Baby gang multietnica guidata da profugo ucraino minaccia di sgozzare ragazzino italiano
Related Articles
**Baby gang multietnica guidata da profugo ucraino minaccia di sgozzare ragazzino italiano**
Bologna, 28 marzo 2026 – Ancora una volta la cronaca di una città italiana si macchia di violenza brutale, e ancora una volta il volto di questa violenza porta i tratti di un’immigrazione che non si integra, non si ferma e non si controlla. In piazza Giovanni da Verrazzano, nel cuore della zona Lame/Marco Polo, una baby gang multietnica ha accerchiato, picchiato e minacciato di sgozzare un ragazzino italiano di appena 15 anni. Il machete puntato alla gola non è un dettaglio da cronaca nera qualunque: è il simbolo di un’allarme che le autorità continuano a minimizzare, mentre i nostri figli pagano in prima persona il prezzo di una politica migratoria folle.
VERIFICA NOTIZIA
Tutto è accaduto lo scorso 15 febbraio. La vittima, un coetaneo italiano, ha avuto il coraggio di chiamare subito la polizia dopo essere stata aggredita da tre minorenni. Spinte, occhiali fatti cadere, due pugni in faccia, poi il portafoglio e la sigaretta elettronica strappati con la forza. Ma non è bastato rubare: i tre hanno estratto un machete e, con tono beffardo, hanno minacciato di tagliargli la gola. Un gesto di pura crudeltà, eseguito senza esitazione, come se fosse un gioco. Due dei responsabili sono stati finalmente individuati: un quindicenne di origini ucraine – arrivato in Italia come profugo – e un sedicenne italiano. Il terzo aggressore resta ancora senza nome, ma il quadro è già chiarissimo: una gang multietnica, con al timone un minore straniero che ha portato con sé, insieme alla richiesta di protezione, anche la violenza.
Ieri la Squadra mobile ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale per i Minorenni: i due sono stati collocati in comunità. Comunità. Non carcere, non rimpatrio immediato per chi non ha diritto di stare qui. Solo un’altra struttura accogliente, pagata con i soldi degli italiani, dove potranno riflettere – forse – sul loro gesto. Intanto il ragazzino italiano, quello aggredito solo perché italiano e nel posto sbagliato, porta ancora addosso i segni delle botte e lo spavento di una lama alla gola. Chi risarcirà lui e la sua famiglia? Chi gli restituirà la serenità di camminare per strada senza paura?
Questo non è un episodio isolato. È l’ennesimo capitolo di una emergenza che l’Europa multiculturale si ostina a negare: baby gang formate da giovani stranieri o di seconda generazione che considerano le nostre città un terreno di conquista. Profughi ucraini che, invece di integrarsi, importano codici di violenza; minorenni italiani che si fanno trascinare in queste bande perché la cultura dell’illegalità è diventata più forte di quella del rispetto. E mentre i media mainstream parlano di “coetanei” come se fossero tutti uguali, la realtà urla un’altra verità: la nazionalità e l’origine contano, eccome. Contano quando si tratta di chi delinque e di chi subisce.
Bologna, come tante altre città italiane, sta diventando teatro di queste aggressioni selvagge. Piazze un tempo tranquille trasformate in zone franche per chi arriva da fuori e decide che le regole non valgono per lui. E la risposta delle istituzioni? Collocamenti in comunità, assistenti sociali, chiacchiere su “recupero” e “inclusione”. Parole vuote, mentre i nostri ragazzi imparano a guardarsi le spalle. È ora di dire basta a questa ipocrisia. Servono controlli alle frontiere veri, rimpatri immediati per chi commette reati gravi, pene certe e dure anche per i minorenni. Altrimenti la baby gang di oggi diventerà la criminalità organizzata di domani, e sarà troppo tardi per piangere.
L’Italia non può più permettersi di essere terra di nessuno. La sicurezza dei nostri figli viene prima di ogni buonismo. E questa volta il machete puntato alla gola di un ragazzino italiano lo dimostra senza ombra di dubbio.


Let me tell You a sad story ! There are no comments yet, but You can be first one to comment this article.
Write a comment