Razziatori di seconda generazione non gli lasciano nemmeno le scarpe

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By V marzo 20, 2026 21:04

Razziatori di seconda generazione non gli lasciano nemmeno le scarpe

**Allarme a Parma: i “figli dell’integrazione” colpiscono ancora. Seconda generazione, stessa violenza**

Parma, 20 marzo 2026 – Non c’è più scusa. Nemmeno quella di essere nati qui. Due minori – un sedicenne e un diciassettenne – entrambi venuti al mondo in Italia da genitori stranieri, entrambi già noti alle forze dell’ordine, hanno aggredito e rapinato un ragazzino di appena 15 anni. Spray al peperoncino, minaccia di coltello, pugni in testa, portafoglio strappato e tentativo di rubare scarpe e giacca di marca. Tutto alle 21:30 di una sera di febbraio, a pochi passi da una fermata del bus, in pieno piazzale Monsignore Rossolini. Un’aggressione feroce, da branco, contro due coetanei indifesi.

La Squadra Mobile della Questura di Parma ha fatto il suo dovere: li ha identificati, denunciati alla Procura del Tribunale dei Minori di Bologna per rapina in concorso con altri tre complici ancora da prendere. Uno dei due è stato notato da un agente fuori servizio, pedinato fino al bus, bloccato in via Bixio. Routine. Ma la routine non può più nasconderci la verità che urla da anni: l’integrazione è fallita. Questi non sono “ragazzi italiani”. Sono il prodotto di una politica suicida che ha aperto le porte a famiglie che non hanno mai voluto diventare italiane, e che ora ci restituiscono figli cresciuti nelle nostre scuole, con i nostri documenti, ma con la mentalità della strada, del clan, della sopraffazione.

Nati in Italia, sì. Ma con precedenti di polizia già a 16 e 17 anni. Che cosa significa? Che il “diritto di sangue” non conta niente quando la cultura di origine prevale. Che aver frequentato le nostre aule non ha cancellato il modello familiare importato: quello in cui il furto, la violenza, lo spaccio sono risposte normali ai problemi. E mentre i nostri figli camminano per strada con il terrore di essere spogliati di tutto, questi “seconda generazione” si muovono in branchi, armati di spray e lame, convinti che l’Italia sia terra di conquista.

Basta con le bugie buoniste. Basta con il ritornello “sono nati qui, sono come noi”. No, non lo sono. Lo dimostrano i fatti, giorno dopo giorno. Lo dimostrano le statistiche che le procure minorili conoscono fin troppo bene ma che troppi politici fingono di non vedere. Lo dimostra questo ennesimo episodio di Parma, che non è un caso isolato ma l’ennesimo tassello di un mosaico di degrado: rapine, risse, spaccio, baby gang nate e cresciute nelle nostre città.

È ora di dire le cose come stanno: chi arriva da culture incompatibili con la nostra non può pretendere che i figli diventino automaticamente cittadini modello solo perché partoriscono sul suolo italiano. L’Italia non è un’incubatrice di criminali. L’Italia deve difendere i suoi ragazzi, non farli diventare prede di chi considera il nostro Paese un supermercato da saccheggiare.

Le forze dell’ordine fanno il possibile. Ma non basta più. Servono espulsioni immediate per le famiglie che non integrano, revoca della cittadinanza per chi delinque, chiusura delle frontiere e un messaggio chiaro: chi non rispetta le regole italiane non ha diritto di restare, nemmeno se i figli sono nati qui. Altrimenti prepariamoci a contare altre vittime, altre giacche rubate, altri ragazzini terrorizzati.

I nostri figli meritano di crescere in sicurezza. Non di subire la violenza di chi, pur “nato in Italia”, non ha mai scelto di essere italiano. È tempo di svegliarsi. Prima che sia troppo tardi.

Razziatori di seconda generazione non gli lasciano nemmeno le scarpe ultima modifica: 2026-03-20T21:04:06+00:00 da V
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