“E ora la sharia”: islamici presentano il conto alla sinistra dopo il referendum

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By V marzo 25, 2026 11:56

“E ora la sharia”: islamici presentano il conto alla sinistra dopo il referendum

**“E ora la sharia”: l’allarme dopo il referendum sulla giustizia e il pericolo dell’immigrazione regolare islamica in Italia**

Il 25 marzo 2026, poche ore dopo la vittoria del **No** al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia (la cosiddetta riforma Nordio), sui social e nelle comunità islamiche italiane è esploso un grido inequivocabile: **«E ora la sharia»**. Dopo il referendum gruppi di musulmani hanno celebrato il risultato come un indebolimento del sistema statale e hanno invocato apertamente l’applicazione della legge islamica. Non si tratta di un episodio isolato o di “provocazione online”. È il segnale visibile di un processo più profondo: l’islamizzazione progressiva dell’Italia attraverso l’immigrazione regolare, i ricongiungimenti familiari, le nascite e la concessione di cittadinanze.

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Chi minimizza parla di “pochi estremisti” o di “fraintendimenti culturali”. La realtà, documentata da anni di cronaca, statistiche demografiche e fatti sul campo, è diversa. L’Islam, nella sua forma maggioritaria, non è una religione privata compatibile con la laicità occidentale come il cristianesimo o l’ebraismo contemporanei. È un sistema totale che comprende legge civile, penale, familiare, economica e politica. La **sharia** non è un optional per i fedeli più rigidi: è il quadro normativo che il Corano e la Sunna impongono come superiore a qualsiasi legge umana.

### Il post di Francesca Totolo e le celebrazioni islamiche

Nel post pubblicato da @fratotolo2 il 25 marzo 2026 si legge chiaramente: «“E ora la sharia”. Dopo aver festeggiato per la vittoria del No, gli islamici invocano la sharia». Le immagini allegate mostrano esultanza nelle moschee o sui canali social di comunità islamiche italiane, con commenti che interpretano il No come un passo verso il indebolimento dello Stato laico. Non è un caso isolato. Già durante la campagna referendaria, figure come l’imam Hamza Roberto Piccardo avevano invitato pubblicamente i musulmani a votare No, presentandolo come difesa contro una riforma percepita come “islamofoba” o restrittiva.

Queste reazioni rivelano una mentalità: per una parte significativa della popolazione musulmana residente (cittadini italiani compresi), le istituzioni democratiche italiane sono uno strumento da usare finché conveniente, ma non un valore da difendere in sé. Quando lo Stato appare più debole, emerge immediatamente la rivendicazione della sharia come alternativa superiore.

### Immigrazione regolare: il vero motore dell’islamizzazione

Molti pensano che il problema sia solo l’immigrazione clandestina via mare. Errore grave. L’islamizzazione più insidiosa avviene attraverso canali legali: visti di lavoro, ricongiungimenti familiari, asilo con esito positivo, studenti, matrimoni misti e soprattutto la **cittadinanza** concessa dopo pochi anni.

Secondo stime consolidate (Pew Research Center e altre fonti demografiche aggiornate al 2020-2025), i musulmani in Italia sono passati da poche centinaia di migliaia negli anni ’90 a circa 2,5-3 milioni oggi (intorno al 4,8-5% della popolazione). Con l’immigrazione regolare costante e il tasso di natalità più elevato (le famiglie musulmane hanno mediamente più figli delle italiane), le proiezioni indicano che entro il 2050 si potrebbe arrivare al 9-14% della popolazione totale, con picchi molto più alti in alcune città del Nord (Milano, Torino, Genova, Brescia, Bergamo). In certi quartieri di queste aree la percentuale supera già il 20-30% tra i giovani e i bambini nelle scuole.

L’immigrazione regolare non selezionata da paesi a maggioranza islamica (Marocco, Pakistan, Bangladesh, Senegal, Tunisia, Albania in parte, ecc.) porta con sé persone che, nella stragrande maggioranza, provengono da società dove la sharia è cultura dominante, anche se non sempre applicata formalmente dallo Stato. L’integrazione è spesso solo apparente: si impara l’italiano per lavorare, si rispettano le leggi finché non si è abbastanza numerosi da poterne fare a meno o da imporre accomodamenti.

### La sharia parallela: già realtà in Europa e in arrivo in Italia

In tutta Europa l’esperienza è chiara. In Francia, Belgio, Svezia, Germania e Regno Unito esistono da anni **zone a bassa intensità di applicazione della legge statale** (le cosiddette no-go zones o “quartieri sensibili”). Qui la polizia entra con difficoltà, le donne senza hijab rischiano molestie, i matrimoni combinati e i “delitti d’onore” persistono, la poligamia viene tollerata di fatto, le macellerie sono solo halal, i negozi chiudono il venerdì, e nei tribunali informali (consigli di imam) si risolvono controversie familiari secondo la sharia.

In Italia il fenomeno è meno avanzato ma in accelerazione:
– Moschee e centri islamici (oltre 1.200 stimati) spesso finanziati da Qatar, Arabia Saudita o Turchia diffondono un Islam salafita o Fratelli Musulmani, non quello “moderato” di facciata.
– Casi di arbitrato islamico familiare, rifiuto di stringere la mano a donne, richieste di piscine separate, menù halal obbligatori nelle mense scolastiche, contestazioni al crocifisso o al presepe.
– Crescente numero di giovani di seconda e terza generazione che, invece di integrarsi, si radicalizzano proprio perché nati in Italia ma educati in un ambiente parallelo.

La vittoria del No al referendum sulla giustizia viene letta da alcuni ambienti islamici come un segnale di fragilità dello Stato italiano. Meno coesione tra giudici e pm, più lentezza nei processi, maggiore difficoltà a contrastare la criminalità organizzata e l’estremismo: tutto questo viene percepito come opportunità.

### Perché l’immigrazione islamica regolare è incompatibile con l’Italia

L’Italia è un paese con una identità radicata: cristiana, romana, rinascimentale, laica ma con radici giudaico-cristiane. La Costituzione repubblicana si fonda sulla sovranità popolare, sull’uguaglianza uomo-donna, sulla libertà di espressione (anche di critica alla religione), sul monopolio statale della violenza. La sharia prevede invece:
– Disuguaglianza tra uomo e donna (testimonianza femminile vale la metà, eredità sfavorevole alle donne, ripudio facile).
– Pena di morte per apostasia, blasfemia, adulterio (in teoria; in pratica pressione sociale fortissima).
– Divieto di critica all’Islam (la “islamofobia” come arma per silenziare il dibattito).
– Concezione della democrazia come strumento temporaneo, finché i musulmani non diventano maggioranza (“democrazia è haram quando contrasta con la sharia”).

Accogliere regolarmente centinaia di migliaia di persone portatrici di questa visione significa importare un corpo estraneo che non si assimila, ma tende a creare enclavi. La storia europea degli ultimi 30 anni lo dimostra: Londra con i suoi “Sharia councils”, Molenbeek come incubatore di terroristi, le banlieue francesi in fiamme periodicamente, i “patrols” islamici in alcune città tedesche.

### Cosa fare: stop all’immigrazione islamica regolare

Non si tratta di odio o razzismo. Si tratta di realismo demografico, culturale e di sicurezza nazionale.

1. **Blocco immediato dei flussi regolari da paesi a maggioranza islamica**: zero nuovi visti di lavoro non altamente qualificati, stop ricongiungimenti familiari per chi non dimostra piena integrazione, revisione drastica dell’asilo (con rimpatri rapidi).
2. **Revisione della cittadinanza**: ritorno allo ius sanguinis stretto. La cittadinanza italiana non è un diritto acquisito dopo 5-10 anni di residenza; è un privilegio che richiede assimilazione totale, rinuncia pubblica a elementi incompatibili con la Costituzione (sharia inclusa), conoscenza profonda della lingua, storia e valori italiani. Revoca per chi viola gravemente queste condizioni.
3. **Chiusura o controllo rigoroso delle moschee straniere**: finanziamento estero vietato, imam italiani formati in Italia e controllati, prediche in italiano e trasparenti.
4. **Politica demografica pro-natalità italiana**: incentivi forti alle famiglie autoctone per invertire il crollo delle nascite. Un popolo che non fa figli lascia spazio ad altri.
5. **Espulsioni e rimpatri**: per chi predica la sharia, per chi partecipa a reti salafite, per chi commette reati e ha doppia cittadinanza.

Il post di Francesca Totolo non è allarmismo. È uno specchio. Gli islamici che festeggiano il No e gridano «E ora la sharia» ci dicono apertamente cosa pensano: l’Italia è terra di conquista, non di integrazione. Ignorarlo significa tradire le generazioni future.

L’Italia ha il diritto e il dovere di difendere la propria identità, la propria sicurezza e la propria civiltà. Fermare l’immigrazione regolare islamica non è xenofobia: è l’unico modo per evitare che il prossimo referendum non sia più su una riforma della giustizia, ma sull’applicazione o meno della sharia in alcuni quartieri. Il tempo stringe. O si agisce ora, con fermezza e senza ipocrisie, o tra vent’anni non ci sarà più da discutere: ci sarà solo da subire.

“E ora la sharia”: islamici presentano il conto alla sinistra dopo il referendum ultima modifica: 2026-03-25T11:56:24+00:00 da V
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