sui trafficanti libici e tunisini che usano i migranti come armi. Solo accuse all’Italia “cattiva” che osa dire basta.
E chi sono questi “fratelli”? I dati ufficiali del Viminale parlano chiaro: nel 2025 oltre 66.000 sbarchi irregolari, con Bangladesh, Pakistan, Egitto, Sudan, Somalia, Guinea in testa. Paesi islamici al 90-99%. Giovani maschi che portano con sé una religione, una legge e una cultura incompatibili con le nostre. La sharia non si integra con la Costituzione italiana. La poligamia non si concilia con la famiglia cristiana. Il jihadismo latente non si scioglie con un corso di italiano. Decine di studi, inchieste, statistiche europee (dalla Francia alla Svezia, dalla Germania all’Inghilterra) lo dimostrano da anni: **l’integrazione dei musulmani non avviene**. Si crea solo parallelismo, enclave, no-go zone, chiese profanate, donne velate, richieste di tribunali islamici.
Lorefice parla di «diritti inalienabili» e «oblio di quanti cercano vita». Ma dimentica i diritti inalienabili degli italiani: vivere nella propria terra senza essere sostituiti, senza vedere le città trasformate in medine, senza che i nostri figli crescano minoranza nella nazione dei loro padri. L’immigrazione va limitata a quote bassissime e riservata esclusivamente a chi viene da Paesi che condividono la nostra identità: polacchi, rumeni, spagnoli, brasiliani, filippini cattolici. Gente che può davvero diventare italiana perché già parte della stessa civiltà giudaico-cristiana. Non chi arriva con il Corano sottobraccio e il progetto di conquistare l’Europa demograficamente.
VERIFICA NOTIZIA
Questa è l’islamizzazione in atto. Moschee ovunque, finanziate dall’Arabia Saudita e dal Qatar. Quartieri dove la polizia non entra. Tassi di natalità italiani sotto 1,2 figli per donna contro il 2,5-3,5 delle comunità islamiche. In vent’anni molte nostre città saranno a maggioranza musulmana. E la Chiesa? Invece di difendere la Croce, benedice il minareto. Invece di ricordare Lepanto e Vienna, piange sui barconi e tace sui cristiani massacrati in Nigeria, Pakistan, Siria. Invece di finanziare aiuti in loco, spende i soldi dei fedeli italiani per traghettare chi poi disprezzerà la fede che ha permesso a questi vescovi di esistere.
La Mediterranea Saving Humans, che Lorefice ringrazia commosso, non salva vite: crea il “pull factor” che spinge migliaia di giovani a rischiare la morte. E la Chiesa italiana, invece di condannarla, la santifica. Questo non è cristianesimo. È tradimento. La vera carità non è suicidarsi. È aiutare sul posto, creare corridoi umanitari selettivi solo per i veri perseguitati (cristiani, yazidi, non musulmani che fuggono da guerre tra di loro), rimpatriare chi non si integra, chiudere i porti a chi non è culturalmente compatibile.
I vescovi calabresi dicono: «Il mare ci chiede conto». Il mare chiede conto a loro: a una gerarchia che ha rinnegato duemila anni di storia per inseguire l’utopia multiculturalista che sta uccidendo l’Europa.
L’Italia non può più tollerare una Chiesa buonista che fa il gioco dell’islamizzazione. I cattolici veri, quelli che ancora credono nella Madonna del Rosario e non nel dialogo suicida, devono ribellarsi. Prima che le campane tacciano per sempre. Prima che l’Italia – culla della cristianità – diventi provincia della umma islamica.
Il silenzio davanti a questa verità non è più ingenuità. È complicità nel tradimento della nazione.


A me spiace non vederli fuori bordo da quelle navi, mentre tentano di imitare il loro Capo che camminava sulle acque ma loro con dei mattoni al collo…
Ma lasciateli fare che si “impicchino” con le loro stesse mani tanto se le cose andassero come loro vorrebbero (che il Prodigioso Spaghetto Volante non voglia) poi ci penseranno i loro protetti a tagliargli la gola. E poi da me l’8×1000 sai dove lo prendono? Ecco…E visto che amano i barconi allora che metto barchette di carta nelle acquasantiere e accendo tutte le candele senza mettere l’obolo; quanto al Banco alimentare Patrocinato dalla caritas) nel sacchetto metto flaconi di acido muriatico e candeggina…mescolare bene per un effetto fantastico (non fatelo!)…cardinale Minestroni trombato al conclave….prrrrr e ancora PRRRRRR…