Sindaco africano eletto al primo turno nel sobborgo afroislamico di Parigi
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**Saint-Denis conquistata: sindaco nero LFI Bally Bagayoko eletto al primo turno con il 50,77%. La Francia non è più francese, i sindaci non europei prendono il comando. L’allarme è rosso sangue: la sostituzione è ufficiale**
Cosa notate? Lo chiede Francesca Totolo nel suo post, e la risposta è sotto gli occhi di tutti nel video che circola: Bally Bagayoko, 52 anni, candidato La France Insoumise alleato con i comunisti, ha stravinto al primo turno le elezioni comunali di Saint-Denis, la seconda città più grande dell’Île-de-France dopo Parigi (150.000 abitanti dopo la fusione con Pierrefitte). 50,77% dei voti. Il sindaco socialista uscente Mathieu Hanotin schiacciato al 32,70%. Vittoria storica: la prima grande città francese governata da LFI.
Bally Bagayoko, il candidato de La France Insoumise, ha vinto al primo turno le elezioni comunali di Saint-Denis.
Cosa notate? pic.twitter.com/TTpLb1CkV1
— Francesca Totolo (@fratotolo2) March 17, 2026
Ma la vera notizia, quella che fa rizzare i capelli, è un’altra. Guardate la folla che lo porta in trionfo per le strade di Saint-Denis: volti africani, maghrebini, “eredi dell’immigrazione”. Non un solo francese “de souche” visibile. Lui stesso, “l’enfant de Saint-Denis”, figlio dell’immigrazione, nero, antirazzista militante, incarna perfettamente la “Nouvelle France” di Mélenchon: quella del grande rimpiazzo, dove i quartieri popolari diventano enclave etniche e la città dei re di Francia diventa la capitale dell’Insoumission islamo-gauchiste.
Saint-Denis non è più Francia. È già Saint-Denislamabad. Banlieue simbolo del fallimento dell’integrazione, con moschee strapiene, radicalizzazione, no-go zone, attentati jihadisti che partono da lì. Ora ha un sindaco non europeo che rappresenta la sinistra estrema filo-Hamas, anti-Israele, pro-immigrazione senza limiti. Esattamente come il sindaco di New York Mamdani, in odore di Fratelli Musulmani, con la moglie che posta terroristi di Hamas e Hezbollah. Stesso copione: conquista pacifica, voto demografico, potere nelle mani di chi viene da fuori.
La sinistra scellerata esulta: “porta speranza”, “ci somiglia”, “abbiamo fatto mentire i pronostici”. Certo, perché ha sostituito il popolo. I francesi veri sono minoranza in casa propria. Le scuole? Già algerine come a Milano San Siro: 100% arabofoni, bacheche in arabo, ucraini emarginati. Le strade? Donne velate, maranza, Ramadan imposto. Le moschee? Hub di preghiera e reclutamento, come quella di Monteroni d’Arbia finita sotto indagine DDA per legami con Isis e Gaza.
E noi? In Italia assistiamo in diretta: a Firenze due aule trasformate in moschee separate maschi-femmine per “modestia islamica”. In Germania i Verdi sostituiscono Cristo con Maometto a scuola. Ovunque lo stesso meccanismo: ricongiungimenti familiari, immigrazione regolare dai paesi islamici, case popolari occupate, voti di scambio etnici. La destra piagnucola, la sinistra organizza la resa. E i sindaci non europei diventano la norma.
Questo non è multiculturalismo. È la fine. Dove sbarca l’Islam politico, con l’infedele non si patteggia: lo si assoggetta. Saint-Denis lo dimostra: da città storica a califfato elettorale in pochi decenni. Bally Bagayoko è solo il segnale. Domani tocca a Roubaix, a Marsiglia, a interi dipartimenti. Poi all’Italia: sindaci pakistani, senegalesi, tunisini eletti nelle nostre periferie.
L’allarme è rosso sangue. Se non azzeriamo subito ricongiungimenti familiari e immigrazione regolare dai paesi islamici, tra dieci anni i sindaci di Milano, Roma, Parigi, Bruxelles saranno tutti come Bagayoko. La sostituzione etnica, culturale, politica è compiuta. Non si nasconde più: avanza arrogante, con il voto e il megafono della sinistra suicida.
Svegliamoci. O l’Europa dei nostri padri sarà solo un ricordo sotto il minareto e il nuovo sindaco “non europeo”. Tempo scaduto.


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