Molestata per mesi da immigrato che poi tenta di violentarla

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By V marzo 23, 2026 23:08

Molestata per mesi da immigrato che poi tenta di violentarla

**L’ennesimo incubo importato: nigeriano condanna una commessa di Catanzaro a vivere nel terrore, eppure la pena resta ridicola**

Catanzaro, 24 marzo 2026 – Basta. È ora di dirlo chiaro e tondo, senza giri di parole: l’Italia non è più un Paese sicuro per le sue donne. E ogni volta che un extracomunitario arriva dalle coste africane e trasforma la vita di una giovane italiana in un inferno di paure, minacce e aggressioni, la colpa non è solo dell’individuo. La colpa è di un sistema malato che continua a spalancare le porte a chiunque, senza controllo, senza selezione, senza rispetto per la nostra comunità.

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Ieri il Tribunale di Catanzaro ha messo la parola fine – almeno sulla carta – all’incubo di una commessa del centro città. Tre anni di reclusione al 33enne nigeriano responsabile di stalking e tentata violenza sessuale aggravata. Presidente del collegio Elisa Fabio, giudici a latere Alessandra Tannoia e Gabriella Anna Ferraioli. Sentenza emessa, applausi di rito, caso chiuso. Ma per la vittima l’incubo non finisce con una condanna: è iniziato mesi fa e le ha stravolto l’esistenza.

Tutto è cominciato alla fine del 2024. L’uomo, sbarcato chissà come e chissà quando sulle nostre rive, aveva preso di mira la ragazza. All’inizio “solo” molestie sul posto di lavoro: apprezzamenti pesanti, avance esplicite, sguardi che non lasciavano dubbi. Poi è passato alle azioni. Appostamenti fuori dal negozio, pedinamenti fino a casa, frasi sempre più oscene. La giovane ha dovuto cambiare abitudini, orari, percorsi. Viveva con l’ansia costante di incrociarlo di nuovo. Questo è stalking puro, sistematico, calcolato. E non è un “episodio isolato”: è il copione che si ripete in decine di città italiane.

Il culmine è arrivato il 15 dicembre 2024. L’uomo si è introdotto nel negozio quando la commessa era sola. Ha brandito una forchetta di metallo come arma, l’ha minacciata di morte, ha pronunciato frasi a sfondo sessuale pesantissime. Ha tentato di colpirla. Solo l’arrivo di altre persone ha interrotto l’aggressione. Il giorno dopo, 16 dicembre, è tornato. Stesse molestie, stesse pressioni per atti sessuali. Solo l’intervento delle forze dell’ordine lo ha fatto allontanare. Il 20 dicembre scatta l’arresto in carcere. Indagini rapide, basate su testimonianze, riscontri e la parola della vittima: quadro solido, giudizio immediato, condanna confermata.

Tre anni. Solo tre anni per aver trasformato una ragazza italiana in una prigioniera della paura, per averla aggredita con un’arma da cucina e minacciata di morte. Tre anni per chi ha dimostrato di non avere alcun rispetto per le nostre leggi, la nostra cultura, la nostra sicurezza. E poi? Tra poco, con la buona condotta o uno sconto, tornerà in libertà. Magari nella stessa città. Magari nella stessa strada.

Questo non è un caso di cronaca nera. È la cronaca di un fallimento annunciatissimo. È l’effetto concreto di un’immigrazione di massa incontrollata che ha portato nelle nostre città migliaia di individui senza radici, senza lavoro, senza alcun desiderio di integrarsi. Uomini che arrivano dal Niger, dal Senegal, dalla Libia o da chissà dove, spesso irregolari o con permessi ottenuti con l’inganno, e che vedono nelle nostre donne un oggetto da conquistare con la forza. I dati lo gridano da anni: la stragrande maggioranza delle violenze sessuali e degli stupri di gruppo nelle grandi città vede coinvolti stranieri. Ma i media mainstream tacciono o minimizzano. “Cittadino extracomunitario”, dicono. Noi diciamo la verità: immigrato irregolare o mal integrato che non avrebbe mai dovuto mettere piede in Italia.

La commessa di Catanzaro è solo l’ultima di una lista infinita. Quante altre dovranno cambiare vita, chiudersi in casa, vivere con il terrore prima che qualcuno – al governo, in Parlamento, nelle procure – dica basta? Quante sentenze da tre anni dovremo leggere prima di pretendere espulsioni immediate, pene più severe e frontiere blindate?

L’Italia è stanca. Le nostre donne meritano di camminare per strada senza paura. I nostri figli meritano di crescere in una nazione che protegge i suoi cittadini prima di chiunque altro. È tempo di svegliarsi. Prima che il prossimo incubo arrivi troppo vicino. E non sia più solo un articolo di cronaca.

Molestata per mesi da immigrato che poi tenta di violentarla ultima modifica: 2026-03-23T23:08:06+00:00 da V
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