Rimossi i profili social su Facebook e Instagram di Corona e Falsissimo
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La rimozione dei profili social di Fabrizio Corona e della pagina legata al suo format “Falsissimo” rappresenta una **censura gravissima** e un attacco diretto alla libertà di espressione in un Paese che si presume democratico. Nelle ultime ore del 3 febbraio 2026, Meta ha cancellato gli account Instagram (personale e dedicato a Falsissimo), Facebook e altri correlati, motivando l’intervento con “violazioni multiple degli standard della community”. Questa mossa arriva dopo un’escalation legale scatenata dalle puntate del format online, che hanno messo sotto accusa presunti meccanismi opachi nel mondo televisivo, in particolare legati a Mediaset e Alfonso Signorini.
Meta ha agito in modo autonomo, ma il contesto è inequivocabile: l’ufficio legale di Mediaset ha presentato diffide e azioni per violazione del copyright (utilizzo non autorizzato di clip e materiali audiovisivi), diffamazione, lesione della privacy e dignità personale. Queste pressioni hanno portato non solo al blocco dei profili Meta, ma anche alla rimozione sistematica dei video “Falsissimo” da YouTube (da parte di Google) e TikTok. Il canale YouTube di Corona resta visibile, ma solo con contenuti a pagamento per abbonati; i video gratuiti sono stati depurati o eliminati.
Il legale di Corona, Ivano Chiesa, ha definito l’operazione “indegna” e “censura pura”, un “oscurantismo non degno di questo Paese”. Ha aggiunto che “la gente lo capisce bene” e che “è a rischio la libertà di parola”. Corona stesso, attraverso i suoi canali residui, ha bollato la vicenda come un tentativo di zittire voci scomode che denunciano un “sistema” di potere mediatico.
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Alla base c’è un’ordinanza cautelare urgente (art. 700 c.p.c.) del Tribunale civile di Milano, emessa a fine gennaio 2026 su ricorso di Signorini. Il giudice Roberto Pertile ha riconosciuto il **fumus boni iuris** (parvenza del diritto leso: reputazione, privacy, onore) e il **periculum in mora** (rischio di danno irreparabile dalla viralità dei contenuti). Ha ordinato la rimozione immediata di video e materiali ritenuti diffamatori, privi di continenza e interesse pubblico legittimo, accusando Corona di aggredire gratuitamente la dignità altrui per fini di profitto e audience, non di cronaca.
Questa non è solo una disputa privata: è un precedente pericoloso. Quando un grande gruppo mediatico come Mediaset, con il suo peso economico e legale, riesce a far rimuovere interi profili social e format critici attraverso pressioni su piattaforme globali, si apre la porta a un controllo asimmetrico dell’informazione. Corona non è un giornalista tradizionale, ma il suo format ha acceso un dibattito su casting, favoritismi e abusi nel mondo dello spettacolo – temi di interesse pubblico. Bloccare tutto con motivazioni di copyright e “violazioni multiple” rischia di trasformarsi in uno strumento per silenziare oppositori scomodi, bypassando un processo ordinario.
La difesa di Corona annuncia ricorsi e sottolinea che “se oggi zittiscono me, domani zittiranno voi”. In un’epoca in cui le piattaforme decidono cosa è “conforme” sotto pressione di potenti, questa censura digitale solleva interrogativi seri sulla democrazia informativa. La gente, come dice Chiesa, valuterà: è davvero tutela della privacy o semplice oscuramento di chi osa sfidare il sistema?


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