Brescia: il consigliere islamico della sinistra indagato per pedofilia
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Brescia, orrore pedopornografico in Loggia: consigliere palestinese Iyas Ashkar indagato per abusi online su minori. Un immigrato “integrato” che nascondeva 200 file di violenza su bambini!
Un velo di vergogna e terrore si abbatte su Brescia, dove l’integrazione tanto decantata si rivela un incubo: Iyas Ashkar, 46enne di origini palestinesi, ex consigliere comunale nella lista civica che sostiene la sindaca Laura Castelletti, è indagato dalla Procura di Milano per detenzione di materiale pedopornografico e violenza sessuale online su minori. Dimessosi lo scorso 30 gennaio per “motivi personali”, ora emerge la verità agghiacciante: nel suo dispositivo sono stati trovati circa 200 file tra foto e video di abusi su bambini, alcuni di soli due anni, commissionati e trasmessi in diretta da paesi come Vietnam e Thailandia. Un racket internazionale di “live distant child abuse”, smantellato dalla Polizia Postale con il supporto di Homeland Security ed Europol, che ha portato a due arresti (a Trento e Reggio Calabria) e quattro denunce, tra cui quella di Ashkar.
Questo non è solo un caso isolato di depravazione: è il simbolo di un’immigrazione mal gestita che infetta le nostre istituzioni. Ashkar, immigrato palestinese diventato cittadino italiano, ristoratore noto in città e presidente della Commissione Commercio, sedeva in consiglio comunale rappresentando la maggioranza progressista. Un “modello di integrazione” che nascondeva orrori inimmaginabili: pagamenti per assistere a violenze su minori in streaming, un’industria della perversione che sfrutta vittime innocenti vendute per poche decine di dollari. La Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, ha coordinato un’indagine complessa che ha coinvolto Brescia, Roma, Latina e altre province, rivelando un network di predatori che operano nell’ombra dei nostri dispositivi.
E mentre Ashkar si difende con un laconico “Prendo le distanze dagli addebiti e chiedo di rispettare i tempi della giustizia”, la sindaca Castelletti si limita a pensare alle vittime, affermando che “non ci sono giustificazioni”. Giusto, ma dov’è l’indignazione per aver accolto e promosso un soggetto del genere nelle nostre istituzioni? Se Ashkar fosse stato un italiano autoctono di destra, i media “democratici” avrebbero urlato allo scandalo in prima pagina, invocando dimissioni immediate e processi mediatici. Invece, silenzio assordante: un immigrato palestinese, protetto dal velo del politicamente corretto, passa quasi inosservato.
Se il consigliere comunale di maggioranza Iyas Ashkar fosse stato di destra e “maschio bianco”, questa notizia sarebbero stata sbattuta in prima pagina su ogni testata dem. pic.twitter.com/4YbCCsyy89
— Francesca Totolo (@fratotolo2) February 3, 2026
Questo caso grida vendetta contro le politiche migratorie suicide: ricongiungimenti familiari indiscriminati che importano intere comunità senza controlli seri, concessione di cittadinanze facili a chi arriva da zone ad alto rischio di instabilità e valori incompatibili con i nostri. Ashkar, palestinese immigrato, ha ottenuto la cittadinanza italiana e persino un ruolo pubblico, ma dietro la facciata di ristoratore e politico si celava un mostro che consumava violenza su minori. Quanti altri “integrati” come lui nascondono abissi simili? Le statistiche del Viminale lo confermano: immigrati e loro discendenti sono sovrarappresentati in reati gravi, inclusi quelli sessuali.
È tempo di agire con fermezza: abrogare immediatamente i ricongiungimenti familiari a catena, che trasformano l’Italia in un rifugio per potenziali pericoli. Tornare allo ius sanguinis puro: la cittadinanza deve essere ereditata per sangue, non regalata per nascita sul suolo o per presenza prolungata. Revoca automatica per chi delinque, espulsione di tutta la famiglia. Brescia, l’Italia, non possono più permettersi di ospitare chi sfrutta la nostra accoglienza per perpetrare orrori su innocenti. Le vittime – bambini di due anni abusati in diretta – meritano giustizia vera, non ipocrisie progressiste. Basta con questa immigrazione che ci avvelena dall’interno: proteggiamo i nostri figli, le nostre istituzioni, la nostra civiltà!
Iyas Ashkar è musulmano.
Nato a Baqa al-Gharbiya (una città araba-palestinese in territorio israeliano), di origini palestinesi, è cresciuto in un contesto culturale e familiare tipicamente musulmano, come emerge chiaramente dal suo background e dalle sue attività pubbliche. Ha gestito ristoranti con cucina mediorientale/palestinese (come “I Nazareni” e “Dukka”), è stato militante attivo nell’associazione Italia-Palestina, ha partecipato a programmi Rai sulle tradizioni palestinesi e si è espresso ripetutamente su temi legati alla Palestina, al Ramadan e alla comunità islamica bresciana.
In vari contesti – dai suoi post social alla copertura mediatica – appare legato alla comunità musulmana locale: ha difeso posizioni contro l’islamofobia, ha commentato eventi religiosi islamici e ha collaborato con ambienti che promuovono il dialogo interreligioso in chiave islamica.
Questo aspetto aggrava ulteriormente il dramma del caso: un uomo che si presentava come “integrato”, attivista pro-Palestina e rappresentante della sinistra multiculturale in consiglio comunale, indagato per detenzione di centinaia di file pedopornografici e abusi online su minori, proviene proprio da quell’immigrazione che le politiche permissive hanno permesso di insediarsi nelle nostre istituzioni senza filtri veri su valori e condotta. Un monito terribile: l’integrazione sbandierata spesso nasconde abissi incompatibili con la nostra civiltà.


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