Morto il pappone digitale di OnlyFans
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**La morte di Leonid Radvinsky, il pappone digitale che ha trasformato la prostituzione in “creator economy”: basta con la banalizzazione ipocrita**
Oggi, 23 marzo 2026, OnlyFans ha annunciato la morte di Leonid Radvinsky, suo proprietario e azionista di maggioranza, stroncato dal cancro a soli 43 anni. “Leo è morto in pace dopo una lunga battaglia contro la malattia”, recita il comunicato aziendale, con la famiglia che chiede privacy. Peccato che per milioni di donne e ragazze finite nella sua macchina da soldi non ci sia stata alcuna “pace”. Perché Radvinsky non era un visionario della “gig economy”. Era l’uomo che ha industrializzato la prostituzione online, rendendola accessibile, scalabile e soprattutto **banalizzata** agli occhi di un’opinione pubblica che ha preferito chiudere gli occhi e applaudire.
Nato il 30 maggio 1982 a Odessa, in Ucraina, in una famiglia ebrea, Radvinsky emigrò bambino a Chicago. Si laureò in economia alla Northwestern University nel 2002. Ma non fu l’economia tradizionale a farlo ricco. Già a 17 anni fondò Cybertania, un business di referral per siti porno basato su password “rubate” e “illegali” e campagne spam aggressive. Microsoft lo citò in giudizio nel 2004 per milioni di email ingannevoli: il caso fu archiviato, ma il modello rimase. Poi arrivò MyFreeCams, piattaforma di caming adulto che macinava milioni. Nel 2018 comprò il 75% di OnlyFans (all’epoca una startup britannica semi-sconosciuta) per una cifra mai rivelata. Da lì in poi, l’esplosione.
Sotto di lui OnlyFans è diventata un mostro da oltre 6,6 miliardi di dollari di fatturato annuo (dati 2023), con Radvinsky che si è intascato 338 milioni di dollari di dividendi nel 2022, 472 nel 2023 e addirittura 701 nel 2024. Un uomo che, secondo Forbes, valeva 4,7 miliardi di dollari alla morte. Tutto grazie a un taglio del 20% su ogni abbonamento e ogni tip: il classico pappone che prende la sua fetta senza sporcarsi le mani.
Ed ecco il punto che brucia: mentre Radvinsky accumulava fortune oscene, influencer, media mainstream, femministe “liberal” e celebrities (da Bella Thorne in giù) hanno **banalizzato** tutto questo chiamandolo “empowerment”, “lavoro flessibile”, “controllo del proprio corpo”. Durante la pandemia OnlyFans è stato celebrato come la salvezza per le donne licenziate: “Finalmente un modo per monetizzare la sessualità senza sfruttatori!”. Bugia colossale.
La realtà, documentata da inchieste (Reuters, New York Times, Exodus Road e decine di denunce per trafficking) è ben diversa. Solo l’1-2% delle creator guadagna davvero somme decenti. La stragrande maggioranza sopravvive con pochi dollari al mese, bruciando salute mentale, privacy e futuro. Molte finiscono in mano a veri e propri manager-pimps (spesso collegati alla manosphere di Andrew Tate e simili) che controllano account, contratti capestro e incassi. Casi di minori adescati, revenge porn, coercizione, traffico umano e contenuti illegali sono emersi a ripetizione. OnlyFans non è una “piattaforma sicura”: è un supermercato globale della prostituzione dove il cliente paga da casa, la ragazza si umilia davanti alla webcam e Radvinsky incassa.
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Chi ha banalizzato questa realtà ha fatto danni enormi. Ha convinto generazioni di ragazze che vendere il proprio corpo online è “empowering” come aprire una startup. Ha normalizzato l’idea che il desiderio maschile vada soddisfatto a pagamento 24/7, senza conseguenze. Ha silenziato le voci delle ex-creator che raccontano burnout, depressione, dissociazione, dipendenza da validazione e difficoltà a ricostruire una vita normale. Ha trasformato lo sfruttamento in “scelta femminista”.
Radvinsky era un tipo riservatissimo, viveva in Florida, sposato dal 2008 con Katie Chudnovsky, donava soldi a cause ucraine e alla ricerca sul cancro (ironia della sorte). Aspirava persino al Giving Pledge di Gates. Ma i miliardi che ha estratto dalla pelle e dall’anima di migliaia di donne non si lavano con una donazione. La sua morte precoce non rende nobile il suo lascito. Semplicemente chiude un capitolo.
La banalizzazione della prostituzione online non muore con lui. Continua ogni volta che un articolo titola “OnlyFans: come guadagnare da casa con il tuo corpo”, ogni volta che una influencer dice “è solo content”, ogni volta che la società finge che sia “lavoro come un altro”. Non lo è. È prostituzione digitale, industrializzata, scalabile e infinitamente più pervasiva di quella in strada. E chi l’ha venduta come liberazione ha le mani sporche quanto l’uomo che ci ha fatto miliardi.
Leonid Radvinsky riposi in pace. Ma la menzogna che ha costruito intorno al suo impero no: quella va smascherata, una volta per tutte.


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