Veneto invaso: raduni di massa per il Ramadan
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**Allarme rosso in Veneto: l’islamizzazione avanza a tappe forzate attraverso l’immigrazione regolare di massa. Basta con l’invasione legale dai Paesi islamici!**
Mentre l’Italia si prepara alla Pasqua cristiana, in Veneto si celebra la fine del Ramadan con manifestazioni di forza che fanno tremare le fondamenta della nostra terra. Non si tratta più di sporadici episodi: è un piano sistematico di colonizzazione demografica e culturale, finanziato con i nostri soldi, tollerato dalle istituzioni e spinto dall’immigrazione regolare che continua a riversare decine di migliaia di musulmani ogni anno nelle nostre città. Mestre, Padova, Marghera, l’Arcella: il Veneto sta diventando un’enclave islamica sotto i nostri occhi, e nessuno ha il coraggio di fermare questa deriva.
A Mestre, in via Giustizia, è stato allestito un vero e proprio villaggio islamico per l’Eid al-Fitr di venerdì 20 marzo: tende, gazebo, zone separate per uomini e donne, funghi caloriferi, area accoglienza, spazio per bambini e addirittura un settore dedicato al cibo. I bengalesi – arrivati legalmente, con permessi di soggiorno, ricongiungimenti familiari e contratti di lavoro – non hanno badato a spese: hanno affittato navette NCC per raccogliere fedeli da Mestre (meeting point Interspar) e Marghera, con l’obiettivo esplicito di radunare “quante più persone possibili”. Un’organizzazione militare, non una semplice preghiera. E dopo la funzione? La Lega di Anna Maria Cisint ha annunciato un sit-in proprio lì, per denunciare l’ennesimo sito irregolare. Ma la risposta del prefetto Darco Pellos è stata agghiacciante: «Attività di vigilanza per garantire le libertà religiose». Libertà religiosa? O resa incondizionata di fronte a una comunità che ormai detta le regole?
Non è finita. Preghiere anche in via Lazzarini (sede della Comunità Islamica di Venezia e Provincia), via Monzani, via Paolucci ad Altobello e via Linghindal. Luoghi che la Polizia locale ha dovuto controllare, mentre i leader islamici minacciano denunce e pretendono “regolarizzazioni”. Il presidente Sadmir Aliovisky parla di “dialogo” e “rispetto della Costituzione”, ma al tempo stesso chiede a gran voce un confronto per trasformare questi centri abusivi in moschee ufficiali. Traduzione: dateci più spazio, o vi denunceremo. E nel frattempo, in campagna elettorale, usa le stesse parole di pace che sentiamo da anni: “non usiamo la religione per propaganda”. Peccato che la propaganda sia proprio questa: mostrare la forza numerica, l’organizzazione, l’occupazione simbolica del territorio.
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Questi non sono “cittadini attivi che contribuiscono”. Sono comunità parallele che crescono grazie all’immigrazione regolare: ricongiungimenti familiari, visti di lavoro, permessi umanitari, asilo concesso a tappeto. Bengalesi, pakistani, marocchini, senegalesi, tunisini: flussi legali che dal 2010 ad oggi hanno moltiplicato per dieci la presenza musulmana in Veneto. E mentre la nostra Pasqua viene blindata con zone rosse “rimodulate” dal decreto sicurezza, per il Ramadan si montano villaggi con navette private e si pretende tolleranza assoluta.
È ora di dire basta. L’islamizzazione del Veneto non è un’invenzione della Lega: è realtà documentata da queste feste blindate, da queste richieste di moschee monumentali, da queste comunità che non si integrano ma si espandono. Fermiamo immediatamente l’immigrazione regolare da tutti i Paesi islamici. Stop ai ricongiungimenti, stop ai visti di lavoro per chi proviene da nazioni dove la sharia è legge, stop ai flussi incontrollati che stanno trasformando Mestre, Padova e l’intero Veneto in un califfato europeo.
Il Veneto non è terra di conquista. È la nostra casa, la nostra identità, la nostra civiltà millenaria. Se non chiudiamo i rubinetti dell’immigrazione legale oggi, domani non ci sarà più un Veneto da salvare. Svegliamoci, prima che sia troppo tardi.


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