Ergastolo a Moussa Sangare per l’omicidio di Sharon Verzeni: ha goduto uccidendola

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By V febbraio 25, 2026 16:43

Ergastolo a Moussa Sangare per l’omicidio di Sharon Verzeni: ha goduto uccidendola

**Ergastolo a Moussa Sangare per l’omicidio di Sharon Verzeni: la Corte d’Assise di Bergamo scrive la parola fine su un delitto feroce**

Bergamo, 25 febbraio 2026 – I giudici della Corte d’Assise di Bergamo, presieduta da Patrizia Ingrascì (a latere Alberto Longobardi), hanno condannato all’ergastolo **Moussa Sangare**, 31 anni, nato a Milano da genitori maliani e cittadino italiano, per l’omicidio volontario aggravato di Sharon Verzeni, la 33enne barista di Terno d’Isola uccisa a coltellate nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2024.

La sentenza ha integralmente accolto le richieste del pubblico ministero Emanuele Marchisio, riconoscendo tutte le aggravanti contestate: **premeditazione**, **futili motivi** e **minorata difesa** della vittima. Il delitto – commesso in piena notte ai danni di una donna sola che stava semplicemente camminando – è stato qualificato come «orripilante» e frutto di un «osceno impulso omicidiario» finalizzato a soddisfare un ego narcisistico, come sottolineato dal rappresentante dell’accusa durante la requisitoria.

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Sharon Verzeni fu raggiunta da cinque fendenti, quattro dei quali mortali. Sangare, secondo la ricostruzione processuale confermata dalle prove, la aggredì alle spalle mentre la giovane rientrava a casa, la colpì e poi infierì mentre tentava di fuggire. La confessione resa all’indomani del fermo – poi ritrattata in aula – è stata ritenuta attendibile perché sovrapposta in modo preciso ai rilievi autoptici, alle immagini delle telecamere e ai comportamenti post-delitto (occultamento del coltello, immersione degli abiti nell’Adda, modifica della bicicletta, taglio delle treccine).

Al termine della camera di consiglio durata oltre quattro ore, i familiari di Sharon – genitori, fratelli e il compagno Sergio Ruocco – si sono stretti in un lungo abbraccio liberatorio. Presenti a tutte le udienze del processo, hanno seguito ogni fase con compostezza e dolore. Al momento della lettura della sentenza è scoppiato il pianto: lacrime di giustizia finalmente ottenuta dopo venti mesi di strazio.

**Il ricordo dell’iniziale linciaggio mediatico e giudiziario contro il compagno**

È doveroso ricordare, in questo momento di verità giudiziaria, quanto accadde nelle prime settimane dopo il delitto. Come prassi in ogni omicidio di coppia, l’attenzione degli inquirenti e soprattutto dei media si concentrò immediatamente sul fidanzato Sergio Ruocco, convivente da tre anni con Sharon. L’uomo fu convocato più volte in caserma, sottoposto a interrogatori estenuanti (uno durò oltre cinque ore), la casa venne perquisita, computer e cellulari sequestrati. Titoli a effetto, ricostruzioni fantasiose, insinuazioni su presunti litigi e persino su presunte «misteriose» frequentazioni della vittima crearono un clima pesante di sospetto e di vera e propria gogna mediatica. Ruocco divenne, suo malgrado, il «fidanzato da scagionare», il «povero ragazzo sotto torchio», bersaglio di una pressione pubblica che molti commentatori dell’epoca non esitarono a definire «linciaggio mediatico e giudiziario preventivo».

Eppure l’alibi di Ruocco era di ferro, le verifiche dei Carabinieri non emersero mai alcun elemento a suo carico e l’uomo – che ha convissuto per mesi con il dolore della famiglia Verzeni – ha sempre collaborato con le indagini, pagando sulla propria pelle il prezzo di un meccanismo mediatico-giudiziario che, in mancanza di un colpevole immediato, punta istintivamente sul compagno.

Poi, grazie al lavoro certosino dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bergamo e della Procura, è emerso il vero responsabile: Moussa Sangare, residente a Suisio, a pochi chilometri da Terno d’Isola. Un uomo che ha confessato (prima di ritrattare) di aver ucciso «senza motivo», solo per provare «un’onda emotiva». Il solito copione che, troppo spesso, vede un cittadino italiano di seconde generazioni finire per compiere un delitto efferato e gratuito.

Oggi la Corte d’Assise ha detto una parola chiara e definitiva: ergastolo. Giustizia è stata fatta. Sharon Verzeni può riposare in pace. E Sergio Ruocco, finalmente, può guardare avanti senza più l’ombra di un sospetto ingiusto che lo ha accompagnato per mesi.

La sentenza di primo grado è appellabile, ma il verdetto di oggi rappresenta una tappa fondamentale nella ricerca della verità. Una verità che, ancora una volta, dimostra come la fretta mediatica e la ricerca dello scoop possano trasformare un innocente in capro espiatorio, mentre il vero colpevole continua a muoversi indisturbato fino a quando la magistratura non fa il suo corso.

Ergastolo a Moussa Sangare per l’omicidio di Sharon Verzeni: ha goduto uccidendola ultima modifica: 2026-02-25T16:43:00+00:00 da V
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By V febbraio 25, 2026 16:43
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1 Comment

  1. Steobaldo febbraio 25, 19:15

    …ma le luride troie vacche merdose e bastarde delle femministe non hanno nulla da dire…? Certo l’assassino non si chiama mica Trombetta e su questa tragedia non si scriveranno libri “Cara Sharon” e nemmeno si faranno film che nessuno andrà a vedere…quanto alle comparsate in TV…ma figuriamoci e poi la vittima mica ha una sorella con l’anello al naso, le treccine e lo sguardo livoroso. che scuote le chiavi di casa…..l’assassino è un melanoderma per cui bisogna andare comunque coi piedi di piombo

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