Oggi è un giorno di festa nei campi nomadi, nei CPR in Albania e in tutta l’Africa
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**Oggi è un grande giorno nei campi nomadi, nei CPR in Albania e in tutta l’Africa: il NO ha vinto. I loro protettori brindano**
Oggi, 23 marzo 2026, è un giorno di festa per chi invade l’Italia. Il referendum sulla giustizia è stato vinto dal **NO**. Le toghe rosse hanno trionfato. E mentre a Napoli i magistrati dell’Anm esultano con brindisi, «Bella Ciao» a squarciagola e cori da curva «Chi non salta Meloni è…», l’eco di questa vittoria arriva fortissimo nei campi nomadi di Roma e Milano, nei centri di rimpatrio in Albania, sulle barche che partono dalla Libia e nei villaggi di tutta l’Africa subsahariana. I loro protettori – i giudici “garantisti” a senso unico – hanno vinto. E il messaggio è chiarissimo: in Italia la pacchia continua, blindata.
Pensateci: oggi stesso, con il NO fresco di conteggio, tutto resta esattamente come prima. I rom nei campi abusivi continueranno a occupare terreni pubblici, a rubare corrente e acqua, a minacciare i cittadini, sapendo che ogni sgombero verrà stoppato da un’ordinanza del TAR o da una sentenza compassionevole del Tribunale di Roma. I clandestini nei CPR albanesi? Quelli che dovevano essere rimpatriati subito? Resteranno qui grazie ai ricorsi vinti davanti a giudici che citano la CEDU come un vangelo. E dall’Africa? Ogni barcone fermato genererà subito ricorsi, risarcimenti, permessi umanitari e protezioni speciali. Tutto grazie alla rete di toghe che oggi brinda contro il popolo.
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È la stessa impunità che abbiamo visto e che oggi viene confermata per sempre:
– Il pakistano “cieco assoluto” di Brianza che guidava SUV e incassava pensione: assolto «perché il fatto non sussiste».
– L’algerino irregolare con 23 condanne (compreso pestaggio di donna) che prende 700 euro di risarcimento perché «trasferito in Albania».
– I 76.000 euro regalati alla Sea Watch di Carola Rackete per aver speronato la Guardia di Finanza.
– I 18.000 euro al pakistano respinto in Slovenia per «trattamenti inumani».
– Zero euro per i familiari di Santo Re, massacrato da un irregolare zimbabwese con sei decreti di espulsione mai eseguiti.
E ora? Con il NO che ha vinto oggi, i campi nomadi cresceranno, i rimpatri crolleranno, i ricorsi si moltiplicheranno, i clandestini resteranno. I veri italiani – i disabili in lista d’attesa per la pensione, le vittime di stupri da irregolari, i contribuenti che pagano tutto – continueranno a essere i grandi sconfitti.
Giorgia Meloni l’aveva detto chiaro: «Sentenze assurde, soldi degli italiani regalati a chi viola la legge». Oggi è peggio: è un sistema blindato dal voto, intoccabile, che premia chi invade e punisce chi difende i confini. Nei campi nomadi ridono (in silenzio, ma ridono). Nei CPR albanesi fanno festa sotto i baffi. In Africa l’eco del NO arriva come un invito: «Venite, tanto qui ci pensano i giudici, non lo Stato».
La pacchia non è finita. La pacchia è stata incoronata vincitrice proprio oggi. E noi cittadini onesti pagheremo ancora: con le tasse, con l’insicurezza, con l’indignazione. Un grande giorno, sì. Un grande giorno per loro. Un giorno nero per l’Italia.
A meno che questo governo di imbelli non tiri fuori le palle. Solo così si mobilita la maggioranza silenziosa.


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