Consulta smentisce i giudici: clandestino rimane tale anche se chiede asilo
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**Consulta boccia le toghe rosse: è legale sbattere i clandestini in CPR anche se presentano domanda di asilo per rimanere in Italia – stop agli abusi dei “profughi” finti! **
È l’ennesima dimostrazione che, ogni tanto, anche i parrucconi della Consulta riescono a fare qualcosa di sensato, mentre la Cassazione e i giudici di Magistratura Democratica continuano a remare contro l’Italia che vuole difendersi. Mai avrei immaginato di gioire per una sentenza della Corte costituzionale, invece ieri è successo. Dopo una settimana da incubo – la sonora sconfitta al referendum sulla giustizia, il repulisti dentro Fratelli d’Italia e la solita resa dei conti in Forza Italia – ecco arrivare un pronunciamento che rimette un po’ di ordine nel caos dell’immigrazione selvaggia e del buonismo ideologico.
Tutto nasce da una questione di principio sollevata proprio dalla Cassazione, che si era messa in testa di considerare incostituzionale trattenere in un Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) uno straniero irregolare solo perché aveva presentato domanda di protezione internazionale. Secondo i giudici supremi, il clandestino andava liberato subito, anche se l’unico scopo era quello di prendere tempo e sfuggire all’espulsione. Una giurisprudenza creativa da manuale, roba da toghe rosse che da anni aprono le porte a tutti i costi, trasformando i Cpr in alberghi a cinque stelle con uscita libera per chi sa compilare un modulo.
E invece la Consulta ha detto no, e in modo secco. Ha smentito la Cassazione spiegando nero su bianco che **«va impedito che tale procedimento venga strumentalmente utilizzato al solo scopo di evitare o ritardare legittimi provvedimenti di espulsione»**. Traduzione per i cittadini italiani che pagano le tasse: se uno sbarca illegalmente, commette reati e poi, con la scusa dell’asilo, cerca di fare melina per restare in Italia, può essere tenuto in Cpr. Punto. E non serve nemmeno la convalida della Corte d’Appello: basta un nuovo provvedimento del questore. La sentenza è ancora più chiara quando parla di stranieri che «abbiano commesso gravi reati e possano sottrarsi all’espulsione ove lasciato in libertà». Cioè, chi è un pericolo per la sicurezza pubblica resta dentro. Stop alle liberazioni facili, stop alla pacchia.
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È la stessa logica perversa che abbiamo visto mille volte:
– Clandestini che presentano domande di asilo pretestuose solo per guadagnare mesi di libertà.
– Giudici che rilasciano stupratori e spacciatori con la scusa dei “diritti umani”.
– Procure che si accaniscono contro gli italiani onesti mentre lasciano a piede libero chi viola le leggi sull’immigrazione.
– E la solita Cassazione che, invece di applicare le norme, le interpreta a modo suo per favorire l’invasione.
Ieri però la Consulta non si è fermata qui. Ha pure censurato la legge della Regione Sicilia che aveva varato concorsi riservati esclusivamente a medici e infermieri “non obiettori di coscienza” sull’aborto. A Palermo avevano avuto la brillante idea di assumere solo chi dichiarava di non avere problemi morali a interrompere gravidanze: non servivano competenze, pubblicazioni o esperienza. Bastava firmare una dichiarazione di fede abortista. La Consulta ha detto no: discriminatorio e anticostituzionale. Perché? Perché la legge 194 garantisce che chiunque può cambiare idea in qualsiasi momento, senza conseguenze. Una corsia preferenziale per i medici abortisti era una farsa che violava i principi di uguaglianza.
Certo, il No al referendum sulla separazione delle carriere continua a bruciare. La vittoria dell’Anm e delle toghe rosse ha rafforzato chi vuole tenere pm e giudici in simbiosi perfetta, mentre i cittadini pagano con l’impunità per clandestini e falsi profughi. Ma questa sentenza della Consulta è un piccolo ristoro, un altolà alla giurisprudenza creativa di Magistratura Democratica. Dimostra che, ogni tanto, anche i giudici costituzionali si ricordano che l’Italia ha il diritto di difendersi, di rimpatriare chi non ha titolo per stare qui e di non trasformarsi nel campo profughi d’Europa.
Giorgia Meloni ha sempre denunciato queste derive: sentenze che regalano soldi e diritti a chi viola le leggi, mentre gli italiani onesti restano soli. Qui la Consulta ha dato una mano al governo che vuole ordine sui rimpatri. La pacchia per i clandestini che usano l’asilo come jolly per evitare l’espulsione è finita. O almeno, un pezzo di pacchia è stato fermato.
La deriva progressista non è ancora sconfitta, ma ieri un po’ di speranza è tornata. E per chi ha votato Sì al referendum, questa sentenza è la prova che la battaglia per una giustizia che protegga gli italiani, non chi li prende in giro, continua.
**La Consulta boccia le liberazioni dei clandestini dai Centri di permanenza per i rimpatri**
👉 «Giusto scoraggiare abusi del procedimento d’asilo»
Chi ha presentato domande di protezione internazionale pretestuose ed è un pericolo per la sicurezza può essere trattenuto per…
Andiamo avanti. Senza mollare. L’Italia che vuole difendersi esiste e non si arrende alle toghe rosse. Mai.


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