Due immigrati lo hanno sfigurato e ha quasi perso la vista

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By V marzo 25, 2026 00:03

Due immigrati lo hanno sfigurato e ha quasi perso la vista

**L’ennesima violenza brutale che l’Italia non può più ignorare: un uomo fragile massacrato in un bar da due albanesi, sfregiato a vita e condannato agli incubi.**

Brescia, 25 marzo 2026. Mentre l’opinione pubblica continua a essere anestetizzata da un politically correct che minimizza ogni episodio di cronaca quando gli autori hanno cognomi stranieri, un nuovo caso di inaudita ferocia scuote la provincia lombarda. Un uomo di 41 anni, affetto da schizofrenia da oltre vent’anni, è stato ridotto a una maschera di fratture e terrore da due connazionali albanesi in un bar di via dei Cipressi. Il locale si chiama Antico Borgo, ma quella sera di sabato 27 luglio 2024 si è trasformato nell’inferno di un pestaggio selvaggio che ha lasciato segni indelebili sul corpo e sulla mente della vittima.

Beppe – nome di fantasia per tutelarne la fragilità – era entrato semplicemente per prendere una bottiglia d’acqua. Nel locale c’erano quattro amici, tre uomini e una donna. Invece di ignorarlo, hanno iniziato a deriderlo: «Arriva lui, bello, bello». Una provocazione stupida, infantile, che un uomo già provato dalla malattia mentale non ha saputo gestire. Beppe ha reagito con uno scappellotto sulla testa di uno dei tre. Nulla di più. Una reazione sproporzionata, certo, ma che non giustifica in alcun modo ciò che è seguito.

Due degli albanesi presenti – Mario, detto Miri, 43 anni, e Artur, 57 anni – gli si sono avventati addosso con una violenza inaudita. Pugni e calci ripetuti al volto e alla testa, mentre Beppe era a terra, contro il bancone, supplicando «Basta, basta, non ce la faccio più». Sembrava volessero sfigurarlo, e ci sono quasi riusciti. Oggi Beppe vive con una placca di titanio nella fronte, viti negli zigomi, due denti in meno e un indebolimento permanente della vista: ha perso 4 diottrie da un occhio e 3 dall’altro. Il volto sfregiato per sempre, la craniotomia subita, le fratture multiple al cranio e al massiccio facciale descritte con cruda precisione dal pm Chiara Treballi: «fracasso/distacco cranio-facciale con frattura mascellare, frattura parete anteriore e posteriore del seno frontale e frattura dell’osso temporale bilaterale».

Le nove righe del capo d’imputazione mettono i brividi. Lesioni gravi, sfregio permanente, indebolimento del senso della vista. Mario è finito in carcere, Artur ai domiciliari. Uno si sta facendo processare con rito abbreviato, l’altro era ieri davanti al collegio. Il Tribunale sta valutando una perizia per accertare se le lesioni siano permanenti: il medico legale Andrea Verzeletti visiterà Beppe venerdì. La madre, disperata, racconta: «È più timoroso, più guardingo, non vuole avere tante persone attorno perché ha paura che gli facciano del male. È ansioso più del solito». Beppe stesso non riesce a dormire: «Ancora oggi ho difficoltà a dormire e incubi continui. Ci sono momenti in cui vedo scarpe e pugni che mi arrivano addosso».

La barista e il cuoco del locale hanno confermato la dinamica: calci in faccia mentre l’uomo era a terra, spintoni per cacciarlo fuori sanguinante. Il terzo del gruppo ha ammesso di non capire nemmeno il motivo di tanta ferocia. Eppure, in un’Italia che registra quotidianamente aggressioni, rapine, stupri e omicidi con protagonisti stranieri – spesso irregolari o con precedenti – questo episodio rischia di essere archiviato come una semplice “lite tra ubriachi” o, peggio, come una “reazione eccessiva” della vittima fragile.

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Non lo è. È l’ennesima dimostrazione di una violenza importata che si abbatte sui più deboli, sui malati, sugli italiani che ancora osano frequentare i propri quartieri senza scorta. Quanti Beppe dovranno finire sfregiati, quanti anziani picchiati, quante donne violentate prima che la politica smetta di fingere che l’immigrazione incontrollata sia solo un arricchimento culturale? Gli albanesi coinvolti in questo pestaggio non sono un caso isolato: la cronaca italiana è piena di episodi analoghi, dove la reazione a un minimo contrasto degenera in un massacro.

Beppe ha impiegato quattro-cinque mesi tra ospedale e convalescenza per riprendersi fisicamente. Psichicamente, forse non si riprenderà mai del tutto. La madre è stata avvisata alle 9 del mattino successivo: «Suo figlio è ricoverato qui». Immaginate la sua angoscia. Immaginate le famiglie italiane che, ogni giorno, vedono i propri cari esposti a un rischio crescente proprio perché le nostre città sono state consegnate a una coabitazione forzata con culture spesso incompatibili con la nostra civiltà.

Questo non è razzismo. È realismo. È la difesa legittima di un popolo che non vuole più sacrificare la propria sicurezza e la propria tranquillità sull’altare di un buonismo suicida. Mario e Artur risponderanno in tribunale delle loro azioni, ma il problema è più ampio: è l’incapacità – o la volontà – di fermare l’ondata di violenza che accompagna certi flussi migratori.

Beppe ora ha paura anche della sua ombra. L’Italia, invece, dovrebbe avere paura di continuare a subire in silenzio. Prima che sia troppo tardi.

Due immigrati lo hanno sfigurato e ha quasi perso la vista ultima modifica: 2026-03-25T00:03:15+00:00 da V
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By V marzo 25, 2026 00:03
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