Moro ucciso dopo avere emesso banconote sovrane come Kennedy
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**MORO E JFK: STESSA SCELTA, STESSO DESTINO. DAI DOCUMENTI DESECRETATI SPUNTA IL GIALLO DELLE BANCONOTE CHE FA TREMARE L’IMPERO INVISIBILE**
Roma-Dallas, 17 marzo 2026. Immaginate Oliver Stone dietro la macchina da presa: luci basse sugli archivi segreti, fogli che scivolano fuori da casseforti blindate come proiettili da un fucile Mannlicher-Carcano. Il fumo delle sigarette, il ticchettio di orologi che segnano il conto alla rovescia verso la verità. E improvvisamente, tra le carte desecretate sul caso Moro – quelle che il sistema sperava restassero sepolte per sempre – emerge il segno inequivocabile: il **giallo delle banconote**.
Aldo Moro, il grande statista della Democrazia Cristiana, l’uomo che sognava un’Italia libera dai guinzagli atlantici fa qualcosa di impensabile sotto il suo governo. Con la legge n. 171 del 31 marzo 1966 vengono stampate, in due emissioni distinte, le banconote da 500 lire. Ma non le solite, quelle marchiate “Banca d’Italia”, il sancta sanctorum dei banchieri internazionali. No. Queste recitano, con orgoglio quasi rivoluzionario: **“Repubblica Italiana”**. Biglietti di Stato a corso legale, emessi direttamente dal potere sovrano. Senza debito verso i privati. Senza inchino al tempio del signoraggio.
Pochi anni prima, dall’altra parte dell’oceano, un altro uomo aveva osato lo stesso. 4 giugno 1963: John Fitzgerald Kennedy firma l’Executive Order 11110. Con un semplice tratto di penna autorizza il Tesoro USA a emettere United States Notes – dollari veri, argento del popolo – bypassando la Federal Reserve, quella mostruosa creatura privata nata nel 1913 per succhiare il sangue delle nazioni. Lo stesso peccato mortale. Lo stesso affronto ai veri padroni del mondo.
E poi? Bang.
Dallas, 22 novembre 1963. Dealey Plaza. Un “pazzo solitario” con un fucile da quattro soldi.
Roma, 16 marzo 1978. Via Fani. Brigate Rosse “autonome”. Un corpo in un bagagliaio.
Coincidenze? Oliver Stone sputerebbe sul pavimento. **Non esistono coincidenze quando si toccano i poteri veri**.
Nei nuovi fascicoli desecretati spunta la lettera bomba di Gero Grassi, ex deputato PD, membro della Commissione Moro. Dieci anni fa scriveva al presidente Fioroni: «Perché questo cambio di dicitura? Inoltrate richiesta al ministro dell’Economia e a Bankitalia». E aggiunge, con la lucidità di chi ha capito il gioco: cita il precedente americano, offre fotocopie delle banconote incriminate, conclude che «fa specie che sia Moro che Kennedy siano stati uccisi».
Bankitalia? Silenzio. Assordante. Complice.
Perché? Perché queste banconote non sono carta. Sono un atto di guerra contro l’Impero Invisibile. Chi emette moneta senza creare debito schiaccia il pulsante dell’autodistruzione: Gladio, Stay Behind, CIA, logge deviate, strategia della tensione, Brigate Rosse come braccio armato di copertura, servizi segreti che “deviano” solo quando serve al sistema. Moro voleva dialogare con il PCI? Certo. Ma prima di tutto voleva uno Stato che stampasse i suoi soldi. JFK voleva la pace in Vietnam e smantellare il complesso militare-industriale? Sì. Ma prima di tutto voleva strangolare la Fed.
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Seguite i soldi, come insegnava Garrison nel film di Stone. Lincoln pagò con i Greenbacks. Kennedy con l’EO 11110. Moro con le 500 lire “Repubblicane”. Tutti eliminati. Tutti con la stessa firma sul contratto di morte: “Chi sfida la moneta privata muore”.
Le Brigate Rosse? Una comoda messa in scena, come Oswald. Il vero regista siede nelle sale riunioni di Langley, della City, dei Rothschild del debito eterno. Il messaggio è chiaro, inciso nel sangue: provate a restituire la sovranità monetaria al popolo e vi faremo fare la fine di Moro e di JFK. Il compromesso storico? Un pretesto. La vera minaccia era quella banconota da 500 lire con la scritta sbagliata.
Ora i documenti escono. Perché proprio oggi? Perché il velo si sta strappando. Perché l’euro, le CBDC, le banche centrali digitali ci stanno stringendo il cappio finale. E qualcuno, da qualche parte, vuole che sappiamo: la guerra non è finita. Moro e Kennedy non sono stati sconfitti dal caso. Sono stati sacrificati sull’altare del Dio Denaro.
Svegliatevi. La verità non è morta in via Caetani né a Parkland Hospital. È qui, in queste banconote fantasma che spuntano dai faldoni come un avvertimento.
Chi osa toccare il tempio viene crocifisso.
Ma i martiri lasciano sempre tracce. E i documenti desecretati sono la loro voce dal sepolcro.
Oliver Stone aveva ragione: **l’indicibile governa**. E oggi, 48 anni dopo via Fani e 62 dopo Dallas, il giallo delle banconote grida ancora: **non era un rapimento. Era un golpe finanziario globale**.
La prossima mossa è vostra. O nostra.


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