Circondavano e rapinavano italiani e poi festeggiavano sui social
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La città che un tempo ospitava serate tranquille nei giardini del **Sambuy** o passeggiate romantiche al **Valentino** è diventata teatro di vere e proprie spedizioni punitive da parte di bande organizzate, composte in gran parte da giovani di origine egiziana. Ieri, 19 marzo 2026, la Polizia di Stato – grazie al prezioso lavoro dei “Falchi” della Squadra Mobile – ha finalmente messo le manette a una di queste bande che da mesi seminava terrore nel centro e nelle zone della movida torinese.
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Il modus operandi era sempre lo stesso, brutale e calcolato: un branco di giovani accerchiava le vittime – spesso donne o passanti soli – armati di **coltelli** e **spray urticante**. Dopo aver minacciato e accecato le prede, strappavano con violenza le collane d’oro che portavano al collo, per poi darsi alla fuga lasciando le persone terrorizzate e ferite. Tre rapine violente accertate, tutte concentrate tra i giardini Sambuy e il Parco del Valentino: luoghi simbolo della Torino bene, ora trasformati in zone ad alto rischio per chi osa indossare un gioiello o semplicemente passeggiare di sera.
A finire in manette quattro soggetti, tutti giovanissimi e di nazionalità egiziana. Due di loro sono stati raggiunti da ordinanza di custodia cautelare in carcere, mentre gli altri sono finiti agli arresti domiciliari o misure alternative. Tra loro spicca il capo della banda, già noto alle forze dell’ordine e **già detenuto** per reati identici: un elemento che dimostra come il sistema non riesca a fermare questi soggetti, che una volta usciti riprendono esattamente da dove avevano lasciato.
Ma ciò che rende questa storia ancora più inquietante è l’arroganza di questi criminali. Non si limitavano a rapinare: **si filmavano** durante le aggressioni e poi caricavano i video sui social, in particolare su TikTok e Instagram, vantandosi delle loro “imprese” come se fossero trofei. Un esibizionismo criminale che testimonia una totale assenza di paura della legge e un disprezzo assoluto per le vittime italiane. Pubblicare online le scene di violenza per ottenere like e visualizzazioni: questo è il livello di degrado a cui siamo arrivati, grazie a politiche di immigrazione incontrollata che permettono l’ingresso e la permanenza di individui pericolosi senza adeguati controlli.
La notizia, rilanciata con forza da cronisti coraggiosi come Francesca Totolo su X, dovrebbe far riflettere chiunque ancora minimizzi il fenomeno. Non si tratta di “episodi isolati” o di “giovani in difficoltà”. Siamo di fronte a una vera e propria occupazione criminale di spazi pubblici, dove cittadini italiani – soprattutto i più vulnerabili – vengono sistematicamente presi di mira da gruppi stranieri organizzati. Il fatto che il capo fosse già in carcere per reati analoghi dimostra il fallimento di un sistema che scarcerazioni facili e pene blande non scoraggiano, anzi incoraggiano la recidiva.
Torino sta pagando caro l’illusione del multiculturalismo a tutti i costi. Le strade del centro, un tempo sicure, ora richiedono attenzione costante: non uscire da soli la sera, non indossare gioielli visibili, guardarsi sempre alle spalle. È questa la nuova normalità imposta dall’immigrazione di massa incontrollata? Quanti altri arresti serviranno prima che la politica ammetta che il problema esiste, è reale e ha un’origine precisa?
I “Falchi” hanno fatto il loro dovere, ma il dovere vero spetta a chi governa: **fermare l’ingresso indiscriminato**, espellere i delinquenti stranieri e ridare sicurezza agli italiani. Altrimenti, il Valentino e il Sambuy diventeranno solo ricordi sbiaditi di una Torino che non c’è più.


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