La mamma di Pamela: toghe rosse festeggiano ma le vittime italiane aspettano

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By V marzo 24, 2026 12:01

La mamma di Pamela: toghe rosse festeggiano ma le vittime italiane aspettano

**“Mentre qualcuno festeggia la vittoria di un No intonando canti politici, io resto qui a guardare la foto di mia figlia…”: il grido straziante di Alessandra Verni – l’ennesima beffa dello Stato e delle toghe rosse, mentre le vittime italiane restano sole e gli assassini irregolari ridono**

È l’ennesima vergogna, l’ennesima dimostrazione che in Italia la giustizia è diventata uno strumento al servizio dell’impunità e del buonismo ideologico, mentre i cittadini onesti pagano il conto due volte: con le tasse e con l’indignazione. Mentre piazze e social si riempiono di cori e festeggiamenti per la vittoria del No al referendum sulla riforma della magistratura, Alessandra Verni, mamma di Pamela Mastropietro, è lì, immobile, a fissare la foto della sua bambina massacrata. «Mentre qualcuno festeggia la vittoria di un No intonando canti politici, io resto qui a guardare la foto di mia figlia…». Parole che spezzano il cuore, parole che urlano il dolore di una madre distrutta da otto anni di battaglia per la verità, in un Paese dove le toghe rosse hanno appena blindato il loro sistema di potere.

I fatti sono noti e raccapriccianti: nel gennaio 2018 a Macerata, Pamela, 18 anni appena, viene stuprata, uccisa e fatta a pezzi da Innocent Oseghale, nigeriano spacciatore irregolare. Il corpo smembrato della ragazza viene ritrovato in un appartamento, orrore che nessun genitore dovrebbe mai vivere. Ergastolo inflitto e confermato in Cassazione, certo. Ma per Alessandra Verni non è mai bastato: da anni denuncia complici mai identificati o adeguatamente puniti, verità monca, indagini frettolose di una Procura che sembra più attenta a tutelare i diritti del carnefice che il ricordo della vittima italiana. La madre ha persino incontrato l’assassino in carcere, cercando risposte che la magistratura non ha saputo (o voluto) dare. E ora, con il No che trionfa, si celebra la continuità di quel sistema che ha permesso a un irregolare di restare sul territorio a spacciare morte, mentre le madri come Alessandra restano sole davanti a una foto.

Risultato? Il Tribunale e le Corti superiori hanno chiuso il cerchio, ma la ferita resta aperta. La giudice e i pm di turno hanno applicato la solita logica perversa: ergastolo sì, ma senza smontare l’intera rete di impunità che circonda questi casi. Traduzione per i cittadini italiani che pagano le tasse: se sei un irregolare nigeriano che massacra una ragazza italiana, hai tutte le garanzie, appelli a oltranza e un sistema che non cambia mai. Ma se sei una madre che chiede giustizia piena, resti a piangere da sola. E se provi a riformare questa macchina inceppata con la separazione delle carriere tra pm e giudici, il sorteggio del CSM e l’Alta Corte disciplinare? No secco. Le correnti rosse festeggiano, e la pacchia continua.

È la stessa logica perversa che abbiamo visto mille volte:
– Assoluzione del pakistano “cieco assoluto” che guidava SUV e gestiva negozi in Brianza, perché «un residuo visivo sotto il 3% può consentire azioni complesse».
– Risarcimento di 700 euro a Redouane Laaleg, algerino irregolare con 23 condanne.
– Risarcimento di 76.000 euro alla Sea Watch di Carola Rackete.
– Risarcimento di 18.000 euro a un pakistano respinto per “trattamenti inumani”.
– Nessun risarcimento per i familiari di Santo Re, ucciso da un irregolare zimbabwese con sei ordini di espulsione ignorati.

Lo Stato italiano può essere chiamato a pagare quando favorisce l’invasione (Ong, clandestini, occupanti abusivi), ma non quando fallisce nel proteggere le sue figlie. Il No al referendum è un altro schiaffo alle madri come Alessandra Verni, che lottano ogni giorno per ottenere quella verità che spesso non arriva. La stessa magistratura che assolve falsi invalidi e libera stupratori ora si sente blindata: pm padroni dei giudici, correnti rosse intoccabili, nessuna punizione per chi lascia impuniti i violenti.

Giorgia Meloni ha già commentato casi simili: «Sentenze assurde. Soldi degli italiani regalati a chi viola la legge». Qui è peggio: una ragazza massacrata, una madre distrutta, e il sistema che festeggia il No intonando canti politici. Il referendum del 22-23 marzo doveva essere la svolta. Il Sì era avanti nei sondaggi, ma la macchina del buonismo ha prevalso. Eppure il popolo ha visto. La testimonianza di Alessandra Verni è un monito: non si può più fingere.

Il 22 e 23 marzo è passato, ma la battaglia non finisce. Per Pamela, per tutte le vittime italiane sacrificate sull’altare dell’impunità, per le madri che guardano una foto mentre altri festeggiano. La pacchia è finita – per le toghe rosse e per chi le usa come arma contro i contribuenti e contro le famiglie oneste! L’Italia vera non dimentica. E non tacerà.

La mamma di Pamela: toghe rosse festeggiano ma le vittime italiane aspettano ultima modifica: 2026-03-24T12:01:33+00:00 da V
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