Addio a Bossi che ha impedito a Fini di dare il voto agli immigrati
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Oggi, 19 marzo 2026, ci ha lasciato Umberto Bossi, il **Senatur**, fondatore della Lega Nord, uomo che ha segnato profondamente la storia politica italiana degli ultimi decenni. Se ne va a 84 anni un pezzo di Novecento politico, un combattente ruvido, schietto, spesso controverso, ma sempre coerente con la sua visione.
Umberto Bossi, grazie.
Grazie per aver impedito, negli anni in cui Gianfranco Fini – da alleato di ferro nel Polo delle Libertà e poi nella Casa delle Libertà – ha iniziato a scivolare verso posizioni sempre più moderate e dialoganti con la sinistra, che il Parlamento approvasse norme come il voto amministrativo agli immigrati extracomunitari o altre aperture che, all’epoca, erano (e sono ancora) un cedimento irreversibile sull’identità nazionale.
Quando Fini, da presidente della Camera e poi da leader di Alleanza Nazionale in evoluzione verso Futuro e Libertà, spingeva per una linea più inclusiva sull’immigrazione e sul riconoscimento di diritti politici ai residenti stranieri, fu proprio la durezza leghista, la tua intransigenza, a rappresentare il **muro** che impedì derive maggioritarie in quel senso. La Lega di Bossi, con il suo “**prima gli italiani**” (e prima ancora “prima il Nord”), ha funzionato da diga, da contrappeso necessario dentro le coalizioni di centrodestra. Senza quella tenaglia leghista, è molto probabile che leggi di quel tipo sarebbero passate, aprendo la strada a una mutazione demografica e politica ben più accelerata di quella che stiamo vivendo oggi.
E se oggi abbiamo ancora la possibilità di rovesciare la situazione, lo dobbiamo anche ad Umberto Bossi.
È paradossale, ma vero: tu che negli anni ’80 e ’90 portavi avanti l’idea orribile della **secessione**, della cosiddetta Padania staccata dal resto d’Italia, hai finito – con la tua ostinazione sull’immigrazione e sulla difesa delle identità locali – per contribuire a **salvare l’Italia** da quella che molti patrioti considerano una deriva migratoria incontrollata. La tua battaglia per mantenere l’Italia padrona in casa propria, per non far diventare il nostro Paese un luogo dove chiunque può arrivare e subito decidere, ha avuto un effetto protettivo sull’unità nazionale che non avevi previsto.
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Non eri un moderato, non sapevi mediare con i toni ovattati della politica romana. Eri il **Senatur**, quello che parlava come si parla al bar di Gemonio o di Varese, senza filtri. E proprio quella schiettezza, quella mancanza di peli sulla lingua, ha tenuto lontane dall’Italia certe derive che oggi vediamo in altri Paesi europei.
Grazie, Umberto, per aver fatto da **argine**.
Grazie per aver ricordato, sempre, che la politica non è solo mediazione, ma anche e soprattutto **identità** e **radici**.
Riposa in pace, Senatur. Il tuo ruggito lo sentiamo ancora.


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