Nigeriano sgozza italiano: solo 12 anni perché “stressato dal barcone”

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By V marzo 7, 2026 15:18

Nigeriano sgozza italiano: solo 12 anni perché “stressato dal barcone”

**Nigeriano sgozza un padre di famiglia italiano al suk di Torino: solo 12 anni di carcere perché “stressato dal barcone”. E la sua faccia resta protetta come un tesoro di Stato per “privacy”… perché è straniero!**

Dodici anni. Dodici miserabili, ridicoli anni di carcere. Questa è la pagliacciata che la “giustizia” italiana ha servito su un piatto d’argento a **Khalid De Greata**, il nigeriano di 29 anni che il 15 ottobre 2017 ha barbaramente sgozzato **Maurizio Gugliotta**, un onesto operaio di 51 anni di Settimo Torinese, mentre passeggiava tranquillo tra i banchi del mercato di libero scambio “Barattolo” a Vanchiglietta, Torino.

Una coltellata alla gola. Precisa, letale, senza un briciolo di pietà. Maurizio è morto dissanguato in mezzo alla gente che faceva la spesa della domenica, come se niente fosse. E non contento, il nigeriano ha pure tentato di ammazzare l’amico della vittima, Roberto Sammartino, ferendolo all’addome. Tutto perché? Perché aveva “sentito parlare male di lui” (versione che nemmeno il sopravvissuto ha confermato). Futili motivi? Macché. Per i giudici italiani è stata solo l’“estrinsecazione” della sua patologia.

La Cassazione ha confermato tutto: **12 anni**. La Procura aveva chiesto l’ergastolo, ma niente da fare. De Greata è stato dichiarato **parzialmente infermo di mente** grazie alle solite perizie psichiatriche pagate con i nostri soldi. “Disturbo di adattamento”, “personalità paraschizoide”, “traumi da migrazione”, “stress da barcone”. Il viaggio in mare gli ha fatto male, poverino! E zac, l’aggravante dei futili motivi sparisce, l’ergastolo diventa un ricordo, si applica il rito abbreviato (sconto di un terzo), la seminfermità (altro terzo), e il massimo della pena per omicidio semplice viene rosicchiato fino a ridursi a dodici anni tondi tondi. Più due per il tentato omicidio, ma tanto poi si sconta tutto.

Che **schifo**. Che schifo di Paese.

La vedova Carmela Caruso e i suoi tre figli sono rimasti senza marito e senza padre. Un uomo buono, un operaio che non aveva fatto male a nessuno, massacrato come un animale. La famiglia ha urlato la sua rabbia in aula e fuori dalle aule di tribunale: “Lo Stato italiano ci ha gettato nella disperazione un’altra volta. La Giustizia è un sogno lontano”, ha detto la moglie con le lacrime agli occhi. Il figlio maggiore Daniele è stato ancora più chiaro e devastante: “Orgoglioso di essere italiano? Mi dispiace ma con oggi il mio orgoglio è morto. Sono disgustato da questo Paese, da questo sistema. La giustizia in Italia è un sogno lontano”.

Ma la vera **vergogna aggiunta alla ferita**, la cosa che fa più incazzare di tutte, è questa: **la difesa blindata della privacy dell’assassino solo perché è straniero**.

La faccia di Maurizio Gugliotta, la vittima italiana innocente, è stata sbattuta su tutti i giornali, sui telegiornali, sulle fiaccolate, sui necrologi. La sua foto, la sua vita, la sua morte sono state esposte a tutti gli italiani. Ma del nigeriano che l’ha sgozzato? **Niente**. Zero foto ufficiali. Zero mugshot. Zero immagini dal processo in aula. Zero segnaletica. La sua faccia viene protetta con più cura di un segreto di Stato. “Privacy”, dicono i giornali mainstream. “Tutela della persona”, dicono i giudici. Privacy per un condannato definitivo per omicidio volontario? Privacy per un profugo nigeriano arrivato con il barcone?

È la solita **Italia a due pesi e due misure**. Se l’assassino fosse stato un italiano, la sua foto sarebbe finita su tutte le prime pagine con il titolo a caratteri cubitali. Invece perché è uno straniero, un migrante, un “richiedente asilo”, scatta immediatamente lo scudo della privacy più feroce. I media di regime si guardano bene dal mostrare il volto di Khalid De Greata. Come se far vedere agli italiani chi ha ammazzato un padre di famiglia fosse “razzista” o “stigmatizzante”. Ma nascondere la verità ai cittadini, questo sì che va bene.

È razzismo al contrario. È favoritismo schifoso verso chi arriva dal mare e disprezzo verso chi paga le tasse e muore ammazzato. Stress da barcone come attenuante, privacy da straniero come scudo impenetrabile. Intanto un italiano è morto per sempre, la sua famiglia è distrutta, e tra qualche anno questo soggetto sarà di nuovo libero di girare per le strade, per i mercati, per le nostre città.

No, non lo accettiamo.

Maurizio Gugliotta meritava giustizia vera, non questa farsa. La sua famiglia meritava molto di più di 12 anni e una provvisionale da quattro soldi (il killer è nullatenente, ovvio). E l’Italia intera merita una giustizia che non si pieghi davanti al passaporto dell’assassino o al colore della sua pelle.

Basta con questa vergogna. Basta con la protezione degli stranieri a scapito degli italiani. È il momento di pretendere che la faccia di chi ammazza i nostri connazionali venga mostrata a tutti, senza pietà. Perché la vera privacy da tutelare è quella delle vittime, non degli assassini arrivati con il barcone.

Nigeriano sgozza italiano: solo 12 anni perché “stressato dal barcone” ultima modifica: 2026-03-07T15:18:58+00:00 da V
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By V marzo 7, 2026 15:18
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1 Comment

  1. Kurly marzo 7, 17:22

    E chi paga il disastro che questo bastardo ha causato????? Di risarcimenti ovviamente non se ne parla, vero????? 🤬 Che paese fallito l’italietta 😤

    Reply to this comment
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