87 clandestini riportati dai giudici in Italia dall’Albania già ri-arrestati
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Nell'ultimo aggiornamento sui transiti dal Centro di permanenza per i rimpatri di Gjader (Albania), dal 15 aprile 2025 al 9 marzo 2026, dei 248 irregolari rientrati in Italia per mancata convalida del trattenimento da parte dei giudici
👉 22 sono stati arrestati
👉46 segnalati https://t.co/fWE5CVeprq— Francesca Totolo (@fratotolo2) March 18, 2026
**Tre clandestini su dieci “liberati” dai giudici dall’Albania tornano a delinquere: 248 irregolari rimpatriati, 22 arrestati di nuovo e 46 segnalati – l’ennesima beffa delle toghe rosse che sabotano i rimpatri e aprono le porte al Far West**
È l’ennesima vergogna, l’ennesima dimostrazione che in Italia la giustizia non è più uno strumento di tutela dei cittadini, ma un’arma al servizio dell’impunità, del buonismo ideologico e della guerra sotterranea contro il Governo che prova a difendere i confini. Dal 15 aprile 2025 al 9 marzo 2026, ben 248 irregolari sono stati fatti rientrare in Italia dal Centro di permanenza per i rimpatri di Gjader, in Albania, perché i giudici si sono rifiutati di convalidare il trattenimento. Risultato? **Tre clandestini su dieci** – lo scrive nero su bianco il titolo dell’articolo pubblicato su Tempo – sono tornati a delinquere.
Ventidue sono stati arrestati di nuovo. Quarantasei sono stati segnalati all’autorità giudiziaria. Solo nove – nove! – sono stati effettivamente allontanati dal territorio nazionale. Il resto? Di nuovo in giro per le nostre strade, liberi di aggredire, rubare, spacciare, violentare. E tutto grazie alla “scusa” preferita dalle toghe: i Paesi di origine non sarebbero “sicuri” oppure bisogna garantire loro la domanda di protezione internazionale. Traduzione per i contribuenti italiani che pagano i centri, le scorte, le forze dell’ordine e le vittime: lo Stato spende milioni per rimpatriare, i giudici li rispediscono a casa gratis e i criminali ricominciano da capo.
I dati arrivano dall’ultimo aggiornamento sui transiti di Gjader e sono impietosi. L’immagine che circola sui social (e che riprende l’articolo di Francesca Musacchio) è un atto d’accusa senza appello: «Le toghe contrarie ai centri per i rimpatri». I trattenimenti non convalidati diventano la regola, non l’eccezione. L’80% dei casi esaminati nel 2025 ha visto i giudici bocciare la misura. E otto stranieri su dieci non trattenuti sono tornati a delinquere nel giro di pochi mesi: aggressioni, furti, spaccio, violenza sessuale, spaccio di stupefacenti. Esattamente come nei casi già denunciati da Francesca Totolo e dal Tempo: irregolari con ordini di espulsione ignorati, pregiudicati rilasciati, cittadini italiani costretti a convivere con il pericolo.
È la stessa logica perversa che abbiamo visto mille volte. Lo stesso meccanismo che ha portato all’assoluzione del pakistano “cieco assoluto” che guidava un SUV in Brianza, lo stesso che ha regalato risarcimenti milionari a irregolari con condanne alle spalle, a Ong che speronano la Guardia di Finanza, a clandestini che denunciano l’Italia per “trattamenti inumani”. I giudici non convalidano i rimpatri? Pazienza. I clandestini tornano a delinquere? Pazienza. Le vittime italiane? Pazienza pure loro. Lo Stato paga quando favorisce l’invasione e l’impunità, ma non quando deve proteggere chi lavora, chi paga le tasse, chi ha paura di uscire di casa.
Giorgia Meloni lo ha ripetuto più volte: «Sentenze assurde. Soldi degli italiani regalati a chi viola la legge». Qui è peggio: non si tratta solo di soldi sprecati, ma di sicurezza sabotata. Il protocollo Italia-Albania, tanto vituperato dalla sinistra e dalle procure, funzionerebbe se i giudici non lo boicottassero sistematicamente. Invece le toghe rosse trasformano i Cpr in un colabrodo: entrano clandestini pericolosi, escono liberi di ricominciare il giro. E poi si stupiscono se le forze dell’ordine devono riarrestare gli stessi volti ogni settimana.
Il referendum del 22-23 marzo è l’unica arma rimasta ai cittadini per spezzare questa catena. Votare Sì significa separare le carriere (i pm non saranno più padroni dei giudici), sorteggiare il CSM (basta correnti rosse e lottizzazioni), istituire l’Alta Corte disciplinare (punizioni reali per chi libera stupratori, assolve falsi invalidi e blocca i rimpatri).
Andate a votare in massa il **22 e 23 marzo**. Portate familiari, amici, vicini, colleghi. Fate vedere che il popolo italiano non è disposto a tollerare un’altra beffa: 248 irregolari rispediti a casa dai giudici, 22 già arrestati di nuovo, 46 segnalati, mentre i veri italiani restano senza sicurezza, senza aiuti, senza giustizia. Votare Sì è dire basta a chi insulta (“Topo Gigio”), accusa di malafede, libera stupratori e clandestini pericolosi, e condanna l’Italia a pagare chi la deruba e chi la violenta.
Il 22 marzo, Sì schiacciante per un’Italia che protegge i suoi cittadini onesti, non chi li prende in giro. La pacchia è finita – per le toghe rosse e per chi le usa come arma contro i contribuenti e contro la sovranità nazionale! Andate a votare Sì. Tutti. Ora!


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