Ramadan sì ma stop a benedizioni pasquali a scuola

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By V marzo 25, 2026 22:58

Ramadan sì ma stop a benedizioni pasquali a scuola

**Nella regione dove si adibiscono aule a moschee e si portano i bambini a visitare altre moschee, viene impedita la benedizione pasquale per i capricci di pochi fanatici che però nulla dicono sul Ramadan**

**Chiusi (Siena), 25 marzo 2026** – Mentre in Toscana e in altre zone d’Italia le scuole pubbliche si piegano alle richieste islamiche concedendo aule trasformate in spazi di preghiera per il Ramadan, organizzando visite guidate alle moschee per i bambini e adattando orari e verifiche al digiuno musulmano, a Chiusi scatta il veto assoluto contro una tradizione cristiana innocua e volontaria: il giro di benedizioni pasquali nelle classi.

L’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar) ha inviato una diffida formale all’Istituto Comprensivo “Graziano da Chiusi”, costringendo la dirigente Daria Moscillo e il consiglio di istituto a sospendere il tradizionale calendario di visite del parroco. Un’iniziativa che si svolgeva da oltre vent’anni, senza alcun obbligo per gli alunni, come semplice attività extracurricolare nel mese di marzo, rispettando pienamente chi non si avvale dell’insegnamento della religione cattolica.

La preside ha motivato la decisione con “senso di responsabilità” per preservare il “clima sereno”, dopo aver inizialmente difeso la continuità di una consuetudine radicata. Il sindaco Gianluca Sonnini ha invocato la laicità della scuola e il pluralismo confessionale garantito dalla Costituzione. Don Antonio Canestri, parroco di Chiusi Scalo, ha ricordato che tutto era stato approvato all’unanimità dal consiglio di istituto, con regole chiare e senza imposizioni.

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Ma il doppio standard è evidente e clamoroso. Nella stessa regione, e in molte scuole italiane, non si registra altrettanta rigidità quando si tratta di favorire l’Islam:

– A **Firenze**, in una scuola superiore, due aule sono state adibite a moschea temporanea per le preghiere del Ramadan, con separazione tra maschi e femmine. Critiche da parte della Lega per una “resa culturale”, ma nessuna diffida dell’Uaar o intervento immediato per ripristinare la laicità.
– In varie province (dal Milanese al Trevigiano) si organizzano gite scolastiche in moschea per classi intere, compresi bambini dell’asilo e delle elementari, con laboratori sui pilastri dell’Islam, spiegazioni su Maometto e, in alcuni casi documentati, momenti di preghiera o mimica del rito islamico. Polemiche sì, ma spesso liquidate come “dialogo interculturale” e “occasione educativa”.
– Durante il Ramadan, circolari scolastiche posticipano verifiche, interrogazioni e attività sportive per non “penalizzare” gli studenti musulmani, in nome dell’inclusione. A Genova, per esempio, si è arrivati a modificare il calendario didattico per assecondare il digiuno.

Dove sono le diffide dell’Uaar contro queste pratiche? Dove è la difesa intransigente della laicità quando si tratta di aule trasformate in luoghi di culto islamico o di bambini portati a “riscoprire” la moschea durante l’orario scolastico? Il silenzio è assordante.

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La benedizione pasquale non interrompeva le lezioni in modo coercitivo: era un passaggio del parroco, opzionale, radicato nella cultura del territorio etrusco-cristiano che ha forgiato Chiusi e l’intera Italia. Eppure basta la lettera di un’associazione atea per farla saltare. Al contrario, le richieste legate all’Islam – che spesso implicano cambiamenti strutturali, separazioni di genere e un’influenza religiosa attiva – vengono accolte come segno di “rispetto” e “integrazione”.

Questo non è laicità. È una laicità a senso unico, che colpisce solo le radici cristiane della società italiana mentre si arrende di fronte all’avanzata di un’altra religione, numericamente minoritaria ma culturalmente aggressiva. È il segnale di un processo di **islamizzazione strisciante** delle istituzioni pubbliche, a partire dalla scuola, dove si educa alla sottomissione culturale più che al pluralismo vero.

I genitori di Chiusi hanno ragione a essere inferociti sui social: si cancella una tradizione secolare per i “capricci di pochi fanatici” (o di chi li cavalca ideologicamente), mentre si tace sul Ramadan che entra a pieno titolo nelle aule. Il sindaco parla di “libertà religiosa”, ma la libertà sembra valere solo per chi urla più forte o per chi rappresenta il cambiamento demografico in atto.

In una nazione che ha costruito cattedrali, santi e una civiltà millenaria sul cristianesimo, assistere a questo squilibrio è inquietante. La scuola dovrebbe trasmettere conoscenza, non cancellare l’identità del Paese ospitante per compiacere minoranze che, altrove, non concedono reciprocità. Se la laicità è davvero il principio guida, allora si applichi a tutti: niente aule-moschea, niente gite obbligatorie in moschea, niente adattamenti al Ramadan, e nessuna diffida contro una semplice benedizione pasquale volontaria.

Altrimenti, chiamiamola con il suo nome: resa. E prepariamoci alle conseguenze di una società che rinnega se stessa.

Ramadan sì ma stop a benedizioni pasquali a scuola ultima modifica: 2026-03-25T22:58:30+00:00 da V
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By V marzo 25, 2026 22:58
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