La sinistra difende le aule separate tra maschi e femmine durante il ramadan
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Torniamo a parlare della moschea nella scuola di Firenze perché la sinistra difende la scelta della scuola e le aule divise tra maschi e femmine durante il ramadan per non turbare i musulmani.
**Islamizzazione a scuola: la sinistra applaude le aule divise per maschi e femmine durante il Ramadan. A Firenze nasce la “mini-moschea” pubblica**
Mentre l’Italia combatte per mantenere la propria identità culturale e la laicità delle istituzioni, a Firenze la sinistra ha trovato il modo di accelerare l’islamizzazione delle scuole. Il liceo Sassetti-Peruzzi ha riservato due aule separate – una per i ragazzi e una per le ragazze – affinché gli studenti musulmani possano pregare durante la ricreazione nel mese di Ramadan. Non è un gesto di tolleranza: è la resa incondizionata al multiculturalismo sfrenato che sta trasformando le nostre aule in spazi confessionali islamici.
La vicenda è emersa da una circolare interna dell’istituto, che conta oltre 1.300 alunni tra Firenze e Scandicci. Alcuni studenti musulmani hanno chiesto di poter pregare senza dover uscire da scuola e perdere giorni di lezione. Il dirigente scolastico ha risposto aprendo due aule inutilizzate, dividendo rigorosamente per sesso “in osservanza della tradizione islamica”. Non è stata una richiesta degli studenti: secondo i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia Jacopo Cellai e Matteo Zoppini, la separazione di genere è stata un’iniziativa autonoma della dirigenza per “prevenire polemiche sulle discriminazioni”. Traduzione: la scuola si è autocensurata per non turbare i musulmani, imponendo una pratica che non è neppure un precetto religioso obbligatorio, ma una consuetudine che in molte comunità europee sta già scomparendo.
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La sinistra corre in difesa. Il PD di Firenze parla di “riconoscimento, non concessione”. La presidente della Commissione istruzione comunale Beatrice Barbieri esalta il “pilastro fondamentale per una società accogliente”. La Flc Cgil applaude “una scelta importante”. E l’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana, attraverso il direttore Luciano Tagliaferri, chiude ogni discussione: nessuna ideologia, solo “autonomia organizzativa” e “principi costituzionali di libertà religiosa”. Come se trasformare un’aula pubblica in luogo di culto islamico fosse la stessa cosa che appendere un crocifisso.
La destra, invece, chiama le cose con il loro nome. Susanna Ceccardi e Silvia Sardone (Lega) parlano chiaro: «Un inchino all’islamizzazione». Ceccardi, intervenuta a Mattino Cinque, denuncia «il cortocircuito del multiculturalismo sfrenato». Edoardo Ziello di Futuro Nazionale (il partito di Vannacci) ha presentato un’interrogazione parlamentare. Il deputato Rossano Sasso è ancora più duro: «Le motivazioni dell’Usr sono preoccupanti e pericolose. Di questo passo arriveremo al canto del muezzin che sostituisce la campanella». E ha ragione: dopo le aule separate, dopo le interrogazioni spostate per il digiuno (come accaduto a Genova a febbraio), dopo gli imam invitati in classe, il passo successivo è inevitabile.
Questo caso non è isolato. È il sintomo di un’invasione silenziosa che avanza nelle scuole italiane. Dove la sinistra combatte con ferocia la laicità quando si tratta di rimuovere crocifissi e presepi, ma applaude quando lo stesso spazio pubblico diventa moschea. Due pesi e due misure: la Costituzione viene invocata solo quando serve a legittimare l’islamizzazione, mai quando si tratta di difendere l’identità italiana.
La domanda è semplice e drammatica: fino a quando permetteremo che le nostre scuole diventino avamposti di una cultura che non riconosce la parità tra uomo e donna, che impone separazioni di genere e che considera lo spazio pubblico come territorio da conquistare? La sinistra ha scelto da che parte stare. L’Italia deve scegliere se vuole continuare a inchinarsi o se vuole fermare questa deriva prima che sia troppo tardi.


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