Migranti con scabbia e tubercolosi lasciati liberi dai medici anti-rimpatri

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By V marzo 19, 2026 17:19

Migranti con scabbia e tubercolosi lasciati liberi dai medici anti-rimpatri

**Scabbia e tubercolosi libere di circolare grazie ai medici rossi di Ravenna: certificati falsi per “contestare il sistema” – lasciavano i clandestini infetti sul territorio senza curarli, mentre gli italiani pagano il prezzo della loro ideologia no-border**

È l’ennesima vergogna, l’ennesima dimostrazione che in Italia una parte della sanità pubblica è diventata un’arma ideologica contro lo Stato e contro la salute degli italiani. Non più medici, ma militanti no-Cpr: otto camici bianchi del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna hanno trasformato le visite in atti di sabotaggio. Diagnostica scabbia e tubercolosi ai clandestini irregolari destinati al rimpatrio, timbrava il certificato di “non idoneo al Cpr” e poi… niente. Nessun trattamento, nessuna presa in carico, nessun isolamento. Solo libertà di circolare, contagiare, diffondere. Una scelta consapevole, come ha scritto nero su bianco il Gip Federica Lipovscek nell’ordinanza cautelare.

La scabbia passa da pelle a pelle con un semplice contatto. La tubercolosi viaggia nell’aria con un colpo di tosse o un po’ di saliva. Patologie che questi infettivologi conoscevano benissimo, tanto da diagnosticarle. Ma invece di curare, come impone il codice deontologico, hanno scelto l’ideologia. «In un’ottica di aperta contestazione del sistema di gestione dell’immigrazione clandestina», ha sentenziato il Gip. Non una valutazione medica: una dichiarazione di guerra alle leggi sui rimpatri. Uno degli indagati ha perfino ammesso nelle memorie difensive che nella decisione pesava «la destinazione finale del paziente». Non i dati clinici. La destinazione. Tradotto: meglio lasciare libero un irregolare pericoloso che mandarlo in Cpr.

E i fatti parlano chiaro. Tra settembre 2025 e gennaio 2026: **zero idonei su 64**. Moduli prestampati pronti all’uso. Chat trionfanti: «Ho dato la non idoneità e il ragazzo è tornato a ringraziarmi», «È una scelta puramente etica! Gli facciamo il c… agli sbirri maledetti!». La dottoressa con i capelli viola che scriveva «Ho impedito il rimpatrio dello stupratore». E poi casi clamorosi: un clandestino con sospetta tubercolosi certificato inidoneo e lasciato libero senza accertamenti né terapie. Un altro con scabbia diagnosticata in due minuti, senza visita dermatologica, dopo gesti e cenni del capo che orientavano le risposte durante il colloquio. Due minuti e via: certificato in tasca e libertà di contagiare.

Nel settembre 2024 – proprio mentre partiva il sistema dei falsi certificati e arrivavano le navi Ong cariche di irregolari – il prefetto dovette ordinare una disinfestazione contro l’acaro della scabbia nei locali del comando provinciale dei Carabinieri di Ravenna, perché alcuni ospiti risultati infetti li avevano “ospitati”. Coincidenza? O conseguenza diretta di questa follia ideologica?

Il Gip Lipovscek ha smontato ogni difesa. I medici invocavano il codice deontologico? Bugia: il codice impone di curare, non di certificare e abbandonare. Invece «non risulta che gli indagati abbiano attivato accertamenti o trattamenti», lasciando «le persone libere sul territorio e consentendo loro di diffondere le infezioni sospettate». Tre medici interdittivi dalla professione per 10 mesi, altri cinque vietati dalle certificazioni per 10 mesi. La Procura (pm Daniele Barberini e Angela Scorza) aveva chiesto un anno per tutti: il Gip ha rimodulato ma ha confermato tutto, rischio di reiterazione altissimo. Anche le manifestazioni di solidarietà no-border hanno «creato un contesto potenzialmente favorevole alla reiterazione». E i pareri degli psichiatri? Ignorati. Pur di affermare la propria ideologia, hanno calpestato tutto.

Pensateci: durante il Covid bastava un sospetto per chiudere tutto, tracciare, isolare. Qui no. Qui si certifica il pericolo – scabbia, tubercolosi – e si lascia andare il paziente. Perché l’obiettivo non era la salute: era sabotare i rimpatri. Lasciare liberi irregolari recidivi, stupratori, delinquenti e contagiosi. Lo stesso meccanismo che ha permesso al 25enne senegalese di aggredire sette donne italiane: certificato anti-Cpr e via, libero di palpeggiare e terrorizzare. Una delle vittime ha raccontato con voce rotta: «Mi ha messo le mani addosso, ho urlato aiuto… ma lui rideva». Grazie a un medico rosso.

È la stessa logica perversa che abbiamo visto mille volte:
– Il pakistano “cieco assoluto” che guida SUV e viene assolto.
– L’algerino con 23 condanne che incassa 700 euro di risarcimento.
– La Sea Watch di Carola Rackete che sperona la Finanza e prende 76.000 euro.
– Nessun risarcimento per le vittime italiane di irregolari con espulsioni ignorate.

Lo Stato italiano può essere contestato dall’interno quando si tratta di proteggere clandestini infetti e pericolosi, ma non quando si tratta di difendere i cittadini onesti. Qui i medici rossi trasformano gli ospedali in basi no-border, ignorano la deontologia, rischiano la salute pubblica e poi invocano la libertà di pensiero. Il Gip lo ha scritto chiaro: non sono le idee a essere in discussione. Sono gli atti «antigiuridici particolarmente gravi».

Giorgia Meloni ha già commentato casi simili: «Sentenze assurde. Soldi degli italiani regalati a chi viola la legge». Qui è peggio: salute pubblica, sicurezza e dignità delle donne italiane regalate in pasto a chi non doveva nemmeno stare qui.

Il referendum del 22-23 marzo è l’unica via per spezzare questa catena: Sì per separare le carriere (pm non più padroni dei giudici), sorteggiare il CSM (basta correnti rosse), istituire l’Alta Corte disciplinare (punizioni per chi premia furbetti e lascia impuniti i sabotatori della salute e della sicurezza).

Andate a votare in massa il **22 e 23 marzo**. Portate familiari, amici, vicini. Fate sentire la voce di quelle sette donne aggredite, degli italiani esposti a scabbia e tubercolosi per ideologia, di tutti i cittadini che pagano tasse per mantenere un sistema che li tradisce. Votare Sì è dire basta a chi insulta le forze dell’ordine, accusa di malafede chi difende i confini e condanna l’Italia a pagare chi la contagia, la aggredisce e la invade.

Il 22 marzo, Sì schiacciante per un’Italia che protegge i suoi cittadini onesti, non chi li infetta e li umilia dall’interno degli ospedali. La pacchia è finita – per i medici rossi, per i clandestini intoccabili e per chi li usa come arma contro gli italiani! Andate a votare Sì. Tutti. Ora!

Migranti con scabbia e tubercolosi lasciati liberi dai medici anti-rimpatri ultima modifica: 2026-03-19T17:19:44+00:00 da V
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