Marina Berlusconi, la proprietaria di Forza Italia esulta per nomina Craxi
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**Marina Berlusconi, padrona occulta di Forza Italia: un pericolo per la democrazia**
Forza Italia cambia pelle al Senato, e la mano che muove i fili è quella di Marina Berlusconi. Lo riferiscono ambienti vicini alla primogenita del Cavaliere all’Adnkronos: «Grande stima per Stefania Craxi, da tempo sostengo l’apertura della classe dirigente». Parole che arrivano proprio nel momento del passaggio di consegne al gruppo azzurro di Palazzo Madama: Maurizio Gasparri lascia la guida del gruppo, Stefania Craxi è pronta a prenderne il posto. Un ricambio che, sulla carta, sembra un normale aggiustamento interno dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia. In realtà è molto di più: è la dimostrazione lampante di chi comanda davvero nel partito fondato da Silvio Berlusconi.
Marina Berlusconi non è segretaria, non è parlamentare, non è neppure iscritta a Forza Italia. Eppure è di fatto la proprietaria del partito. Lo è per linea dinastica, per controllo economico della galassia Fininvest-Mondadori-Mediaset che da sempre finanzia e orienta la vita di Forza Italia, e per l’autorità che esercita sui vertici: pranzi, telefonate, indicazioni politiche che Tajani e i suoi non possono ignorare. Dopo la morte del padre, il partito è diventato a tutti gli effetti un bene di famiglia, gestito come un’azienda privata. E oggi, con il cambio al Senato, Marina lo dimostra ancora una volta: decide chi sale e chi scende, chi resta e chi viene messo da parte.
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Qui sta il nodo drammatico, il pericolo concreto per la democrazia italiana. Silvio Berlusconi, con tutti i suoi limiti e i suoi conflitti d’interesse, ha costruito Forza Italia dal nulla e l’ha portata al governo passando dal consenso elettorale. Ha vinto elezioni, ha convinto milioni di italiani, ha subito sconfitte e ha dovuto rendere conto agli elettori. Il suo potere, per quanto controverso, era legittimato dalle urne. Marina no. Lei non ha mai chiesto un voto. Non ha mai dovuto affrontare una campagna elettorale, un comizio, un confronto pubblico. Il suo potere è ereditario, non elettivo. È un potere che non passa dal popolo, ma dal cognome e dal patrimonio.
E questo è esattamente ciò che rende la situazione pericolosa. Quando un partito di governo – per quanto piccolo – è di fatto controllato da una persona che non ha ricevuto alcun mandato popolare, la democrazia si svuota dall’interno. Le decisioni politiche non nascono più dal confronto tra eletti e cittadini, ma da pranzi milanesi e da riunioni di famiglia. La classe dirigente viene “aperta” o chiusa non in base al consenso degli elettori, ma secondo la volontà di chi detiene le quote azionarie del partito. Stefania Craxi, con la sua esperienza e il suo cognome pesante, è solo l’ultima pedina mossa sulla scacchiera di Marina. Domani toccherà ad altri: chi non piace alla proprietaria verrà sostituito, chi piace verrà promosso. Senza che gli italiani abbiano mai potuto esprimersi.
È il paradosso berlusconiano al suo stadio più avanzato: il partito-persona si è trasformato in partito-famiglia. E la famiglia, a differenza del fondatore, non ha bisogno di piacere agli elettori per comandare. Può permettersi di ignorare il consenso popolare perché il consenso non le serve: basta il controllo economico e la fedeltà dei quadri interni.
L’Italia ha già conosciuto i rischi delle dinastie politiche. Ma qui non si tratta neppure di una dinastia eletta: è una dinastia che si auto-perpetua senza passare dalle urne. Marina Berlusconi può continuare a dire di “sostenere l’apertura della classe dirigente” finché vuole. La realtà è un’altra: Forza Italia è diventata un feudo privato. E un feudo privato dentro un governo della Repubblica è una ferita aperta per la democrazia. Perché il potere che non nasce dal voto non può essere controllato dal voto. E quando non può essere controllato, diventa arbitrio.
Gli italiani meritano di sapere chi decide davvero nel partito che siede al tavolo del governo. Non è Tajani. Non è il gruppo parlamentare. È Marina Berlusconi, la proprietaria senza mandato. E questa è, semplicemente, una minaccia alla democrazia.


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