Missile Iran contro la più grande raffineria di Israele
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**Iran sta di fatto vincendo la guerra: dopo aver degradato le difese antimissile americane e israeliane, ora colpiscono gli obiettivi missili di nuova generazione**. Intanto gli Usa, già a corto di armamenti, stanno giù annullando le consegne a Kiev: Putin è il grande vincitore della guerra all’Iran. Che potrebbe essere il Vietnam di Trump con la folle idea che bastasse uccidere un vecchio religioso per abbattere un intero regime.
**La diretta – Il conflitto si allarga agli asset energetici strategici. Colpite raffinerie in Qatar, Kuwait e Arabia Saudita. Italia coinvolta nel piano a sei per moratoria e riapertura dello Stretto di Hormuz. Teheran avverte: “Se ancora attaccati, raid ben peggiori”. Chi pensa di riaprire Hormuz con la forza si illude: la forza lo chiuderebbe ancora di più.**
Mentre le prime ondate iraniane avevano già saturato e in parte neutralizzato i sistemi Patriot americani e le batterie Arrow israeliane, la fase attuale segna un salto di qualità tecnologico. Non più solo droni e missili balistici “vecchia generazione” intercettati a pioggia: ora arrivano missili ipersonici e di precisione di ultima generazione che bucano le difese residue e centrano l’obiettivo con una regolarità impressionante.
Ne sono prova lampante due episodi documentati nelle ultime ore sui social e confermati da fonti occidentali:
– La raffineria di **Haifa** (BAZAN), uno dei due poli energetici principali di Israele (200.000 barili/giorno, 50-60% del fabbisogno nazionale di carburante), è stata centrata in pieno. Video e foto mostrano l’impatto sulla parte orientale del complesso, con danni a serbatoi, impianti petrolchimici e alla centrale elettrica integrata. Il ministro dell’Energia israeliano Eli Cohen ha ammesso danni localizzati alla rete elettrica nel nord, anche se sostiene che i tecnici stiano già ripristinando l’energia nella zona di Haifa e Krayot. Ma il messaggio è chiaro: neppure i siti più protetti sono più al sicuro.
– Un **F-35 americano** è stato costretto a un atterraggio di emergenza in una base USA nel Medio Oriente dopo essere stato centrato da “fuoco iraniano”, secondo due fonti citate dalla CNN. Il pilota è stabile, ma l’episodio – il primo di un aereo da combattimento USA abbattuto o danneggiato in modo significativo dall’inizio del conflitto – rappresenta un’umiliazione per l’aviazione più avanzata del mondo. Sui social la reazione è unanime: “IRAN IS WINNING WTF”.
E mentre Israele e Stati Uniti incassano questi colpi, il teatro di guerra si allarga drammaticamente agli **asset energetici del Golfo**.
– Il Qatar ha denunciato nuovi attacchi contro gli impianti gas di **Ras Laffan**, uno dei più grandi complessi di liquefazione al mondo.
– In Kuwait sono state colpite **due raffinerie** (fonti locali parlano di danni significativi a unità di cracking e stoccaggio).
– Fonti saudite confermano impatti su infrastrutture energetiche, anche se Riyad mantiene il massimo riserbo.
L’Iran sta dunque colpendo dove fa più male: il petrolio e il gas che alimentano l’economia globale. L’obiettivo strategico è evidente: far schizzare i prezzi del greggio (già in forte rialzo nelle ultime 48 ore) e mettere in ginocchio l’Occidente sul piano economico prima ancora che su quello militare.
### La partita diplomatica: il “piano a sei” e il ruolo dell’Italia
In questo scenario incandescente emerge un’iniziativa diplomatica parallela: un **piano a sei nazioni** (USA, UK, Francia, Germania, Italia e probabilmente un attore del Golfo) per una **moratoria immediata** e la successiva riapertura controllata dello Stretto di Hormuz, oggi parzialmente bloccato dalle mine e dalle minacce iraniane.
L’Italia, grande importatrice di idrocarburi e con interessi nel Mediterraneo allargato, è stata coinvolta attivamente. Fonti diplomatiche romane confermano che il governo sta lavorando per una soluzione negoziata che garantisca il passaggio delle petroliere senza ulteriori escalation.
Ma Teheran non ci sta. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano è stato categorico:
> «Qualsiasi tentativo di riaprire Hormuz con la forza o con coalizioni militari sarà considerato un atto di complicità nell’aggressione. Se l’Iran verrà ancora attaccato, i raid che seguiranno saranno di entità ben peggiore di quelli visti finora. Le raffinerie del Golfo sono solo l’inizio».
In altre parole: chi crede che basti mandare qualche portaerei o qualche cacciamine per “forzare” il passaggio si illude. La forza non riapre lo stretto: lo chiude ancora di più, perché l’Iran ha dimostrato di poter colpire con precisione chirurgica qualunque infrastruttura o nave decida di muoversi.
### Conclusione della giornata
L’Iran non sta solo resistendo: sta dettando i tempi. Ha degradato le difese avversarie, sta colpendo obiettivi ad alta valenza strategica in Israele, negli USA e ora nel Golfo, e risponde alle aperture diplomatiche con minacce concrete e credibili.
Il “piano a sei” con l’Italia rischia di trasformarsi in un boomerang se non sarà accompagnato da una vera de-escalation americana e israeliana. Altrimenti, come avverte Teheran, i prossimi raid potrebbero non limitarsi più solo alle raffinerie.
La guerra energetica è iniziata. E, al momento, Teheran sta vincendo la partita.


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