Trascinata via da immigrato ma i passanti lo bloccano e picchiano
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**Firenze sotto assedio: passanti eroici bloccano picchiano a sangue il ladro peruviano che aggredisce una donna alla fermata del tram. È l’unica giustizia rimasta in una città abbandonata**
Novoli, Firenze. Notte di terrore alla fermata della tramvia. Un uomo di circa 30 anni, originario del Perù, ha tentato di strappare la borsa a una donna indifesa, trascinandola dietro alcuni alberi e minacciandola con violenza. Urla nella oscurità, panico, e poi l’intervento provvidenziale di cittadini esasperati. Non sono arrivati né carabinieri né polizia in tempo: sono stati i passanti, i veri eroi di questa storia, a fermare il malvivente con le uniche armi che contano ancora in Italia: le mani e la rabbia sacrosanta di chi non ne può più.
Il fotografo Massimo Sestini ha immortalato tutto, quasi in diretta. Il giovane straniero che insegue la vittima, la aggredisce, la strattona. E a quel punto scatta la rivolta popolare: testimoni esasperati si gettano nella mischia, picchiano il presunto ladro fino a immobilizzarlo. Solo l’arrivo di un poliziotto fuori servizio – un uomo solo, senza divisa, costretto a sedersi sopra il delinquente per proteggerlo dalla giusta ira della gente – ha evitato il peggio per lui. Pochi minuti dopo, due gazzelle dei carabinieri e il 118: il peruviano medicato e portato al pronto soccorso di Careggi, dove per sua fortuna non è in pericolo di vita. La donna? Scomparsa. Niente denuncia, niente testimonianza. Come se l’incubo fosse troppo grande per affrontarlo.
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E qui sta il punto che deve far tremare ogni italiano onesto: in una città dove le forze dell’ordine arrivano sempre dopo, i cittadini normali sono costretti a farsi giustizia da soli. I passanti non sono “vigilantes selvaggi”, come qualcuno oserà definirli dalle comode poltrone dei palazzi romani. Sono padri di famiglia, lavoratori, gente che vede ogni giorno la propria città trasformata in terra di nessuno dalla delinquenza immigrata. Hanno difeso una donna italiana – o comunque una cittadina inerme – da un’aggressione che poteva finire in rapina, violenza o peggio. E per questo meritano il nostro applauso più forte, non le solite prediche ipocrite su “legalità” e “diritti”.
I carabinieri stanno indagando, visionano telecamere, cercano collegamenti con uno screzio precedente. Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti: Novoli è diventata un focolaio di criminalità straniera. Solo pochi giorni fa, a poche centinaia di metri, sempre sulla linea 2 della tramvia, un altro cittadino peruviano di 43 anni è stato aggredito da cinque connazionali armati di coltello. Tentativo di furto, coltellate alla schiena, fuga. Stesso copione, stessi protagonisti: immigrati che si sbranano tra loro o aggrediscono gli italiani in una spirale di violenza che le autorità fingono di non vedere.
Basta. È l’ennesimo segnale di un’allerta rossa che l’Italia non può più ignorare. Mentre i politici parlano di “integrazione” e aprono le porte a chiunque, Firenze – come tante altre città – paga il prezzo in sicurezza perduta, donne spaventate e cittadini costretti a trasformarsi in eroi di strada. I passanti di Novoli hanno fatto ciò che lo Stato non sa più fare: proteggere i deboli e punire i predatori.
E se questo significa che la gente è arrivata al limite, la colpa non è loro. È di chi ha permesso che l’immigrazione incontrollata trasformasse i nostri quartieri in zone franche per ladri, aggressori e bande sudamericane. Ora basta parole: serve pugno di ferro contro chi viene qui solo per delinquere. I cittadini hanno già scelto da che parte stare. È ora che lo faccia anche la politica. Prima che sia troppo tardi.


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