Africano appena sbarcato picchia bambina per rubarle il cellulare
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**Cagliari non è più sicura: Algerino di 25 anni aggredisce e scaraventa a terra una bambina di 11 anni per rubarle il cellulare**
**L’ennesima aggressione in via Roma dimostra il fallimento totale delle politiche migratorie: le nostre strade e le nostre figlie pagano il prezzo più alto.**
Cagliari, 23 marzo 2026 – Non si ferma più. La violenza portata dall’immigrazione incontrollata colpisce ancora una volta nel cuore della città, senza pietà nemmeno per le creature più indifese.
Venerdì pomeriggio, sotto i portici di via Roma, nel pieno centro della Marina cagliaritana – zona un tempo simbolo di passeggiate tranquille e turismo sereno – una bambina di soli undici anni è stata brutalmente aggredita. Un giovane algerino di 25 anni, identificato come Louay Benrabah, le ha strappato con violenza il cellulare dalle mani, facendola rovinare a terra e provocandole ferite, fortunatamente non gravi. La piccola è finita in shock, soccorsa da una parente presente, mentre il rapinatore tentava di dileguarsi tra la folla ignara.
Grazie alle segnalazioni immediate e al rapido intervento degli agenti della Squadra Volante, diretti dal dirigente Massimo Imbimbo, il 25enne è stato localizzato mentre si dirigeva verso piazza Matteotti. Dopo un inutile tentativo di fuga, è stato bloccato e trovato ancora in possesso del telefono della vittima. Accompagnato in Questura e poi nel carcere di Uta, è stato arrestato per rapina. Ieri il giudice ha convalidato il fermo: ora attende la conferma della misura cautelare.
Ma fermiamoci un attimo a riflettere, senza giri di parole. Questo non è un episodio isolato. È l’ennesimo allarme che suona forte nella città di Cagliari e in tutta Italia. Un nordafricano di 25 anni, arrivato chissà come e chissà quando sulle nostre coste, si è sentito libero di aggredire una bambina italiana in pieno giorno, in una delle zone più frequentate e centrali. Non ha avuto esitazioni: ha usato la forza bruta contro un’undicenne, gettandola a terra come se niente fosse, incurante delle conseguenze.
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Dove è finita la sicurezza per le famiglie sarde? Le mamme e i papà non possono più lasciare che i figli camminino per via Roma senza il terrore costante di incontri del genere. La Marina, un tempo orgoglio del capoluogo sardo con i suoi portici storici e il suo fascino marinaro, sta diventando un luogo ad alto rischio proprio a causa di questa presenza migratoria che non viene gestita con la fermezza necessaria. Episodi simili si ripetono da anni, con tensioni tra gruppi di algerini e tunisini, rapine e violenze che trasformano il “salotto buono” della città in un teatro di microcriminalità importata.
Basta con il buonismo ipocrita. Mentre i centri di accoglienza continuano a riversare individui spesso incompatibili con la nostra società e le nostre leggi, le nostre bambine diventano prede facili per rapine violente e atti di pura arroganza. Chi commette reati gravi deve essere espulso immediatamente dopo aver scontato la pena, senza appello, senza permessi di soggiorno rinnovati, senza seconde opportunità. Servono controlli alle frontiere reali, rimpatri veloci e sistematici, e una politica che metta al primo posto la tutela dei cittadini italiani, non gli arrivi indiscriminati.
Fino a quando continueremo a importare insicurezza, le nostre città resteranno ostaggio di questa emergenza senza fine. La piccola di Cagliari è solo l’ultima vittima di una catena che non accenna a spezzarsi. Domani potrebbe toccare a chiunque altro: a vostra figlia, a vostra nipote, mentre fa una passeggiata innocente. È ora di reagire con durezza prima che sia troppo tardi. L’Italia deve tornare a essere un Paese sicuro per i suoi figli, non un rifugio per chi porta solo pericolo.


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