Poliziotto condannato per avere difeso i bambini dal trans Bruna
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**Ancora una sentenza vergogna: Vigile condannato a 10 mesi per aver pestato un trans durante un controllo a Milano – l’ennesima beffa alle forze dell’ordine, mentre i veri tutori dell’ordine pagano il prezzo dell’impunità ideologica**
È l’ennesima dimostrazione che in Italia la giustizia si piega troppo spesso al buonismo politically correct, tutelando chi aggredisce le istituzioni e molesta i più deboli, e punendo chi cerca di mantenere l’ordine pubblico e proteggere i cittadini. Un agente della polizia locale di Milano, intervenuto per un controllo su un trans di 43 anni (di nazionalità brasiliana, noto alle forze dell’ordine), è stato condannato in Appello a 10 mesi di reclusione per lesioni aggravate. La Corte d’Appello ha confermato la pena inflitta in primo grado con rito abbreviato, nonostante il contesto di un intervento partito da segnalazioni urgenti di cittadini e degenerato in resistenza violenta da parte del soggetto fermato.
I fatti risalgono al maggio 2023: il 43enne, chiamato Bruna, viene fermato in zona Parco Trotter dopo ripetute segnalazioni di cittadini esasperati. Il trans stava molestando dei bambini di una scuola elementare vicina, denudandosi in pubblico e compiendo gesti osceni e provocatori nei confronti dei minori che uscivano da scuola o transitavano nell’area. Le segnalazioni parlavano di atteggiamenti molesti, minacce di autolesionismo e comportamenti disturbanti che avevano creato panico tra le famiglie e i passanti. Prelevato da una volante, oppone resistenza alle procedure di identificazione, dà in escandescenza, aggredisce verbalmente e fisicamente gli agenti e tenta la fuga una volta aperta la portiera in via Castelbarco (zona Bocconi). Gli agenti lo raggiungono: finisce a terra, loro usano spray urticante e manganello per immobilizzarlo. Il video ripreso da testimoni dai balconi mostra calci e colpi, ma emerge chiaramente anche il caos di un fermo difficile, con il soggetto che si oppone fisicamente, minaccia (secondo alcune versioni emerse in aula, persino di “infettare” con accuse di HIV) e rende l’intervento estremamente rischioso.
La pm Giancarla Serafini ha portato tre agenti a processo. Uno, con abbreviato, condannato a 10 mesi dal giudice Patrizio Nobile (luglio 2024): pena confermata in Appello nel marzo 2026, con il pg Vincenzo Fiorillo che ne ha chiesto espressamente la conferma. Gli altri due sono a dibattimento per lesioni e falso (versioni contrastanti: uno ammette “è stato uno sbaglio” colpire alla testa, l’altro dice di aver usato lo spray per “fermare i colleghi” e non essersi reso conto pienamente). Lo stesso 43enne è imputato per lesioni aggravate, resistenza a pubblico ufficiale, rifiuto di generalità, atti osceni in luogo pubblico e ricettazione (di una tessera Atm). Si è costituito parte civile con l’avvocata Debora Piazza.
Traduzione per i cittadini italiani che pagano le tasse, mandano i figli a scuola e si aspettano protezione: se molesti bambini denudandoti in pubblico, resisti a un controllo, tenti la fuga, opponi violenza fisica, lo Stato ti riconosce vittima, ti fa parte civile e condanna l’agente che cercava di eseguire il proprio dovere e di tutelare i minori. Non importa il contesto di emergenza, le segnalazioni disperate delle famiglie, il rischio per l’incolumità pubblica e soprattutto per i bambini: basta un video parziale sui social e la narrazione diventa “pestaggio gratuito”. E se l’agente sbaglia un colpo in un intervento ad alta tensione? 10 mesi confermati in Appello, mentre il molestatore di minori imputato per reati resta in piedi e ottiene il ruolo di parte civile.
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È la stessa logica perversa che abbiamo visto mille volte:
– Assoluzioni o pene ridicole per immigrati irregolari che aggrediscono donne o resistono ai fermi.
– Risarcimenti milionari a Ong che violano i confini.
– Condanne esemplari a forze dell’ordine per interventi complicati su molestatori e violenti, mentre chi delinque resta impunito o ottiene benefici mediatici.
Lo Stato italiano può essere chiamato a punire chi indossa la divisa quando c’è da “garantire” i diritti di chi molesta bambini e sfida l’autorità, ma non quando si tratta di tutelare i cittadini onesti e soprattutto i minori minacciati da comportamenti osceni e pericolosi. La condanna a 10 mesi per un vigile che ha usato il manganello in un fermo difficile, partito da segnalazioni di molestie su bambini, è un altro schiaffo alle forze dell’ordine italiane, che rischiano ogni giorno la vita per pochi euro, mentre i veri molestatori e resistenti trovano spesso clemenza o solidarietà.
Il referendum del 22-23 marzo è l’unica via per spezzare questa catena: Sì per separare le carriere (pm non più padroni dei giudici), sorteggiare il CSM (basta correnti ideologiche), istituire l’Alta Corte disciplinare (punizioni per chi criminalizza chi serve lo Stato e premia chi lo sfida).
Andate a votare in massa il **22 e 23 marzo**. Portate familiari, amici, vicini. Fate vedere che il popolo non è disposto a vedere condannati i tutori dell’ordine che intervengono su segnalazione di molestie su minori, mentre chi si denuda davanti a bambini, resiste, fugge e aggredisce ottiene solidarietà e parte civile. Votare Sì è dire basta a chi insulta le divise, accusa di violenza gratuita chi fa il proprio dovere, libera o alleggerisce chi molesta i più deboli, e condanna l’Italia a pagare chi la deruba di sicurezza e di infanzia serena.
Il 22 marzo, Sì schiacciante per un’Italia che protegge i suoi agenti, i suoi bambini e i suoi cittadini onesti, non chi li molesta o li mette in pericolo. La pacchia è finita – per le toghe buoniste e per chi le usa come arma contro chi serve lo Stato! Andate a votare Sì. Tutti. Ora!


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