Parla la vittima del violentatore liberato grazie ai certificati falsi dei medici rossi
Related Articles
Certificati anti rimpatrio all’ospedale di Ravenna
La testimonianza di una delle 7 donne palpeggiate e aggredite da un 25enne senegalese che non è stato trasferito in un Centro di permanenza per i rimpatri a causa del certificato di inidoneità firmato da un medico indagato. https://t.co/iSdclMpDXr
— Francesca Totolo (@fratotolo2) March 18, 2026
**“Mi ha palpeggiato, mi ha aggredito e io ho urlato aiuto… ma il medico rosso lo ha salvato dal Cpr”: la testimonianza straziante di una delle 7 donne italiane vittime del 25enne senegalese libero grazie ai certificati falsi di Ravenna – l’orrore che grida vendetta**
È l’ennesima vergogna, l’ennesima coltellata al cuore delle donne italiane. Mentre i cittadini onesti vivono nel terrore, certi medici “anarchici e antifascisti” trasformano gli ospedali in rifugi per stupratori e molestatori, firmando certificati falsi per tenere i clandestini fuori dai Centri di permanenza per il rimpatrio. E oggi una voce spezzata, una delle sette donne palpeggiate e aggredite sessualmente da un 25enne senegalese irregolare, racconta l’incubo che poteva essere evitato. Lo fa nel video-denuncia condiviso da Francesca Totolo: parole che fanno venire i brividi, lacrime che l’Italia intera deve ascoltare.
Il migrante, arrivato illegalmente, è stato fermato dopo una serie di aggressioni sessuali. Doveva finire in Cpr, pronto per il rimpatrio. Invece no. Uno dei medici indagati di Ravenna – uno di quelli già interditti dal Gip Federica Lipovscek per «aperta contestazione al sistema dei rimpatri» – ha timbrato il solito modulo prestampato: **“NON IDONEO AL CPR”**. Motivo? Ideologia pura. Lo stesso sistema che ha prodotto **zero idonei su 64** tra settembre 2025 e gennaio 2026. Lo stesso dottore che in chat esultava: «Ho dato la non idoneità e il ragazzo è tornato a ringraziarmi». Lo stesso che, con i colleghi, scriveva «Gli facciamo il c… agli sbirri maledetti» e «È una scelta puramente etica».
Risultato? Il senegalese è rimasto libero. E ha continuato a terrorizzare le strade. Sette donne italiane – madri, figlie, sorelle – aggredite, palpeggiate, umiliate. Una di loro, con la voce rotta dal pianto e dalla rabbia, racconta: «Mi ha messo le mani addosso, mi ha stretto, mi ha fatto sentire sporca e impotente. Ho urlato, ho chiesto aiuto… ma lui rideva. E adesso so che poteva essere fermato. Un certificato falso lo ha protetto. Lo Stato mi ha tradito».
La testimonianza è devastante. Non è più solo statistica: è carne e sangue. È il terrore negli occhi di una donna che si sentiva sicura nella sua città e invece ha incontrato il mostro che i medici rossi hanno deciso di salvare. Mentre lei piangeva, loro brindavano nelle chat per aver «impedito il rimpatrio dello stupratore». Mentre lei viveva l’inferno, loro firmavano moduli per lasciare liberi i contagiati, i delinquenti, gli irregolari recidivi.
È la stessa logica perversa che abbiamo visto mille volte:
– Il pakistano “cieco assoluto” che guida SUV e viene assolto.
– L’algerino con 23 condanne che incassa 700 euro di risarcimento.
– La Sea Watch di Rackete che sperona la Guardia di Finanza e prende 76.000 euro.
Ma per le vittime italiane? Silenzio. Dolore. Impotenza. Lo Stato protegge chi viola le leggi dall’interno, mentre le donne pagano con la dignità e la sicurezza.
Il Gip Lipovscek lo ha scritto chiaro nell’ordinanza: condotte antigiuridiche per affermare ideologia, rischio di reiterazione altissimo, medici che non curavano ma sabotavano. Tre interdetti per 10 mesi dalla professione, cinque vietati dai certificati. Eppure il danno è fatto: sette donne aggredite, un clandestino libero grazie a un camice bianco traditore.
Giorgia Meloni ha già commentato casi simili: «Sentenze assurde. Soldi degli italiani regalati a chi viola la legge». Qui è peggio: donne italiane regalate in pasto a chi non doveva nemmeno stare qui.
Il referendum del 22-23 marzo è l’unica via per spezzare questa catena: Sì per separare le carriere (pm non più padroni dei giudici), sorteggiare il CSM (basta correnti rosse), istituire l’Alta Corte disciplinare (punizioni per chi premia furbetti e lascia impuniti i violentatori e i loro protettori).
Gli ultimi sondaggi (fino all’11 febbraio) danno il Sì tra il 58% e il 63% tra i votanti probabili, affluenza stimata 54-57%. Il Sì è avanti, ma serve una vittoria schiacciante.
Andate a votare in massa il **22 e 23 marzo**. Portate familiari, amici, vicini. Fate sentire la voce di quelle sette donne aggredite, di tutte le italiane che vivono nel Far West creato dai medici rossi e dai clandestini protetti. Votare Sì è dire basta a chi insulta le forze dell’ordine, accusa di malafede chi difende i confini e condanna le nostre donne a pagare il prezzo più alto.
Il 22 marzo, Sì schiacciante per un’Italia che protegge le sue figlie, le sue madri, le sue sorelle, non chi le aggredisce e chi li copre con certificati falsi. La pacchia è finita – per i medici rossi, per i clandestini intoccabili e per chi li usa come arma contro le donne italiane! Andate a votare Sì. Tutte. Ora!


Let me tell You a sad story ! There are no comments yet, but You can be first one to comment this article.
Write a comment