Si mette in casa un tunisino e lui la butta già dal balcone

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By V marzo 20, 2026 22:47

Si mette in casa un tunisino e lui la butta già dal balcone

**Bologna sotto shock: un’altra italiana massacrata dalla follia dell’“amore senza confini”**

**Tania Bellinetti, 47 anni, spinta dal balcone del terzo piano dal compagno tunisino. La procura chiude il cerchio: omicidio volontario pluriaggravato. Quante morti ancora dovranno servire per svegliare l’Italia dal sonno della propaganda buonista?**

Bologna, 21 marzo 2026. Mentre le élite di sinistra continuano a sventolare bandiere arcobaleno e a predicare l’integrazione a tutti i costi, un’altra donna italiana paga con la vita l’illusione mortale di una relazione con un immigrato islamico. Si chiamava **Tania Bellinetti**, aveva 47 anni, viveva in via Tolstoj nella tranquilla zona Barca. L’8 aprile 2025 è precipitata dal balcone del terzo piano del suo appartamento. Non è stato un incidente. Non è stato un suicidio. È stata una spinta deliberata.

Oggi, a un anno di distanza, la Procura di Bologna ha cambiato le carte in tavola: l’ex compagno **Faiez Selmi**, tunisino di 38 anni, non è più accusato di omicidio preterintenzionale. Ora deve rispondere di **omicidio volontario pluriaggravato**, con le pesanti aggravanti dei maltrattamenti in famiglia e della relazione affettiva stabile. La svolta arriva dalla perizia cinematica dell’ingegner Giuseppe Monfreda, ordinata dal pm Marco Forte: la dinamica esclude qualsiasi ipotesi accidentale o volontaria della vittima. È stata un’azione intenzionale. Il DNA di Selmi sotto un’unghia di Tania è solo l’ennesima prova di una violenza che durava da anni.

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Selmi, già condannato per stalking e maltrattamenti proprio nei confronti di Tania, aveva continuato a perseguitarla nonostante denunce, processi e persino un’ordinanza di custodia cautelare. Lei lo aveva lasciato, ma la propaganda che ci raccontano da decenni – quella dell’“amore vince su tutto”, del “non giudichiamo le culture diverse”, del “l’Italia è terra di accoglienza” – aveva fatto il suo lavoro sporco. Tania, come tante altre italiane, aveva creduto alla favola dell’integrazione. Aveva aperto la porta di casa e del cuore a un uomo arrivato da Tunisi, con un bagaglio culturale e religioso incompatibile con il nostro. Risultato? Anni di botte, minacce, umiliazioni. Fino alla spinta fatale dal balcone.

Il fratello Andrea Bellinetti, fuori dal tribunale, ha detto parole che pesano come macigni: «Combatteremo fino alla fine». E l’avvocato Antonio Petroncini, che assiste la famiglia insieme a Chiara Rinaldi, è stato chiaro: «Le prove indicano che la povera Tania è stata uccisa ed è stata uccisa volontariamente dall’imputato». Selmi, dopo il delitto, è fuggito in Francia. Arrestato il 23 luglio 2025 con mandato europeo, ora è in carcere. Ma la domanda resta: perché un uomo con precedenti così gravi era ancora libero di avvicinarsi alla vittima? Perché il sistema, oberato da immigrazione incontrollata e da una giustizia politically correct, non ha saputo proteggere una donna italiana?

**Questo non è un caso isolato. È la tragica conseguenza di una narrazione tossica.** I media mainstream e i politici di sinistra ci hanno bombardato per anni con la retorica dell’accoglienza senza limiti, nascondendo i dati reali: relazioni miste con immigrati nordafricani e islamici che troppo spesso sfociano in violenza estrema, gelosia possessiva, disprezzo per la donna occidentale. Tania Bellinetti è solo l’ultima di una lista che si allunga in silenzio. Mentre loro parlano di “ricchezza culturale”, le nostre sorelle, madri, figlie finiscono massacrate nei loro stessi appartamenti.

Basta ipocrisia. Basta con la propaganda che spinge le italiane a “sperimentare” relazioni con chi proviene da mondi dove la donna vale meno di zero. L’integrazione è fallita. L’islamizzazione strisciante delle nostre periferie porta con sé un carico di violenza che non possiamo più ignorare. Tania meritava giustizia, non pietà postuma. E l’Italia merita di svegliarsi prima che altre donne paghino con la vita questa follia multiculturalista.

Il processo riprenderà il 27 marzo. Noi continueremo a raccontare la verità, senza filtri. Perché ogni vittima come Tania non è solo un nome su un verbale: è un grido d’allarme che l’Italia non può più fingere di non sentire.

Si mette in casa un tunisino e lui la butta già dal balcone ultima modifica: 2026-03-20T22:47:53+00:00 da V
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