Falsi certificati per liberare i clandestini: medici rossi avevano un piano per sabotare i rimpatri
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**8 medici rossi di Ravenna interditti per 10 mesi dal Gip: «Hanno agito per ideologia, aperta contestazione al sistema dei rimpatri» – certificati falsi per liberare clandestini stupratori e contagiosi, mentre gli italiani pagano tasse e rischi**
Un vero e proprio piano terroristico: liberare pericolosi clandestini, stupratori e spacciatori, impedendo il loro rimpatrio per motivi ideologici.
È l’ennesima vergogna, l’ennesima dimostrazione che in Italia la giustizia, quando finalmente agisce, deve ancora spiegare l’ovvio: certi medici in camice bianco non curano i pazienti, ma sabotano lo Stato per difendere l’invasione clandestina. Il Gip di Ravenna Federica Lipovscek lo ha scritto nero su bianco nell’ordinanza cautelare: gli 8 medici delle Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna hanno emesso certificati anti-rimpatrio «in un’ottica di aperta contestazione del sistema di gestione dell’immigrazione clandestina». Condotte antigiuridiche, violazione delle norme deontologiche che loro stessi invocavano per difendersi. Non cure, non accertamenti: solo timbri falsi per tenere fuori dai Cpr gli irregolari arrestati per reati.
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La giudice ha disposto l’interdizione dalla professione per 10 mesi per tre di loro e, per gli altri cinque, il divieto di occuparsi dei certificati di idoneità ai Centri di permanenza per il rimpatrio. La Procura (pm Daniele Barberini e Angela Scorza) aveva chiesto un anno pieno per tutti: il Gip ha rimodulato ma ha accolto in pieno l’impostazione accusatoria. E ha confermato il rischio di reiterazione, nonostante l’Ausl li avesse già esclusi dalla mansione e nonostante l’uscita sui media e le manifestazioni di solidarietà no-border. Anzi: proprio quelle iniziative «hanno creato un contesto potenzialmente favorevole alla reiterazione». Nei loro interrogatori di garanzia del 12 marzo (dove si sono avvalsi della facoltà di non rispondere o hanno presentato dichiarazioni spontanee scritte) hanno ribadito di aver seguito il codice deontologico. Il Gip li ha sbugiardati: il codice impone di curare i pazienti, non di emettere certificati di non idoneità e mollarli sul territorio senza presa in carico.
Risultato? A fronte di sospette scabbia o tubercolosi, i clandestini sono stati dichiarati inidonei, lasciati liberi di circolare e potenzialmente diffondere infezioni. Zero accertamenti, zero trattamenti. Solo ideologia: «È una scelta puramente etica!». La stessa che avevamo già visto nelle chat: «Ho dato la non idoneità per un Cpr e il ragazzo è tornato a ringraziarmi», «Gli facciamo il c… agli sbirri maledetti!», e la dottoressa con i capelli viola che scriveva sul cellulare «Ho impedito il rimpatrio dello stupratore». Risultato pratico: tra settembre 2025 e gennaio 2026, zero migranti idonei su 64. Moduli prestampati pronti all’uso. Una fabbrica di impunità.
La vignetta che ha fatto il giro del web lo racconta meglio di mille parole: la dottoressa rossa trionfante sul telefonino, il rapper africano che esce urlando «Grazie dottore, sono libero!», il poliziotto disperato «Zero su 64?! Ancora tutti liberi?!», e l’italiano schiacciato sotto bollette e moduli Inps che grida «E noi paghiamo tutto!». Bandiera strappata sullo sfondo. Satira che è diventata realtà giudiziaria.
È la stessa logica perversa che abbiamo visto mille volte:
– Risarcimento di 700 euro all’algerino irregolare con 23 condanne perché trasferito in Albania.
– Risarcimento di 76.000 euro alla Sea Watch di Carola Rackete che speronò la Guardia di Finanza.
– Nessun risarcimento per le vittime italiane di irregolari con ordini di espulsione ignorati.
Lo Stato italiano può essere contestato dall’interno quando si tratta di proteggere i clandestini, ma non quando si tratta di difendere i cittadini onesti. Qui i medici rossi trasformano gli ospedali in basi no-border, la magistratura finalmente li ferma (anche se con misure leggere), e gli irregolari continuano a delinquere e contagiare.
Giorgia Meloni ha già commentato casi simili: «Sentenze assurde. Soldi degli italiani regalati a chi viola la legge». Qui è peggio: soldi, salute pubblica e sicurezza regalati a chi viola le regole dall’interno delle istituzioni.
Il referendum del 22-23 marzo è l’unica via per spezzare questa catena: Sì per separare le carriere (pm non più padroni dei giudici), sorteggiare il CSM (basta correnti rosse), istituire l’Alta Corte disciplinare (punizioni per chi premia furbetti e lascia impuniti i sabotatori).
Andate a votare in massa il **22 e 23 marzo**. Portate familiari, amici, vicini. Fate vedere che il popolo non è disposto a tollerare medici rossi che contestano apertamente il sistema dei rimpatri, liberano stupratori e contagiosi, e poi si avvalgono del silenzio davanti al Gip. Votare Sì è dire basta a chi insulta le forze dell’ordine, accusa di malafede chi difende i confini e condanna l’Italia a pagare chi la deruba, la infetta e la invade.
Il 22 marzo, Sì schiacciante per un’Italia che protegge i suoi cittadini onesti, non chi la prende in giro dall’interno degli ospedali e delle procure. La pacchia è finita – per i medici rossi e per chi li usa come arma contro i contribuenti! Andate a votare Sì. Tutti. Ora!


medici interdetti per 10 mesi? da espellere immediatamente dall’ordine dei medici, processarli e condannarli all’ergastolo