Leader islamici rivendica vittoria NO: “Siamo stati decisivi”
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**La rivendicazione di Piccardo e l’urgenza di fermare l’islamizzazione dell’Italia**
«**Il voto degli islamici è stato decisivo**». Lo afferma senza giri di parole **Davide Piccardo**, ex coordinatore del **CAIM** (Coordinamento Associazioni Islamiche di Milano), in un video che sta circolando in queste ore. Le parole di uno dei volti più noti dell’islam organizzato in Lombardia non sono un’opinione personale: sono la rivendicazione esplicita di un **blocco di voto confessionale** che condiziona le sorti di un referendum e, di fatto, della politica italiana.
Un segnale chiarissimo. La comunità musulmana in Italia – stimata tra i 2,3 e i 2,7 milioni di persone, con oltre 1,7 milioni di stranieri residenti di fede islamica secondo i dati più recenti di Fondazione Ismu – non si limita più a chiedere moschee o diritti religiosi. Si presenta come **forza elettorale compatta**, capace di spostare l’ago della bilancia su temi delicati come la giustizia o le riforme costituzionali. E lo fa con una logica di “umma” che trascende l’appartenenza nazionale.
“Il voto degli islamici è stato decisivo”
Davide Piccardo, ex coordinatore del CAIM (Coordinamento Associazioni Islamiche di Milano) pic.twitter.com/v69jHjKsym
— Francesca Totolo (@fratotolo2) March 24, 2026
Questo episodio arriva mentre l’Italia continua a subire un processo di **islamizzazione graduale** ma inarrestabile: aumento costante della popolazione musulmana grazie a immigrazione regolare e irregolare, natalità superiore alla media italiana, costruzione di luoghi di culto, richieste di accomodamenti (dal velo nei documenti alle mense halal nelle scuole, fino alle rivendicazioni di spazi per la preghiera). Parallelamente cresce il numero di cittadini italiani di origine islamica che, grazie a meccanismi di naturalizzazione troppo permissivi, acquisiscono il diritto di voto senza necessariamente condividere i valori fondanti della nostra identità culturale e giuridica.
Di fronte a questo scenario, la risposta deve essere netta, coraggiosa e **democratica**. Il governo italiano – qualunque sia il colore politico – ha il dovere di ascoltare ciò che la stragrande maggioranza degli italiani approva da anni, come dimostrano tutti i sondaggi sul tema:
1. **Azzerare immediatamente l’immigrazione regolare di matrice islamica**. Basta con i ricongiungimenti familiari indiscriminati, i visti di lavoro o studio che diventano canali di ingresso di massa da paesi a maggioranza musulmana, i flussi decretati senza reali esigenze economiche o demografiche italiane. L’Italia non può continuare a importare un modello culturale incompatibile con la laicità dello Stato, l’uguaglianza uomo-donna, la libertà di critica religiosa e i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione.
2. **Tornare allo ius sanguinis autentico**. La cittadinanza italiana deve essere trasmessa per sangue e per legame effettivo con la nazione, non per mera nascita sul territorio (ius soli) né per automatismi che favoriscono l’islamizzazione demografica. La recente stretta su ius sanguinis per gli oriundi va nella direzione opposta: occorre invece rafforzare il principio di discendenza italiana e rendere molto più rigorosa la naturalizzazione per chi proviene da contesti culturali lontani dalla nostra civiltà. Chi vuole diventare italiano deve dimostrare non solo residenza, ma integrazione reale, rinuncia esplicita alla sharia e adesione ai valori occidentali. Altrimenti resta straniero.
Queste due misure non sono “estremiste”: sono **buon senso condiviso** dalla maggioranza silenziosa degli italiani, stanchi di vedere le proprie città cambiare volto, le proprie tradizioni marginalizzate e la propria sicurezza minacciata da episodi di cronaca che troppo spesso vedono protagonisti immigrati di seconda o terza generazione musulmana.
Se il governo non agisce con decisione – chiudendo i rubinetti dell’immigrazione islamica regolare e ripristinando un ius sanguinis serio – **saranno loro a decidere per noi**. Lo ha detto chiaramente Piccardo: il voto islamico diventa decisivo. Domani lo sarà su altri referendum, sulle elezioni amministrative, sulle politiche europee. E poi sulle leggi di famiglia, sull’istruzione, sulla libertà di espressione.
L’Italia è a un bivio. O si difende con strumenti legislativi forti, ripristinando il controllo delle frontiere culturali oltre che fisiche, oppure accetta passivamente di diventare, nel giro di una generazione, un paese in cui la voce dell’umma peserà sempre di più nelle urne e nella vita quotidiana.
Il post di Francesca Totolo ha acceso i riflettori. Ora tocca alla politica. Il governo ascolti il popolo italiano prima che sia troppo tardi: **azzerare l’immigrazione regolare islamica e tornare allo ius sanguinis**. È la misura più elementare di autodifesa di una nazione che vuole restare sé stessa.


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