Islamici pubblicano foto schede votate: ‘se vince il NO ci prendiamo l’Italia’
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L’assalto islamico al referendum sulla giustizia: schede fotografate, proclami di “sovranità musulmana” e la prova che se non votate il futuro dell’Italia sarà deciso da chi non è italiano
Mentre gli italiani si recano oggi alle urne per il referendum confermativo sulla riforma della giustizia – quella riforma che separa le carriere di giudici e pm, mette i magistrati sotto controllo e restituisce sovranità al popolo eletto –, un esercito parallelo ha già dichiarato guerra: la comunità islamica organizzata, guidata dal predicatore Brahim Baya di Torino, referente della moschea Taiba e del Centro Rayan.
Le immagini parlano chiaro. Profili islamici pubblicano sui social le foto delle schede votate nella cabina elettorale, con il “No” ben in evidenza. Un reato plateale, punito dal codice penale. Ma per loro non esiste legge italiana quando si tratta di difendere il loro progetto di conquista. “Il referendum è una nostra preoccupazione, votiamo no”, scrivono senza pudore. Altri inviano le foto nei gruppi WhatsApp delle moschee, diffondendo l’ordine di marcia. E al centro di tutto c’è lui, Brahim Baya, che in pieno silenzio elettorale ha sparato cinque lunghissimi post in ventiquattro ore: una vera e propria chiamata alle armi (pardon, alle urne).
«Noi, come popolo, dobbiamo dire no. Dobbiamo riprenderci il nostro Paese. Dobbiamo difendere la nostra sovranità».
«Una riforma che mira a togliere ogni intralcio a chi governa».
«Giudici liberi, cittadini più forti. Giudici sotto la politica… cittadini più deboli. Io voto NO».
«Il futuro di questo Paese si decide anche così».
«Facciamo circolare la realtà, non la propaganda».
Chissà perché a Baya e ai suoi il destino della giustizia italiana sta così a cuore. Forse torna in mente la frase storica di Roberto Hamza Piccardo, fondatore dell’Ucoii: agli islamici «conviene» che le cose restino esattamente come sono. Caos giudiziario, magistratura intoccabile, governi sotto ricatto: il terreno ideale per chi vuole avanzare senza ostacoli.
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Baya non si ferma. Dopo essere stato “censurato” – cioè semplicemente raccontato – dal Giornale per i suoi elogi ad Hamas, attacca anche la deputata 5 Stelle Stefania Ascari che lo aveva invitato in Parlamento insieme a Carc, centri sociali blacklistati dal Viminale e sindacati di base. «Non mi invitate se non avete gli attributi per difendere fino alla fine il mio diritto di parlare», ringhia. Traduzione: la democrazia vale solo quando fa comodo a noi.
Questo non è un episodio isolato. È la dimostrazione plastica dell’islamizzazione in atto. Oltre 1,7 milioni di musulmani residenti – molti dei quali con diritto di voto grazie a una cittadinanza concessa con troppa leggerezza – vengono mobilitati come un blocco unico per bocciare una riforma voluta dal governo legittimamente eletto dagli italiani. La sinistra, in ginocchio nei sondaggi, ha trovato la sua arma segreta: importare elettori che non condividono la nostra cultura, la nostra storia, le nostre leggi.
E mentre Baya parla di “riprenderci il nostro Paese”, noi italiani rischiamo di perdere il nostro.
**Basta. È urgente azzerare l’immigrazione da paesi islamici.**
Non è razzismo, è sopravvivenza. Chi arriva da sistemi dove la sharia è legge, dove la democrazia è blasfemia e dove il voto serve a imporre la volontà di Allah, non può decidere il futuro di un Paese che si chiama Italia.
**È urgente tornare allo ius sanguinis puro.**
La cittadinanza non è un regalo da distribuire come caramelle. È sangue, è radici, è appartenenza. Chi non ha legami di sangue con questa terra non può pretendere di cambiarne le leggi dall’interno.
**Ed è urgentissimo, oggi stesso, andare a votare SÌ.**
Non per Meloni, non per Nordio, ma per l’Italia. Perché ogni “No” islamico è un voto contro la nostra sovranità. Perché lasciare che siano i musulmani organizzati a decidere se i giudici devono essere indipendenti o sotto il controllo del popolo eletto significa consegnare il Paese a chi lo considera già “loro”.
Oggi non si vota solo su una riforma tecnica. Si vota su chi comanda in Italia: gli italiani o gli invasori islamici che fotografano le schede e gridano “questo è il nostro Paese”.
Il tempo delle chiacchiere è finito.
O si ferma l’islamizzazione, o l’Italia muore.
Votare Sì oggi è il primo passo per riprendercela.


islama merda , maropcchini di merda , egizi chiattoni porta pizze odio il ramadane il kebap e grido forza lanciano ale
kivemmuort pizz e fang , bombe di trump su san siro con f 35