Fedeli contro il vescovo che ha dato la chiesa ai musulmani per il Ramadan : “Traditore”
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**Prato capitola all’Islam: bufera contro il vescovo traditore che regala San Domenico alla umma bengalese per il Ramadan. I fedeli cattolici insorgono: “Presto prenderanno anche le chiese”**
Prato, 22 marzo 2026 – La Diocesi di Prato ha scelto da che parte stare: non con i fedeli italiani, non con la civiltà cristiana, ma con l’Islam invasore. Il cortile del complesso parrocchiale di San Domenico è stato regalato al Centro islamico bengalese per la preghiera collettiva di fine Ramadan. Oltre 500 musulmani (uomini, come da copione) hanno invaso lo spazio sacro venerdì mattina, prostrandosi alla Mecca su suolo cristiano. Lo stesso copione dell’anno scorso. E come sempre, il vescovo Nerbini ha chiuso la farsa prendendo il caffè con gli imam, blaterando di “atto di amicizia” e “scoprire la bellezza dell’altro”.
Risultato? Una bufera social senza precedenti. Le pagine web e i social della Chiesa pratese sono state sommerse da oltre 600 commenti, il 90% ferocemente negativi, molti violenti e carichi di rabbia giustificata. I cattolici italiani non ne possono più di questa sistematica capitolazione, di questo tradimento quotidiano.
I commenti parlano chiaro, senza filtri:
– «Nelle loro nazioni bruciano le chiese e massacrano i cristiani, e noi gli offriamo il cortile della nostra parrocchia?»
– «Per ora il cortile, tra qualche anno prenderanno tutta San Domenico e la trasformeranno in moschea»
– «Hanno svuotato le nostre chiese e ora la Diocesi gli dà gli spazi per riempirle di Allah»
– «La Chiesa pensa che qualcuno di loro si convertirà? No. Si sentiranno solo conquistatori di luoghi sacri altrui»
– E ancora: «A Firenze hanno tolto i crocifissi dalle scuole in nome della laicità e poi hanno dato le aule ai musulmani per la preghiera. Quindi la Chiesa cosa fa? Aiuta l’abolizione del cristianesimo?»
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Non mancano i richiami alla totale assenza di reciprocità: «Provate a chiedere di celebrare una Santa Messa dentro una moschea e vedete che fine fate». E i più esasperati: «Vanno rimandati tutti a casa». La stessa pagina della Diocesi è stata subissata da centinaia di proteste identiche.
Qualche voce isolata, come quella di Anna Maria, parla di “bellissimo esempio di dialogo” e “pace che comincia con gli incontri”. Ma viene sommersa dall’ondata di indignazione. La realtà è una sola: questa non è accoglienza, è resa. Non è dialogo, è suicidio assistito della cristianità italiana.
Prato, città già pesantemente colonizzata dalla comunità bengalese, vede la sua Chiesa storica trasformarsi in moschea a cielo aperto. Ciò che era eccezionale diventa routine. Il piazzale di San Domenico non è più un luogo cristiano: è territorio concesso all’umma. E mentre i vescovi si inchinano, i fedeli capiscono la verità: la Chiesa italiana non difende più la fede. La sta svendendo all’Islam.
L’Islamizzazione avanza a passo di carica. A Prato come a Monfalcone. Con il sigillo della croce tradita. I fedeli hanno urlato la loro protesta sui social. Ma quanto ancora dovremo aspettare prima che qualcuno, in alto, ascolti? Oppure la Chiesa ha già deciso da che parte stare nella guerra di civiltà in corso?


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