Sgozzata in chiesa dall’egiziano nato in Italia
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**Ergastolo per l’assassino egiziano di Auriane: l’ennesima giovane vita spezzata dalla violenza importata**
AOSTA – Mentre l’Italia e l’Europa continuano a pagare un prezzo insostenibile per un’immigrazione fuori controllo, oggi in aula è emersa tutta la brutalità di un femminicidio che non può più essere liquidato come “tragico caso isolato”. Il pubblico ministero Manlio D’Ambrosi ha chiesto l’ergastolo per **Sohaib Teima**, il 24enne **di origini egiziane** residente a Fermo, accusato di aver massacrato la sua ex fidanzata Auriane Laisne, 22enne francese, trovata senza vita il 5 aprile 2024 tra i ruderi della chiesetta di Equilivaz, sopra La Salle in Valle d’Aosta.
Due ore di requisitoria implacabile. Il pm ha ricostruito senza lasciare ombre di dubbio un delitto premeditato, efferato, compiuto con freddezza da un uomo che aveva già mostrato il suo vero volto. Auriane è stata prima stordita con una dose spropositata di tranquillanti, ridotta all’impotenza, incapace di difendersi. Le lievi ferite alle mani raccontano il suo ultimo, disperato tentativo di allontanare l’aggressore. Poi, senza più forze, il colpo al collo. Morte per asfissia, soffocata dal suo stesso sangue, semi-incosciente, in un luogo isolato scelto con cura per non lasciare tracce.
Ma non è finita qui. Il dibattimento ha portato alla luce un quadro agghiacciante di maltrattamenti sistematici, umiliazioni, botte, vessazioni, sequestri e un controllo ossessivo degno di una prigione. Auriane viveva nel terrore. In Francia lo aveva denunciato **quattro volte** per violenze. Quattro volte. Eppure nessuno è riuscito a fermarlo in tempo. La giovane francese, venuta in Italia forse cercando un futuro migliore, è finita massacrata da chi portava con sé un bagaglio culturale e comportamentale incompatibile con la nostra civiltà.
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E non è un caso che la madre dell’imputato abbia mentito spudoratamente in aula, tentando di coprire il figlio. Così come non è un caso che il cellulare di Teima sia stato geolocalizzato proprio a Equilivaz nella notte tra il 26 e il 27 marzo, l’orario dell’omicidio. L’accusa non ha dubbi: è stato lui. Punto.
**Sohaib Teima**, nato in Italia ma di chiare origini egiziane, rappresentava già un pericolo noto. Era finito sotto processo per atti di violenza sulla stessa vittima. Eppure circolava libero, si spostava tra Italia e Francia, studiava, viveva come se nulla fosse. Quante altre Auriane dovranno morire prima che l’Europa capisca che non si può continuare a importare senza controlli masse di giovani maschi provenienti da contesti dove la donna è oggetto di possesso, dove la gelosia si trasforma in possesso mortale, dove le denunce non contano nulla?
Questo non è un femminicidio “all’italiana”. È il frutto avvelenato di un’immigrazione selvaggia che da anni scarica sulle nostre città e sulle nostre ragazze il peggio di culture retrograde e violente. Auriane aveva paura. Lo aveva detto. Lo aveva denunciato. Ma le nostre frontiere aperte, le nostre leggi molli, il politicamente corretto che impedisce di chiamare le cose con il loro nome hanno permesso che il mostro restasse a piede libero.
Il processo prosegue. Il 25 marzo parlerà la difesa, la sentenza è fissata per l’8 aprile. Noi non ci illudiamo: qualunque pena verrà inflitta, non restituirà la vita ad Auriane. Ma almeno sia esemplare. E soprattutto sia un campanello d’allarme per chi ancora finge di non vedere.
L’Italia non può più permettersi di essere il rifugio di chi porta morte e terrore. Basta con l’immigrazione incontrollata. Basta con l’ipocrisia che nasconde le origini dei carnefici. Auriane Laisne merita giustizia. E l’Italia merita sicurezza. Prima che sia troppo tardi per la prossima vittima.


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