Fratoianni chiede all’Italia di convocare ambasciatore tedesco per la compagna Salis
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**Fratoianni, il “democratico” della Sea Watch che speronò la nave militare italiana: ora pretende lezioni di sovranità**
Nicola Fratoianni ha parlato chiaro, a margine della demenziale manifestazione “No Kings” di Roma del 28 marzo 2026: la vicenda di Ilaria Salis «chiama in causa in modo potente proprio la qualità della nostra democrazia». E giù con le richieste a raffica: Piantedosi deve dare risposte immediate, Tajani deve convocare l’ambasciatore tedesco, il governo Meloni è colpevole di non aver tutelato le “prerogative costituzionali” di un’eurodeputata.
Peccato che lo stesso Fratoianni, quando si tratta di sovranità nazionale e di navi straniere che violano le acque italiane, canti tutta un’altra canzone. Quella del 2019, per la precisione.
Ricordate la Sea Watch 3, la nave battente bandiera tedesca dell’Ong omonima? Quella che, sotto il comando di Carola Rackete, il 29 giugno 2019 decise di forzare il blocco navale italiano a Lampedusa, speronando (o meglio, intrappolando contro il molo) una motovedetta della Guardia di Finanza. Un atto di pirateria in piena regola: la nave disobbedì agli ordini delle autorità italiane, entrò in porto con la forza e scaricò 40 clandestini a dispetto di leggi e divieti. Fu un affronto diretto alla sovranità nazionale, con Salvini che parlò giustamente di “atto di guerra”.
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E Fratoianni? Era lì. Non solo a fare il tifo da terra. Era a bordo della Sea Watch, insieme ad altri parlamentari di sinistra, in spregio ai divieti della Capitaneria di porto. Salì sulla nave nonostante i divieti, rilasciò interviste commosse sui “naufraghi” (che in realtà erano migranti economici salvati in area SAR libica), accusò il governo italiano di “crudeltà” e, quando arrivò lo speronamento, arrivò persino a insinuare che la colpa fosse delle Fiamme Gialle. Un capolavoro di ipocrisia: la nave tedesca che viola le regole italiane diventa eroica, mentre la motovedetta che cerca di farle rispettare è “aggressiva”.
Fratoianni ha sempre difeso a spada tratta le Ong tedesche che trasformano il Mediterraneo in un taxi per l’Italia. Ha urlato contro i decreti sicurezza, ha pianto per Rackete (poi diventata eurodeputata di Die Linke, compagna di banco di Salis), ha trasformato l’immigrazione clandestina in una bandiera ideologica. Per lui le frontiere sono razzismo, i controlli sono repressione, la difesa del mare italiano è “guerra ai poveri”.
Oggi però lo stesso Fratoianni scopre improvvisamente l’amore per le “prerogative costituzionali” di un’eurodeputata. Una verifica di routine della Questura di Roma – originata da una segnalazione Schengen della Germania stessa – diventa un attentato alla democrazia. Svegliano Salis in hotel prima di un corteo? Regime! Controllo documenti? Stato di polizia! E via con la richiesta di convocare l’ambasciatore tedesco, come se l’Italia fosse una colonia e non uno Stato sovrano.
La domanda è semplice: ma dov’era Fratoianni quando la Sea Watch tedesca speronava una nave militare italiana? Dov’era quando la Rackete trattava le motovedette della Guardia di Finanza come birilli? Dov’era quando migliaia di clandestini sbarcavano illegalmente grazie alle Ong che lui stesso ha protetto e osannato?
La risposta è ovvia: era dalla parte di chi viola le regole italiane, purché serva alla sua narrazione ideologica. Quando si tratta di migranti che entrano senza permesso, la sovranità è un optional. Quando si tratta di una compagna di partito che viene “disturbata” da un controllo di polizia, allora sì che scatta l’allarme democrazia.
Fratoianni non difende la Costituzione. Difende solo la propria parte. È lo stesso uomo che saliva sulla nave tedesca per dare lezioni di umanità all’Italia mentre questa veniva presa a speronamenti. Oggi pretende che il ministro degli Esteri si prostri davanti all’ambasciatore di Berlino per un controllo documentale.
Ipocrisia pura. E la chiamano sinistra. No, si chiama semplicemente Fratoianni: il campione del doppio standard, sempre pronto a difendere le Ong straniere contro la bandiera tricolore e a piangere sulla “democrazia” solo quando tocca i suoi.


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