“Faremo i conti”. Se vince il No le toghe rosse si scateneranno
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**Gratteri minaccia “Faremo i conti”. Se vince il No le toghe rosse scateneranno la vendetta contro l’Italia: si sentiranno padroni assoluti e avranno mano libera**
È l’ennesima vergogna, l’ennesima dimostrazione che in Italia la magistratura è diventata un potere incontrollato, pronto a minacciare chiunque si opponga al suo strapotere. Il procuratore Nicola Gratteri, portavoce del fronte del No, ha lanciato la sua minaccia esplicita: “Faremo i conti”. Parole pesanti, registrate durante un’intervista a *Il Foglio*: «Dopo il referendum, con voi faremo i conti… tireremo una rete». Poi ha cercato di negare, ma l’audio è lì, a testimoniare l’arroganza di chi si sente al di sopra di tutto.
Traduzione per gli italiani onesti: se il No dovesse trionfare al referendum del 22-23 marzo, le toghe rosse si scatenerebbero. Avrebbero la sensazione di avere mano libera, di poter fare i conti con l’intero Paese che ha osato chiedere riforme. Vendette giudiziarie, inchieste mirate, impunità totale per i loro protetti. La casta intoccabile si sentirebbe autorizzata a continuare – e intensificare – la sua opera di sfregio contro i contribuenti.
Pensate al caso recente del pakistano “cieco assoluto” in Brianza: percepiva pensione di invalidità per cecità totale, oltre 300 euro al mese più accompagnamento, gestiva punti vendita, eppure guidava un SUV e camminava da solo. Filmato dalle Fiamme Gialle, arrestato, ma assolto dal Tribunale di Monza “perché il fatto non sussiste”. La giudice ha sentenziato che basta la certificazione medica, anche se l’uomo si muove in piena autonomia. I veri invalidi italiani, invece, restano senza aiuti. Questa è la giustizia che Gratteri e compagni vogliono difendere a tutti i costi.
La stessa logica perversa che abbiamo visto mille volte:
– Risarcimento di 700 euro a Redouane Laaleg, algerino irregolare con 23 condanne.
– 76.000 euro alla Sea Watch di Carola Rackete.
– 18.000 euro a un pakistano respinto.
– Nessun risarcimento per le vittime italiane di immigrati irregolari come Santo Re.
Se vince il No, queste sentenze assurde diventeranno la norma. Le toghe rosse, sentendosi invincibili dopo aver bloccato la riforma, faranno i conti con chi ha sostenuto la separazione delle carriere tra pm e giudici (basta pm padroni dei giudici), il sorteggio del CSM per spezzare le correnti ideologiche rosse, e l’Alta Corte disciplinare per punire chi abusa della toga.
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Giorgia Meloni ha già bollato casi simili come «sentenze assurde. Soldi degli italiani regalati a chi viola la legge». Qui è peggio: la minaccia di vendetta contro chi vuole una giustizia equa.
Il referendum del 22-23 marzo è l’unica via per impedire questa catastrofe. Il Sì è avanti di un soffio, ma serve una vittoria schiacciante per mandare un messaggio chiaro: il popolo non accetta più minacce da chi dovrebbe servire la legge e non interpretarla secondo la propria lente ideologica.
Andate a votare in massa il **22 e 23 marzo**. Portate familiari, amici, vicini. Fate vedere che gli italiani non si fanno intimidire dalle minacce di “faremo i conti”. Votare Sì è dire basta alle toghe rosse che assolvono falsi invalidi alla guida di SUV, liberano pericolosi e minacciano chi chiede accountability.
Il 22 marzo, Sì schiacciante per un’Italia che protegge i suoi cittadini onesti e non chi li prende in giro o li minaccia dalla toga. La pacchia è finita – per le toghe rosse e per chi le usa come arma contro i contribuenti! Andate a votare Sì. Tutti. Ora!


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