Un’altra scuola ha portato i bambini in moschea ad Albenga – FOTO
BORGHETTO SANTO SPIRITO: BAMBINI DI SCUOLA PRIMARIA PORTATI IN MOSCHEA PER UN INDOTTRINAMENTO ISLAMICO!
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Un altro caso sconcertante: prima del vergognoso episodio di Susegana, anche la scuola primaria di Borghetto Santo Spirito, in provincia di Savona, aveva deciso di portare i propri puccoli alunni, durante l’orario scolastico, a visitare il Centro Culturale Islamico – Moschea Ar-rahma di Albenga. Una scelta che non può essere liquidata come semplice “dialogo interculturale”, ma che rappresenta un pericoloso atto di sottomissione culturale e un’indottrinamento mascherato, rivolto a bambini in tenera età, incapaci di comprendere il peso di ciò che viene loro imposto.
Il 31 marzo 2025, alcune classi della scuola primaria sono state trascinate in questa moschea abusiva, per incontrare l’imam e membri della comunità musulmana locale. Secondo quanto riportato, i bambini sono stati esposti a lezioni sulla cultura e la lingua araba, in un contesto che, lungi dall’essere neutrale, ha assunto i contorni di una vera e propria celebrazione della religione islamica. Ma dove sono finite le radici cristiane che dovrebbero guidare l’educazione nelle nostre scuole? Dove sono i valori che hanno plasmato la nostra identità culturale e spirituale?
Non si tratta di un’innocua gita scolastica. Portare bambini di scuola primaria in un luogo di culto islamico, esponendoli a pratiche e simboli religiosi estranei alla loro tradizione, è un atto deliberato che rischia di confonderli e manipolarli. A quell’età, i piccoli non hanno gli strumenti per discernere: assorbono ciò che viene loro presentato come “normale” o “positivo”. E quando una scuola, invece di trasmettere i principi cristiani e occidentali, sceglie di immergere i propri alunni in un contesto islamico, il messaggio è chiaro: la nostra identità è sacrificabile, la nostra fede è negoziabile, il nostro futuro è in vendita.
Le giustificazioni addotte dalla scuola sono un insulto all’intelligenza delle famiglie. Parlano di “pace tra le nazioni”, di “dialogo fruttuoso” e di “abbattimento degli stereotipi”. Ma quale dialogo può esserci quando si espongono bambini a una sola visione religiosa, senza un’adeguata preparazione o un bilanciamento con la loro eredità cristiana? Questo non è dialogo: è propaganda. È un tentativo di normalizzare l’Islam a scapito della nostra cultura, in un momento in cui l’Occidente è già sotto pressione per la crescente influenza di comunità che non sempre mostrano volontà di integrarsi.
L’episodio di Borghetto Santo Spirito, come quello di Susegana, è il sintomo di una deriva pericolosa. Le nostre scuole, che dovrebbero essere templi di conoscenza e custodi della nostra identità, stanno diventando, in mano a maestrine cattocomuniste e radical chic, strumenti di un’ideologia relativista che svende il cristianesimo per paura di “offendere”. Mentre i crocifissi vengono rimossi dalle aule e l’ora di religione cristiana è sotto attacco, si spalancano le porte a imam e centri islamici, celebrati come simboli di una presunta “inclusione”.
È tempo di dire basta. Perché una scuola dedica tempo e risorse a promuovere l’Islam, la religione oscurantista dei nostri invasori? I responsabili di questa scelta devono rispondere, e le autorità scolastiche devono intervenire con decisione per garantire che episodi simili non si ripetano.
Non possiamo permettere che le nostre scuole diventino laboratori di indottrinamento islamico. Non possiamo accettare che i nostri figli, il nostro futuro, vengano usati come pedine in un gioco ideologico che mina le fondamenta della nostra civiltà.
Svegliamoci, prima che sia troppo tardi. Se le scuole cedono, chi proteggerà i nostri figli? Chi difenderà la nostra fede, la nostra cultura, il nostro domani?


Ma il nostro ministro cosa fa sta a guardare?