Prof accoltellata: “Mi dispiace di non averla uccisa”

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By V marzo 29, 2026 12:21

Prof accoltellata: “Mi dispiace di non averla uccisa”

**IN ITALIA SI PROTEGGE L’ASSASSINO, NON LA VITTIMA. ANCHE QUANDO CONFESSA A FREDDO: “MI DISPIACE DI NON AVERLA UCCISA”**

**Trescore Balneario (Bergamo), 29 marzo 2026** – Fermatevi un secondo e rileggete questa frase, perché fa accapponare la pelle:

**«Mi dispiace di non averla uccisa»**.

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Non è una battuta di un film horror. È la confessione lucida, a freddo, di un tredicenne che ha accoltellato la professoressa di francese Chiara Mocchi alla gola e all’addome davanti ai compagni di classe. Lo ha detto ai carabinieri che lo interrogavano. Senza un tremito nella voce. Senza un briciolo di rimorso vero. Solo rammarico per non aver completato l’opera.

E non è finita. Lo stesso ragazzino ha ammesso di aver pensato di uccidere anche i suoi genitori. «Non ho trovato il coraggio», aveva scritto nel suo manifesto su Telegram. Poi ha scelto la prof come obiettivo “più facile”.

Questo è il livello di freddezza e premeditazione di un 13enne che aveva pianificato tutto: coltello comprato online, maglietta “VENDETTA”, pistola scacciacani, diretta streaming su Telegram, annuncio pubblico della strage.

E ora?

Ora è **intoccabile**.

In Italia la privacy di questo aspirante assassino è più sacra della vita di Chiara Mocchi, più importante della sicurezza di migliaia di insegnanti e studenti. Il suo nome? **Vietato**. Il cognome? **Top secret**. La sua faccia? **Mai vista**. Tutto blindato dalla Procura dei Minorenni di Brescia. Perché ha 13 anni. Perché la legge del 1930 lo considera ancora un “bambino” incapace di intendere e di volere.

Lui lo sapeva. Lo ha scritto. Lo ha sfruttato. E noi dobbiamo continuare a proteggerlo come se fosse la vittima.

Mentre Chiara Mocchi (che per fortuna sta meglio e si sta riprendendo) lotta ancora con le ferite e con lo choc, mentre i suoi studenti rivivono l’incubo ogni notte, mentre l’intera Italia si chiede come sia possibile arrivare a questo punto, il sistema si preoccupa solo di una cosa: che nessuno sappia come si chiama questo ragazzo.

Perché se uscisse il nome – Giorgio o Mohammed, di sicuro figlio di madre straniera – forse qualcuno oserebbe chiedere conto alla famiglia, al contesto, ai servizi sociali che evidentemente hanno dormito.

È una vergogna nazionale.

Un Paese che tutela più l’assassino minorenne che la professoressa aggredita è un Paese malato. Un Paese che permette a un tredicenne di confessare a viso aperto “mi dispiace di non averla uccisa” e poi lo nasconde dietro lo scudo della “privacy” è un Paese che ha perso la bussola della giustizia.

Basta.

Abbassare l’età di imputabilità non è più un’opzione. È un’urgenza assoluta. Perché fino a quando un ragazzo potrà accoltellare, confessare il suo rammarico per non aver finito il lavoro e poi tornarsene protetto in comunità senza che nessuno sappia nemmeno come si chiama, continueremo a produrre altri mostri che sanno già una cosa: **tanto non mi succede niente**.

E l’Italia non può più permetterselo.

Prof accoltellata: “Mi dispiace di non averla uccisa” ultima modifica: 2026-03-29T12:21:04+00:00 da V
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By V marzo 29, 2026 12:21
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1 Comment

  1. Steobaldo marzo 29, 13:24

    magari finirà come il caso di Erika e Omar (certo quello assai più grave anche se qui gli ingredienti c’erano tutti) che grazie al buonismo scritto in Costituzione, colei, insomma, si è rimessa a posto (diciamo così) e lui che ha trovato un’ altra occasione per delinquere.

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