Non vengono espulsi e tornano liberi ad uccidere italiani
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**Irregolari pregiudicati e mai espulsi: tornano in libertà e massacrano italiani – l’ennesima strage della magistratura buonista, che preferisce i clandestini ai cittadini onesti**
È l’ennesima vergogna, l’ennesima dimostrazione che in Italia la giustizia non è più uno strumento di tutela dei cittadini, ma un alleato dell’impunità migratoria e del buonismo ideologico. Mentre i veri italiani pagano tasse salatissime per mantenere un sistema che li tradisce due volte – con i soldi e con il sangue dei loro figli – la magistratura lascia liberi irregolari con decreti di espulsione nel cassetto, pregiudicati seriali e pericolosi, che poi tornano in strada e uccidono. Lo denuncia oggi Il Tempo con un’inchiesta choc firmata da Francesca Totolo: una lista di casi che fa rabbrividire, tutti accomunati dalla stessa mano invisibile della “giustizia” che non espelle e non punisce.
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Prendiamo solo alcuni esempi, tutti freschi o recenti, tutti con la stessa firma: decreti di espulsione mai eseguiti, scarcerazioni “umanitarie”, certificati medici ad hoc e giudici di pace che rimettono in libertà chi dovrebbe stare fuori dall’Italia o in galera. A Milano, fine dicembre, la 19enne Aurora Livoli violentata e strangolata dal peruviano irregolare Emilio Gabriel Valdez Velazco: due decreti di espulsione ignorati, scarcerato nel 2024 perché un medico lo dichiara “inidoneo” al Cpr, quattro mesi dopo torna a stuprare. A Bologna, il 5 gennaio, Alessandro Ambrosio, 34 anni, accoltellato a morte dal pregiudicato Marin Jelenic, già destinatario di allontanamento prefettizio. A Macerata, Pamela Mastropietro, 18 anni, stuprata, massacrata e fatta a pezzi dal nigeriano Innocent Oseghale: arrestato per spaccio, lasciato libero, decreto di espulsione carta straccia. A Roma, Desirèe Mariottini, 16 anni, violentata e uccisa da quattro irregolari africani in un palazzo occupato. A Rovereto, Iris Setti, 61 anni, stuprata e ammazzata dal nigeriano Chukwuka Nweke: precedenti, obbligo di firma, due decreti di espulsione bloccati da un processo pendente e dalla “presenza di familiari”. A Foggia, Franca Marasco, 72 anni, accoltellata dal marocchino Redoane Moslli: condannato a 4 anni e espulsione, giudice di pace che non convalida il Cpr e lo rimette in strada. E ancora Rossella Nappini, Alice Neri, David Raggi, Santo Re (ucciso dal parcheggiatore zimbabwese John Obama), don Roberto Malgesini a Como: tutti massacrati da irregolari con espulsioni firmate ma mai eseguite.
La traduzione per i cittadini che lavorano e pagano: la magistratura italiana ha deciso che espellere un clandestino pericoloso è “disumano”, mentre lasciare che stuprino e uccidano le nostre figlie, madri e nonni è solo “politica corretta”. La stessa logica perversa che abbiamo visto mille volte:
– Il pakistano “cieco assoluto” con pensione Inps che guida SUV e gestisce negozi a Monza: assolto perché “il fatto non sussiste”, residuo visivo sotto il 3% basta per girare da solo ma non per perdere la pensione.
– Risarcimento da 700 euro all’algerino Redouane Laaleg con 23 condanne, perché trasferito in Albania.
– 76.000 euro alla Sea Watch di Carola Rackete che speronò la Guardia di Finanza.
– Nessun risarcimento per le famiglie di Pamela Mastropietro, Desirèe Mariottini, Santo Re o don Malgesini.
Lo Stato paga quando favorisce l’invasione (Ong, clandestini, occupanti abusivi), ma quando fallisce nel proteggere gli italiani la risposta è sempre la stessa: assoluzioni, scarcerazioni, “diritti” per chi non rispetta nessuna regola. Giorgia Meloni lo ha ripetuto più volte: «Sentenze assurde. Soldi degli italiani regalati a chi viola la legge». Qui è peggio: non solo regalati, ma usati per armare gli assassini che poi tornano liberi.
È la magistratura a decidere chi resta in Italia a uccidere. È la magistratura a non convalidare i Cpr, a bloccare le espulsioni per “presenza di familiari” o certificati medici farlocchi. È sempre la stessa casta che premia i furbetti e lascia impuniti i violenti.
Il referendum del 22-23 marzo è l’unica via per spezzare questa catena: **Sì** per separare le carriere (pm non più padroni dei giudici), sorteggiare il CSM (basta correnti rosse), istituire l’Alta Corte disciplinare (punizioni vere per chi libera i mostri e condanna l’Italia a pagare il conto). Gli ultimi sondaggi danno il Sì tra il 58% e il 63% tra i votanti probabili, affluenza stimata 54-57%. Il Sì è avanti, ma serve una vittoria schiacciante per dire basta una volta per tutte.
Andate a votare in massa il **22 e 23 marzo**. Portate familiari, amici, vicini. Fate vedere che il popolo non è disposto ad accettare altre Aurora Livoli, altre Pamela, altre Iris o altre madri accoltellate perché un giudice ha preferito il “politicamente corretto” alla sicurezza degli italiani. Votare Sì è dire basta a chi insulta (“Topo Gigio”), accusa di malafede, libera stupratori e irregolari seriali, e condanna l’Italia a pagare chi la deruba e la massacra.
Il 22 marzo, Sì schiacciante per un’Italia che protegge i suoi cittadini onesti, non chi li sgozza. La pacchia è finita – per le toghe rosse e per chi le usa come arma contro i contribuenti e contro le nostre famiglie! Andate a votare Sì. Tutti. Ora!


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