Terrorismo rosso: solo 5 mesi ai capi di Askatasuna per le violenze
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**Askatasuna: capi condannati a 5 mesi e 10 giorni per l’assalto all’Unione Industriali – “Agivano con un disegno criminoso”, ma la giustizia ride: “Crivellare i liberali sarà divertente” e “il pestaggio è giusto e salutare”. L’ennesima beffa delle toghe rosse contro le forze dell’ordine**
È l’ennesima vergogna, l’ennesima dimostrazione che in Italia la giustizia è diventata uno strumento al servizio dell’impunità ideologica e del buonismo di sinistra, mentre i cittadini onesti, i poliziotti e i carabinieri pagano il conto due volte: con le tasse e con il sangue. I capi di Askatasuna, il centro sociale antagonista torinese sgomberato lo scorso dicembre dopo anni di violenze e illegalità, tornano a farla franca. Sara Munari e Stefano Millesimo, due big del collettivo considerati leader dell’area antagonista, sono stati condannati in appello dalla Corte di Torino a **cinque mesi e dieci giorni** di reclusione per l’assalto all’Unione Industriali del 18 febbraio 2022. Stessa pena per Eugenio Tradardi. Una condanna ridicola, una barzelletta che ribalta l’assoluzione di primo grado ma lascia tutto come prima: libertà di scorrazzare e pianificare rivolte.
I fatti sono da film dell’orrore eversivo. Durante un corteo contro l’alternanza scuola-lavoro, i manifestanti – incitati proprio dai leader di Askatasuna – hanno tentato di sfondare il cordone di polizia per invadere la sede di Confindustria. Non una “protesta spontanea”, ma un’azione coordinata: “Con più azioni esecutive di un medesimo **disegno criminoso**”, come scrive nero su bianco la sentenza d’appello. Aggressioni ripetute con aste, bastoni, calci e pugni contro i carabinieri in servizio. Sette militari finiti al pronto soccorso, un funzionario ferito vistosamente sotto l’occhio da un’asta di bandiera. Sara Munari, dal furgone che guidava il corteo, incitava alla carica: «Abbiamo aperto le porte di Confindustria. Non ci facciamo intimidire dalla polizia, andiamo avanti, andiamo dentro». E ancora: «Dai ragazzi, non ci facciamo intimidire dalla polizia, non facciamo passi indietro, stiamo vincendo, siamo fortissimi, Confindustria è sotto attacco». Stefano Millesimo spingeva energicamente le prime file per farle avanzare contro gli agenti, senza un passo indietro. I giudici d’appello, su impulso del pm Paolo Scafi, hanno ribaltato le assoluzioni di primo grado: i tre “vedevano perfettamente ciò che stava capitando” e agivano con piena consapevolezza.
Ma ecco la beffa delle toghe: **cinque mesi e dieci giorni**. Una pena irrisoria per chi progetta e guida violenze di piazza, per chi ha un “disegno criminoso” documentato da filmati e testimonianze. E mentre i leader di Askatasuna escono dal tribunale con una pacca sulla spalla, il collettivo torna in piazza: ieri a Roma, con un vademecum choc diffuso proprio da Askatasuna. Si chiama “**Istruzioni per una piazza anarchica**”: un manuale di guerra che grida «**Il pestaggio è giusto e salutare**» e «**Chi ha picchiato il poliziotto va ringraziato**». Non opinioni isolate, ma regole operative per il “blocco nero”: raggrupparsi, attaccare, usare “strumenti di controllo psichico” per trascinare il corteo, rifiutare ogni narrazione vittimista. Analisi tattica degli scontri di Torino: vie laterali sgombre, preparazione al combattimento. “La promessa di un’esplosione di rabbia, una rivolta”.
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E non finisce qui. Nelle chat del giro Askatasuna e antagonista – studenti e non solo – si progetta apertamente lo “**Stato rivoluzionario**”: “**Crivellare i liberali sarà divertente**”, rispondono a chi chiede cosa fare degli “avversari di classe” dopo la rivoluzione. “Lo Stato rivoluzionario sarà per forza di cose autoritario”. Si parla di bolscevismo, Lenin, Stalin, abolizione del capitale. Violenza glorificata come “divertimento”, insurrezionalismo come programma. Lo stesso clima che ha portato all’assalto del 2022, lo stesso che anima le piazze oggi.
È la stessa logica perversa che abbiamo visto mille volte con le toghe rosse: condanne da operetta per chi aggredisce lo Stato e le forze dell’ordine, mentre i veri servitori della legge vengono lasciati soli. Poliziotti feriti? Pazienza. Progetti eversivi? “Giovani idealisti”. Intanto i contribuenti pagano per processi-farsa e per il presidio di ex Askatasuna che è costato milioni. Giorgia Meloni ha già denunciato casi simili: sentenze assurde che regalano impunità a chi odia l’Italia. Qui è peggio: una giustizia che premia il “pestaggio salutare” e ride di fronte al “disegno criminoso” di chi sogna di crivellare i liberali.
La pacchia per gli antagonisti rossi deve finire. Le forze dell’ordine meritano rispetto, non aste in faccia e condanne da burla. I cittadini onesti non possono più accettare che Askatasuna e i suoi capi pianifichino rivolte con la certezza di uscirne con una multa travestita da pena. Basta con le toghe che assolvono in primo grado e dosano briciole in appello. È tempo di una giustizia che protegga l’Italia, non chi la vuole distruggere. La pacchia, referendum o no, deve finire – per gli eversori di Askatasuna e per chi li copre con sentenze ridicole!


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