A 13 anni picchiano e rapinano le vecchine italiane

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By V marzo 26, 2026 12:00

A 13 anni picchiano e rapinano le vecchine italiane

**Allarme rosso a Conegliano: rapinatori di 13 e 14 anni, figli dell’immigrazione selvaggia, aggrediscono e derubano donne anziane. Non sono qui per pagare le nostre pensioni, ma per rubarle.**

Conegliano, 26 marzo 2026. Due minori stranieri, uno dominicano di 13 anni e uno colombiano di 14, hanno trasformato una tranquilla via del centro in teatro di una rapina seriale. Tre donne – di 29, 67 e 74 anni – sono state aggredite, picchiate e derubate con una violenza che fa rabbrividire. Il più giovane dei due è risultato irreperibile: il giorno dopo i fatti ha fatto le valigie ed è rientrato nel suo Paese d’origine, lasciando l’Italia a fare i conti con l’ennesimo episodio di cronaca che non dovrebbe più stupirci, ma che invece grida vendetta.

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Questo non è un caso isolato. È la fotografia nitida di un fallimento annunciato: quello di un’immigrazione che non integra, non produce, non ripaga il debito di gratitudine verso il Paese che l’ha accolta. Questi ragazzi non sono venuti in Italia per lavorare, studiare o contribuire al sistema previdenziale che tiene in piedi le nostre pensioni. Sono arrivati – o sono nati qui da genitori stranieri – per approfittarne. E quando la mano tesa si trasforma in pugno chiuso, scappano indisturbati verso il loro Paese, lasciando alle nostre forze dell’ordine e alla nostra giustizia il compito impossibile di inseguirli.

Pensateci bene: le donne aggredite, soprattutto le due anziane, rappresentano esattamente quel tessuto sociale che ogni giorno versa contributi per mantenere un welfare sempre più sotto pressione. Sono le nonne, le madri, le zie che hanno costruito questo Paese con il sudore della fronte. E proprio loro, le più fragili, diventano prede di una criminalità giovanile importata, cresciuta nelle periferie dove l’integrazione è solo una parola vuota sui manifesti elettorali. I “seconda generazione” – o presunti tali – non pagano le pensioni degli italiani. Le derubano. Con la complicità di una politica che ha aperto le porte senza chiedere nulla in cambio: né rispetto, né regole, né riconoscenza.

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Il minore dominicano che fugge il giorno dopo è il simbolo perfetto di questa realtà. Non ha radici qui. Non ha legami. Non ha paura della giustizia italiana perché sa che, in fondo, può sempre tornare “a casa”. E intanto, in Italia, le vittime restano con traumi, lividi e portafogli vuoti. Mentre i contribuenti onesti – quelli veri, gli italiani che lavorano da una vita – continuano a finanziare un sistema che protegge più gli aggressori che gli aggrediti.

È ora di chiamare le cose con il loro nome, senza ipocrisie. L’immigrazione di massa, soprattutto quella non selezionata e senza controlli reali, sta generando una seconda generazione che non si sente italiana, non vuole esserlo e non lo sarà mai. Crescono nei quartieri dove la legge è quella della strada, dove il rispetto per l’anziano italiano è un concetto estraneo, dove l’unica “integrazione” è quella che passa per la prevaricazione. E noi paghiamo il conto: in sicurezza, in welfare, in serenità quotidiana.

Le forze dell’ordine di Conegliano hanno fatto il loro dovere, come sempre. Ma non basta più arrestare. Serve cambiare rotta. Serve rimpatri immediati per chi commette reati gravi, anche se minorenne. Serve chiudere i rubinetti dell’immigrazione incontrollata che alimenta queste sacche di criminalità. Serve smettere di fingere che “i ragazzi sono ragazzi” quando la nazionalità e il background culturale determinano un modello di comportamento che minaccia la nostra società.

Le pensioni degli italiani non sono un bancomat a cielo aperto per chi arriva da fuori. Sono il frutto di decenni di sacrifici. E chi viene qui con l’idea di derubarle – a 13 o a 14 anni, con la violenza di chi non ha nulla da perdere – deve sapere che l’Italia non è più disposta a subire in silenzio.

Questo episodio di Conegliano non è cronaca. È un campanello d’allarme che suona da troppo tempo. Se non lo ascoltiamo ora, domani sarà troppo tardi. E le nostre nonne continueranno a pagare, con il sangue e con i risparmi, il prezzo di una politica suicida.

A 13 anni picchiano e rapinano le vecchine italiane ultima modifica: 2026-03-26T12:00:54+00:00 da V
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